- si va al Nauticsud;
- ci si va domani;
- ci si va con fantastilioni di cartelle stampa ancora da preparare;
- ci si va ospiti dello stand di un tale che non solo non ci aspetta, ma addirittura non ci vuole e non ci sopporta (strano, vero?).
Ovviamente io non vado di persona a Napoli perchè, quando c'è da scegliere, si preferisce mandare La Bara che - per tutta una serie di ragioni, non ultimi il tailleur e le tendenze politiche - è considerata più propensa alle pubbliche relazioni in generale e ai rapporti coi signori della nautica in particolare. Trattasi infatti di squali dal portafoglio gonfio abituati a valutare la gente solo sulla base del reddito annuo, cosidetti imprenditori che lei considera la créme della società e io la peggior razza con cui avere a che fare. E - purtroppo o per fortuna - certe antipatie mi si leggono nello sguardo tanto che non c'è evento in cui non venga soprannominata la no global. Vabbè, digressione a parte, la nostra presenza a Nauticsud si traduce per me in lavoro, lavoro, lavoro, lavoro. Gli orari saltano, non si mangia, non si beve, non si fa la cacca. Peggio: il Sommo, che di solito non si palesa troppo spesso riuscendo comunque a essere indigesto, piomba in ufficio a tutte le ore con pretese assurde o decisamente folli. Per capirci: ieri sera verso le nove ha telefonato alla Kapò per ordinarle di preparare 550 cartelle stampa. Per quando? Venerdì mattina. Cioè domani. E' assai difficile spiegare quanto lavoro ci sia dietro quelle cartelline piene di stupida pubblicità che vi rifilano in svariate occasioni e che puntualmente finiscono a terra calpestate da tutti o a ornare la lettiera del gatto. Però fidatevi, chiedere di confezionarne 550 a un ufficio composto per 3/4 da imbecilli e per 1/4 da individui incapaci di accendere un computer è come chiedere al cammello di biblica memoria di passare attraverso la famosa cruna del famoso ago: impossibile. E qui ci sta una lezione di psicologia. I bambini e i matti hanno in comune una caratteristica: si sentono onnipotenti e ignorano che esiste una realtà che non può essere modificata solo perchè ne hanno voglia. Io non sono Angelina Jolie e, anche se nell'arco delle 24 ore che compongono una giornata si tende a non riflettere su simili cazzate, pare che sia importante per la mia salute mentale che ne sia consapevole. Quindi se il Sommo Sadico (alias S.S.) non fosse matto, saprebbe che quanto chiede è impossibile e che per pretese oltre i confini dell'umano deve rivolgersi a un altro indirizzo. Analogamente se i miei colleghi non fossero matti saprebbero che quando uno ti chiede una cosa impossibile bisogna dirgli che è, appunto, impossibile. Mica per essere lavativi, no, solo per rieducarlo al principio di realtà che, mi dicono, dovrebbe aiutare a vivere meglio. Perchè se lui manifestasse per tempo le sue esigenze, noi potremmo accontentarlo agilmente e senza rinunciare al soddisfacimento dei bisogni primari. Ma poichè le premesse (S.S. non è matto e i miei colleghi neppure) non si danno, il risultato è che oggi IO e altri 3 sfigati - e non, sia ben chiaro, i colleghi che dicono sempre sì e non conoscono il significato del termine impossibile - dobbiamo seppellirci vivi in questo cesso di ufficio. Quando riaffioro vi faccio un fischio - ovviamente dopo essere andata in bagno.










prova a far leggere al SS "Il piccolo Principe" segnatamente il capitolo del "Re".
un saluto mkfindus