Fanculo questo mondo di merda, fanculo tutti, altro che buongiorno. Questo è stato il primo pensiero della giornata: avevo appena aperto gli occhi, nella mia casetta c'era una luce splendida eppure, signori miei, tant'è. E pensare che fino all'anno scorso consideravo semplicemente contronatura essere di cattivo umore d'estate. Comunque non mi è stato molto difficile trovare una ragione che giustificasse - a posteriori, alla faccia del rigore scientifico - il mio malumore.
Sabato e domenica prossima ci tocca la Fiera del Benzinaio: un imperdibile salone in cui sono esposte le ultime tecnologie in tema di autolavaggio, pompe di benzina, valvole e valvoline e financo profumatori per auto che diffondono nell'abitacolo del vostro SUV una sofisticata essenza di portone antico. Si tratta di una fiera affollata: in quattro giorni si aggirano per i padiglioni dieci persone in totale, organizzatori compresi. E, ovviamente, indovinate a chi tocca?
Stabilire chi va alle fiere è un momento molto delicato qui al CSM che si svolge secondo i 3 momenti della dialettica hegeliana:
-Tesi: S.S. chiama La Kapò e le ordina di trasmigrare in fiera nel fine settimana;
-Antitesi: La Kapò, coniugando il popolare "mal comune, mezzo gaudio" con il biblico "muoia Sansone con tutti i filistei", decide che se non può andare al mare lei, non ci andrà nessuno .
-Sintesi: La Kapò ci precetta tutti e così ci ritroviamo in 20 imprigionati in 10 metriquadrati di stand, mentre lei si aggira soddisfatta in cerca di qualcuno fra noi che sia disposto ad ascoltare per ore i suoi problemi di cuore. Che, come forse potete immaginare, sono molti.
Ovviamente La Bara non ci sta, perchè si considera una dirigente e se lavora durante il week end non è certo per fare la velina in uno stand, ma solo e soltanto per "fare urgenti azioni di PR". A me risulta che si "facciano azioni di guerriglia", ma lei ama esprimersi così, perciò non mi resta che supporre che consideri le pubbliche relazioni affini alla guerriglia. Per farla breve questa mattina, appena giunta in ufficio, dopo avermi opportunamente redarguito perchè non avevo acceso il suo pc, mi ha informata che improrogabili impegni familiari le impediscono di darci una mano sabato con gli amici benzinai. "Perciò, Benedetta, dovrai occupartene tu sia sabato che domenica" ha concluso. Le ho risposto che, sapendo che sabato sarebbe toccato a lei, ho già preso impegni, improrogabili anch'essi. Senza tradire la minima irritazione ha sibilato: "Se la cosa giunge alle orecchie di S.S. sono certa che ne terrà conto in sede di rinnovo del tuo contratto". E, prima che me lo domandiate, sì parla proprio così.
Ora, qualche giorno fa si discuteva fra noi amichetti del quartierino se c'è da aspettarsi che prima o poi i precari facciano la rivoluzione. Ecco, signori cari la mia conclusione è questa: no, non la faranno. Anzi non la faremo. Perchè la nostra precarietà fa comodo a tutti, anche ai colleghi che possono onorare gli improrogabili impegni familiari mentre noi finiamo il loro lavoro. Non ci resta che sgobbare conducendo la nostra battaglia individuale per un contratto decente, cercando di accontentare tutti, o almeno non scontentare nessuno, mostrandoci umili, flessibili, dinamici, attivi, mai stanchi. Per tutto il resto non c'è tempo. E poi in fondo cosa ci costa? Tanto noi non abbiamo famiglia nè impegni improrogabili, al massimo un gatto.










Ma la bara è stata dotata di mani da madrenatura? Non può premerselo da sola il pulsantino per accendere il computer? Per il resto hai ragione, purtroppo...noi non dobbiamo ammalarci, non possiamo prendere impegni, dobbiamo essere sempre al massimo perchè quello che per un normale lavoratore potrebbe causare un semplice rimprovero (o nemmeno quello) farebbe finire noi dritti dritti in fila in qualche mensa caritas. Se nelle amministrazioni pubbliche fossero tutti a progetto saremmo il paese più efficiente del mondo ;-)