I germi della rivoluzione
Nella mia lunga vita di fuorisede, di coinquilini, ne ho avuti tanti. Di tutti i tipi. C'era la depressa bulimica che di giorno andava a tisane puzzolenti e di notte ci spazzolava gli armadietti tanto che a colzione non c'era più nulla di commestibile, nemmeno i sottaceti. C'era la siciliana che nel cassetto della biancheria, fra perizomi e reggiseni di pizzo, custodiva una pistola vera e dei coltelli da macellaio casomai qualcuno si introducesse nottetempo in casa per attentare alla sua castità, alla faccia dei luoghi comuni. C'era una naif noiosa che ha cercato di convincermi che la mia passione per il nuoto sia in realtà l'eredità di una mia precedente vita da pesce, con tanto di branchie, vescica natatoria e pinne.
E poi c'era lei M., la comunistacasinistaspinellista (si ringrazia LCL per la preziosa definizione) che combatteva la sua rivoluzione contro questa marcia società borghese a colpi di batteri e jeans strappati. Casa pulita e igiene erano considerati simboli inequivocabili di ipocrisia borghese e consumismo sfrenato, alla stregua di McDonald, Merendine del Mulino Bianco e mamme liftate più latte e meno cacao. Di conseguenza noi coinquilini eravamo costretti a vivere in un laido porcile: piatti sporchi infestavano la casa e mele morsicate e annerite ammuffivano abbandonate sul tavolo per giorni, sotto gli occhi impotenti di un Che Guevara che guardava la sua rivoluzione ridotta a battaglia personale contro lo scopone. Questa strategia creava enormi difficoltà nei frequentatori di casa nostra che, lungi dall'attribuire a cotanto sfacelo una qualche valenza rivoluzionaria, erano convinti che fosse sufficiente sedersi sul divano per prendersi il colera. Lysoform e Cif venivano custoditi in segreto in camera mia perchè, se proprio ci tenevo, dovevo assumermi la responsabilità della mia dissidenza.
Quando M. sentiva parlare di fidanzamenti, fedeltà, matrimonio le pigliava un coccolone e cominciava il pistolotto rivoluzionario: il matrimonio è una catena, chi si ama non ha bisogno del pezzo di carta, chi si sposa in chiesa è un ebete, Dio non esiste, è un mostro, i cattolici dovrebbero essere rieducati all'ateismo. Cazzate così insomma. Cercai di farle capire che le guerre di religione sono sbagliate, anche se la religione è l'ateismo, che la libertà di credo e di culto è l'unico principio da difendere, in poche parole, che ognuno faccia come gli pare e creda in chi gli pare purchè lascino a me lo stesso diritto. Una tiepida rivoluzionaria, fui definita. Una che non sa prendere una posizione chiara. Anche in questo caso cercai di spiegarle che il Sessantotto l'avevano già fatto, il Settantasette pure, la Rivoluzione Francese e quella Russa a occhio e croce erano concluse, e quindi la piantasse di dire stronzate, spegnesse la canna e desse una pulita. Fu l'inizio della fine.
Ieri, proprio da M., ricevo questa mail: mi sposo a giugno. Sai lo faccio per mia madre, per non darle un dolore. Adesso ho un lavoro qui a Milano e, coi tempi che corrono, magari è meglio pure per i figli.
Cos'è successo? Dall'internazionale socialista è passata all'Ave Maria? La rivoluzione l'ha stancata? Ora che mezza Italia va a inneggiare alla tradizione al family day s'è scoperta improvvisamente moderata?
Chiedo venia per la parentesi personale, ma ogni tanto la vita ti getta nel truogolo qualche ghianda succulenta, val la pena di godersela un po'. Domani si torna alle gioie del precariato.
E poi c'era lei M., la comunistacasinistaspinellista (si ringrazia LCL per la preziosa definizione) che combatteva la sua rivoluzione contro questa marcia società borghese a colpi di batteri e jeans strappati. Casa pulita e igiene erano considerati simboli inequivocabili di ipocrisia borghese e consumismo sfrenato, alla stregua di McDonald, Merendine del Mulino Bianco e mamme liftate più latte e meno cacao. Di conseguenza noi coinquilini eravamo costretti a vivere in un laido porcile: piatti sporchi infestavano la casa e mele morsicate e annerite ammuffivano abbandonate sul tavolo per giorni, sotto gli occhi impotenti di un Che Guevara che guardava la sua rivoluzione ridotta a battaglia personale contro lo scopone. Questa strategia creava enormi difficoltà nei frequentatori di casa nostra che, lungi dall'attribuire a cotanto sfacelo una qualche valenza rivoluzionaria, erano convinti che fosse sufficiente sedersi sul divano per prendersi il colera. Lysoform e Cif venivano custoditi in segreto in camera mia perchè, se proprio ci tenevo, dovevo assumermi la responsabilità della mia dissidenza.
Quando M. sentiva parlare di fidanzamenti, fedeltà, matrimonio le pigliava un coccolone e cominciava il pistolotto rivoluzionario: il matrimonio è una catena, chi si ama non ha bisogno del pezzo di carta, chi si sposa in chiesa è un ebete, Dio non esiste, è un mostro, i cattolici dovrebbero essere rieducati all'ateismo. Cazzate così insomma. Cercai di farle capire che le guerre di religione sono sbagliate, anche se la religione è l'ateismo, che la libertà di credo e di culto è l'unico principio da difendere, in poche parole, che ognuno faccia come gli pare e creda in chi gli pare purchè lascino a me lo stesso diritto. Una tiepida rivoluzionaria, fui definita. Una che non sa prendere una posizione chiara. Anche in questo caso cercai di spiegarle che il Sessantotto l'avevano già fatto, il Settantasette pure, la Rivoluzione Francese e quella Russa a occhio e croce erano concluse, e quindi la piantasse di dire stronzate, spegnesse la canna e desse una pulita. Fu l'inizio della fine.
Ieri, proprio da M., ricevo questa mail: mi sposo a giugno. Sai lo faccio per mia madre, per non darle un dolore. Adesso ho un lavoro qui a Milano e, coi tempi che corrono, magari è meglio pure per i figli.
Cos'è successo? Dall'internazionale socialista è passata all'Ave Maria? La rivoluzione l'ha stancata? Ora che mezza Italia va a inneggiare alla tradizione al family day s'è scoperta improvvisamente moderata?
Chiedo venia per la parentesi personale, ma ogni tanto la vita ti getta nel truogolo qualche ghianda succulenta, val la pena di godersela un po'. Domani si torna alle gioie del precariato.










Come si cambia!, diceva la mia povera nonna. In ogni modo, la battaglia contro lo sporco (cioé, contro gli sporchi) la vivo anche io qui in CA, ogni giorno. Il mio roommate cinese e la sua girlfriend sono due me**oni e chi tiene dietro all'appartamento sono solo io. Non oso pensare com'è ridotta la sua camera, in cui io non sono mai entrato! God forbid!! Mi spiace dirlo, ma ho notato una certa costanza in questo comportamento da parte dei cinesi. E una certa uniformità di pareri anche da ragazzi di altre nazionalità! Magari la tua roommate ha qualche lontano parente in Cina! Enjoy!
PS: anche io ho la passione per il nuoto. Fai parte del circuito master anche tu?