I giornalisti sono per loro natura individui presuntuosi e convinti di essere l'anello di congiunzione fra l'uomo e la divinità. Per questa ragione non vi rispondono mai alla prima telefonata e, alla quinta volta, sono capaci di concentrare tutto il disprezzo che hanno per voi in un semplice "pronto" che suona più o meno come "sentiamo questa stronzata". Queste due caratteristiche sono direttamente proporzionali all'importanza del giornalista e della testata per cui lavora perciò, se ad esempio telefonate al caporedattore economia del TG1, può accadere che costui, dopo aver ascoltato il vostro bel discorsetto in silenzio, esploda in una fragorosa risata e vi risponda "Secondo lei, sia sincera però, a me interessa un evento simile?". No, cazzo, io lo so che non ti interessa e se è per questo non interessa neanche a me, pallone gonfiato, ma cosa ci posso fare se questo è l'unico modo che ho per guadagnarmi il pane quotidiano e se la mia responsabile ha un solo neurone pigro nel cranio? Perchè, caro il mio caporedattore, io non t'avrei mai chiamato per cotanto pezzo di cazzata, lo so che a te interessa il tesoretto e te ne sbatti dell'amico GPL, ma quando l'ho fatto notare a La Bara mi son sentita rispondere che è lei che decide. Questo vorreste dire ma, come si conviene a una personcina educata, vi limitate a sfoderare la risatina più seducente e ironica che avete nell'archivio COME RIMEDIARE A UNA COLOSSALE FIGURA DI MERDA e cercate di buttarla sul ridere. Però credetemi, alla terza telefonata la risata diventa un ghigno malvagio e alla quinta una specie di smorfia di dolore. Ora pensate: io ne devo fare 30, di telefonate.










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