Martedì 22 maggio: dichiarazione dei redditi. Prima volta in assoluto che mi siedo davanti a un commercialista per dire allo stato quanto guadagno. Che poi, secondo me, il comemrcialista mi schiatta a ridere in faccia e lo stato se ne frega beatamente, dal momento che manco supero gli undicimila euro l'anno. Che ci volete fare, siamo i nuovi poveri. Infatti non vado mica da un commercialista vero, ma da una di quelle associazioni che fanno la dichiarazione dei redditi per pensionati e precari.
Pensionati e Precari.
Pensionati, Precari, Poveri.
Le 3P di questa bella società flessibile, dinamica e sfibrante. Giacchè ci sono, martedì ne approfitterò per lamentarmi un po' con il buon'uomo: signor buon'uomo, il mio capo mi paga una miseria e nemmeno puntuale, e pensare che lui, a casa, ha due zanne di elefante intere e due sgabelli fatti con le zampe del medesimo pachiderma cui probabilmente son state sottratte le zanne, povera stella. Un arredamento sobrio, sospetto che il divano sia in pelle di vatusso. A completare il quadretto ettari ed ettari di terreno adibito a foresta in Canada, investimento che presenta il duplice vantaggio di permettergli di andare a caccia di bisonti ed sottrarre qualche quattrino al fisco nostrano. Quello stesso fisco che si asciuga una lacrimuccia quando legge le dichiarazioni dei redditi di quelli come me e ci allunga 200 euro di mancetta.
Va bene, continuiamo pure così che fa lo stesso, sperando che a completare il quadretto, tra dieci anni non arrivi una quarta, sgradevole P: la P38.
Ma mica darmi della terrorista, lo diceva Gian Burrasca che il popolo affamato fa la rivoluzion.










Il popolo non è affamato. Ha la televisione che riempie la pancia e sopratutto la testa. Davanti alla Tv accesa, a cena, non si guarda neanche cosa si ha nel piatto e fa niente allora che si mangia fango e si beve urina.
La rivoluzione non ci sarà, caralamiaAtipica, non ci sarà perchè la gente, sottosotto, sta bene: vede le tette e le soap opera, che si vuole di più?