Odio i secchioni, li ho sempre odiati. Non le persone che amano la cultura, quelle le adoro, ma proprio i secchioni, quelli seduti al primo banco sempre col ditino alzato, che studiano pensando al voto, che ricordano a quale riga del libro di testo c'è scritto quel che hanno imparato, che sanno a memoria il manuale di letteratura e come si chiamava la Silvia di Leopardi ma mai, mai una volta, hanno letto davvero A Silvia, mai hanno sofferto con il povero Gregor Samsa scarafaggio, mai hanno sentito tutta la solitudine di Mattia Pascal morto e risorto Adriano Meis. Odio quelli che leggono e ripetono, poi ripetono ancora, poi ripetono un'ultima volta, poi si alzano alle cinque di mattina per ripetere di nuovo. Non c'è un cazzo da ripetere, c'è da leggere e capire. Ciò che si capisce si impara per forza, perchè ci rende diversi, ci entra dentro, ci buca le meningi. Odio quelli che si appropriano dell'opinione del critico importante e non provano neanche a farsene una propria. Odio quelli che studiano tutto, solo perchè si deve, ma non sanno cosa gli piace e quindi, probabilmente, non gli piace niente. Io adoravo la letteratura e la filosofia e la storia e le studiavo perchè mi piacevano. Adoravo il greco e mi annoiava il latino. Mi piaceva la fisica perchè mi spiegava come andava il mondo, mi addormentavo sulla matematica. Non mi piaceva tutto e non ne facevo una questione di voto e, di conseguenza, ciò che non mi piaceva cercavo di non studiarlo come tutti i ragazzini del mondo. E mi annoiava studiare Pirandello, preferivo leggerlo. I manuali mi sembrava si mettessero fra me l'opera come la chiesa pretende di infilarsi fra l'anima del credente e Dio.
Odio i secchioni perchè si diplomano col massimo dei voti, si laureano col massimo dei voti, ma in realtà non sanno niente perchè non hanno vissuto ciò che hanno studiato. Così finiscono in qualche ufficio dove si mettono subito a disposizione del capetto di turno, rigidi e impettiti come quando, insaccati nel banco di prima fila, alzavano la mano ansiosi di rispondere e con lo sguardo pieno di biasimo per il compagno interrogato e, probabilmente, insufficiente. Invece del voto, qua si giocano la carriera, la promozione, la lode, il premio. Invece del manuale ci sono le opinioni dei potenti.
Cosa c'entra questo col CSM e il precariato? Niente, ma stamattina, davanti alla macchinetta del caffè, La Bara ha confidato al La Spia di essere sempre stata una secchiona. Lei, raccontava orgogliosa e impettita, puntava al voto, le interessava quello e nient'altro. E spera che suo figlio sia come lei. Ambizioso a scuola e sul lavoro. Sempre col ditino alzato. E infatti La Bara sa quando è nato Manzoni, ma non ha mai letto, mai, Delitto e Castigo di Dostoevskij. Forse non era nel programma.
E così ho pensato che sì, La Bara mi fa incazzare ma, soprattutto, mi fa pena. Anche se il precario in odore di scadenza sono io.
Un Grande Post. M'è proprio piaciuto. Credo che lo spartiacque tra cultura e nozionismo sia esattamente quel che scrivi e lo condivido pienamente. Poi si potrebbe stare a parlare dei secchioni per anni...