08 maggio 2007
Oggi per me si apre un difficile periodo di rieducazione aziendale e di disintossicazione da obsoleti concetti postsessantottini e sindacalisti al termine del quale sarò una donna nuova: una dipendente modello, alienata e sfruttata, forse, ma felice e inconsapevole. LaBara sta accuratamente selezionando per me alcuni pezzi di "letteratura aziendale" che mi aiuteranno in questo difficle cammino. Ho appena terminato la lettura del primo articolo. Si tratta di un capolavoro del giornalismo manageriale che illustra ai signori delle risorse umane quanto è importante che le risorse siano felici per il buon andamento dell'azienda. Sissignori, perchè se la risorsa è infelice non aderisce alla mission come si deve, non fa suoi gli obiettivi aziendali, non si dedica anima e corpo ai compiti che deve svolgere. E come si fa a stabilire se la risorsa è felice? Semplice, gli si somministra un semplice test a crocette in cui si infila per precauzione anche qualche domanda personale che aiuti i signori delle risorse a capire i suoi orientamenti extra-professionali (tipo per chi vota, in quale dio crede, se vuol fare i figli, insomma qualche piccola informazione per capire se è un piantagrane). E se la risorsa risulta infelice, magari a causa di un contratto precario o di uno stipendio troppo basso? In questo caso si soppianta la risorsa infelice con una più felice. D'altronde uno che ha un tumore si opera e se lo leva, mica sta lì a perdere tempo. Al limite si può cercare di aiutare la povera risorsa infelice dandole l'indirizzo di uno strizzacervelli bravo che le rifili una pillolina e la rimetta in sesto. L'infelicità non è di moda ed è un gran spreco di tempo.
Dopo questa edificante lettura, ho deciso che il blog è controproducente perchè alimenta la mia coscienza critica e interferisce con la mia adesione incondizionata alla mission.
E ora scusate, devo genuflettermi sei volte davanti alla statua di S.S. prima di andare a casa.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:42:00 PM | Permalink |


4Commenti


  • At 8:50 PM, Anonymous Anonimo

    La Bara dovrebbe capire che per far felici i dipendenti non ci vogliono asili aziendali ma sale di tortura prettamente indirizzate ai dirigenti (se non lo capisce, che abbiano per TARGET solo ed esclusivamente costoro)


    daniela

     
  • At 11:50 PM, Anonymous Anonimo

    E' triste, ma è prassi piuttosto diffusa tra gli incapaci di una gestione del personale (o delle risorse, non cambia quanto precarie) efficace ed efficiente affidarsi a studi provenienti in genere dalla patria del capitalismo (quello serio, mica pugnette come a casa nostra). La cosa tragica è che questi studi, quasi sempre, si basano su rapporti aziendali presenti in macrogruppi con mentalità ben lungi da quella del Bel Paese ed il somministratore non si prende nemmeno la briga di percepire il messaggio o di calarlo in una realtà più vicina a se stesso, magari di quegli 8 - 10 dipendenti cui sfrantica le palle. Essendo un neofita del blog ho fin qui solo avuto il sospetto che tu avessi a che fare con degli imbecilli, pensavo che si trattase del classico manager descrupolato che pensa al soldo e sfrutta la manovalanza, ma con un minimo di controllo della situazione. Mi spiace, ma temo invece si tratti di imbecilli. Per esperienza personale ti chiedo di non leggere quel che ti danno: sarà inizialmente sempre più difficile restare seria, poi man mano si arriverà ad attacchi di furia omicida, fino al tragico epilogo del battere la tazza di latta contro le inferriate alle finestre con LaBara che ti osserva con l'occhio fisso e compita con voce metallica: "Resistere è inutile, sarete assimilati".

     
  • At 11:03 AM, Blogger Atipica

    Caro Natante la visione di me che sbatto la tazza di latta contro le sbarre è straordinaria!sto per soffocare....
    :-))))))))))))))))))))))))))

     
  • At 1:44 PM, Blogger Atipica

    daniela, pardon...sono distratta, troppo distratta...scusa.
    :-)))))))))))))))))))))))) (leggi l'e-mail)

     
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