Se il buongiorno si vede dal mattino, verso venerdì mi diagnosticheranno una malattia mortale ed entro domenica passerò a miglior vita. Dopo 4 giorni trascorsi a fingere di essere un lavoratore normale, che ha diritto al riposo e a piccole periodiche botte di culo (leggi: i ponti), in questa mattina piovosa e uggiosa che neanche a novembre (in tempi di riscaldamento globale, siccità e zucchine a 10 euro il chilo è difficile non interpetare un 2 maggio piovoso come un triste auspicio) ho rimesso piede al CSM. Con piacere ho scoperto che lunedì 30 aprile anche I. è rimasta a casa e ho immaginato l'ufficio pieno di kapò che, in assenza dei servi della gleba, litigano per chi deve rispondere al telefono, per chi va ad aprire la porta, per chi si abbassa a fare due fotocopie. Le belle notizie però finiscono qui, e cominciano le brutte.
La Kapò mi ignora, mi guarda attraverso come se fossi trasparente. Suppongo che, se cadessi a terra facendo la bava alla bocca e digrignando i denti, mi scavalcherebbe e mi lascerebbe morire. Forse dopo si preoccuperebbe della rimozione del cadavere perchè non sta bene averne uno steso sul pavimento dell'ufficio. Ma niente degna sepoltura: per quelli come me nessun onore dopo la morte.
LaBara, invece, ha una diversa strategia. Ha imparato da piccola che la settimana si chiama così perchè si compone di sette giorni. Più tardi, nella presunta età della ragione, ha appreso altresì che cinque di questi sette giorni sono lavorativi. E lavorativi significa che si lavora. Con la rigidità che la contraddistingue, LaBara non ammette eccezioni. Ergo, se per qualche ragione (addirittura per onorare una festa "rossa") non si è lavorato lunedì e martedì, si recupera sabato e domenica. Così questa mattina, mentre ingurgitavo un caffè della macchinetta evidentemente corretto con acido muriatico, mi ha annunciato seria che sabato e domenica si lavora. Anzi, che io lavoro. E pure gratis. Mi spiego: domenica prossima altro evento marchettaro a Parma perchè si vede che qualcuno là deve dimostrare di essere stato bravo e varrebbe proprio la pena rieleggerlo, magari a una carica più importante. E a noi conviene aiutarlo. All'evento ci sarà qualche personalità, qualche giornalistucolo che si vuole fare il week end fuori porta senza spendere una lira, qualche televisione locale a corto di servizi e soldini. Insomma, le solite cose. Bisogna vestirsi bene, fingere di essere essenziali nell'economia dell'universo e cercare di convincere il prossimo che prendere parte alla domenica marchettara è la cosa più importante che abbiano fatto in vita loro. E poi si mangia bene e si fa vita mondana. E, si sa, vita mondana, contatti, bella gente e bei vestiti sono musica per le orecchie dei kapò. Così partono in quattro, ma c'è bisogno di qualcuno che in ufficio faccia le telefonate, invii i comunicati e confezioni le cartelle stampa. Il problema è che il Sommo non vuole spendere una lira in più. Quindi LaBara, di concerto con La Kapò, ha studiato una soluzione interessante: io mi sputtano il week end perchè ho fatto il ponte. Non mi vengono pagati gli straordinari, ma in compenso evitano di togliermi la giornata in cui non sono venuta. Un'idea geniale, non trovate? Pensate che, per partorirla, ci son voluti due cervelli.
La Kapò mi ignora, mi guarda attraverso come se fossi trasparente. Suppongo che, se cadessi a terra facendo la bava alla bocca e digrignando i denti, mi scavalcherebbe e mi lascerebbe morire. Forse dopo si preoccuperebbe della rimozione del cadavere perchè non sta bene averne uno steso sul pavimento dell'ufficio. Ma niente degna sepoltura: per quelli come me nessun onore dopo la morte.
LaBara, invece, ha una diversa strategia. Ha imparato da piccola che la settimana si chiama così perchè si compone di sette giorni. Più tardi, nella presunta età della ragione, ha appreso altresì che cinque di questi sette giorni sono lavorativi. E lavorativi significa che si lavora. Con la rigidità che la contraddistingue, LaBara non ammette eccezioni. Ergo, se per qualche ragione (addirittura per onorare una festa "rossa") non si è lavorato lunedì e martedì, si recupera sabato e domenica. Così questa mattina, mentre ingurgitavo un caffè della macchinetta evidentemente corretto con acido muriatico, mi ha annunciato seria che sabato e domenica si lavora. Anzi, che io lavoro. E pure gratis. Mi spiego: domenica prossima altro evento marchettaro a Parma perchè si vede che qualcuno là deve dimostrare di essere stato bravo e varrebbe proprio la pena rieleggerlo, magari a una carica più importante. E a noi conviene aiutarlo. All'evento ci sarà qualche personalità, qualche giornalistucolo che si vuole fare il week end fuori porta senza spendere una lira, qualche televisione locale a corto di servizi e soldini. Insomma, le solite cose. Bisogna vestirsi bene, fingere di essere essenziali nell'economia dell'universo e cercare di convincere il prossimo che prendere parte alla domenica marchettara è la cosa più importante che abbiano fatto in vita loro. E poi si mangia bene e si fa vita mondana. E, si sa, vita mondana, contatti, bella gente e bei vestiti sono musica per le orecchie dei kapò. Così partono in quattro, ma c'è bisogno di qualcuno che in ufficio faccia le telefonate, invii i comunicati e confezioni le cartelle stampa. Il problema è che il Sommo non vuole spendere una lira in più. Quindi LaBara, di concerto con La Kapò, ha studiato una soluzione interessante: io mi sputtano il week end perchè ho fatto il ponte. Non mi vengono pagati gli straordinari, ma in compenso evitano di togliermi la giornata in cui non sono venuta. Un'idea geniale, non trovate? Pensate che, per partorirla, ci son voluti due cervelli.










Non possiamo lasciar stare una cosa del genere. Non possiamo farci trattare in questo modo. A me hanno tolto il lavoro: da notare che il progetto che stavo facendo non era concluso ma per loro sì e quindi fuori. Ma ho deciso di fargliela pagare. Sto solo aspettando il momento opportuno. Nel frattempo assumiamo un killer? a progetto, s'intende!