Il tempo. Il tempo è il problema. Il tempo è la domanda e pure la risposta. Il sole che inondava le nostre strade quando avrebbero dovuto essere coperte di neve, adesso s'è ritirato. Così gennaio somigliava ad aprile, maggio a luglio inoltrato, giugno a marzo. Ecco, il problema è che, qualunque sia, l'apparato che produce serotonina nel mio cervello è inceppato, non funziona, è farlocco. Si inceppa per i motivi più bislacchi, comincia a girare per conto suo e non c'è verso di richiamarlo all'ordine. Dovrei metterlo sotto contratto a progetto così, alla scadenza, lo faccio fuori e al suo posto ci piazzo uno di quegli apparati efficientissimi, avete presente i cervelli di quelli che sono sempre al settimo cielo, raccontano barzellette, magari sono pieni di sfighe ma si sentono come se la vita li avesse trattati coi guanti bianchi solo perché non li ha fatti nascere in Africa dove non c'è da mangiare. Un bel cervello di quelli che basta la salute e pe' fa' la vita meno amara me so comprato 'sta chitara. Ecco cosa mi ci vorrebbe. Epperò pare che non sia possibile e, per quanto pitocco, bisogna tenerci il cervello che c'è toccato in sorte quando tutto fu deciso, circa nove mesi prima che ci affacciassimo su questa terra. Nel mio caso 31 anni e nove mesi fa, quando mio padre era un baldo trentenne pimpante e non un sessantenne depresso. Però ora dico, se al cervello inceppato si aggiunge una metereopatia acuta in tempi di bizzarrie climatiche, voi capite, la questione diventa complessa ed è già molto che non mi tagli le vene per il lungo.
Meglio starsene in stand-by e aspettare buona buona che passino le paturnie, acquattata fra una cartella stampa e una rassegna.
Meglio starsene in stand-by e aspettare buona buona che passino le paturnie, acquattata fra una cartella stampa e una rassegna.










Mio padre era un trentenne depresso.
Fortuna che ho preso da mia madre.