M'hanno svelato un bel giochino. Avrei dovuto pure capirlo da sola, dopo due anni di precariato feroce e contratti rinnovati ogni sei mesi, ma che volete, sono un'ingenua, io, un'anima semplice. Vivo di parole, mi diverto col blog, racconto. E mi dimentico di osservare.
Ecco poniamo che il contratto del piccolo Piccolo Precario sia in odor di scadenza. E poniamo che il Piccolo Precario, per quanto afflitto dalle condizioni umane in cui lavora e dalla proverbiale stronzaggine dei colleghi, desideri ardentemente il rinnovo del contratto perché far secca la nonna per campare di eredità gli parrebbe un pelo sconveniente. Il Piccolo Precario comincerà con ben 3 mesi di anticipo a segnalare a chi di dovere l'appressarsi della scadenza e a chiedere udienza al Grande Capo per dirgli, nell'ordine:
1) Signor Grande Capo, nella sua infinita bontà, non potrebbe concedermi uno stipendio di un migliaio di euro il mese? Anche scarsi va bene. Non per avidità, ma sa, con 850 non si riesce a vivere nemmeno una vita spogliata di ogni orpello.
2) Signor Grande Capo, nella sua infinita magnanimità, perché non lo facciamo di un anno questo contrattino? Tanto a lei resta comunque il diritto di sbattermi fuori a pedate se resto incinta o mi spacco il bacino in un incidente stradale e io posso illudermi di aver fatto un passo avanti. Piccolo, ma sempre passo avanti.
Purtroppo, però, il Piccolo Precario otterrà in risposta solo la compassionevole faccia d'ordinanza dagli impiegati dell'amministrazione e un frettoloso, ma amichevole "Faccia la brava, ora sono impegnato, non potremmo parlarne un'altra volta?" dal Grande Capo.
L'ultimo giorno, quando ormai il Piccolo Precario ha abbandonato ogni speranza di ottenere l'aumento e si prepara rassegnato a un lungo periodo di disoccupazione, l'impiegata dell'amministrazione fa capolino dietro la porta e annuncia col tono dell'Arcangelo Gabriele che parla alla Madonna: contratto rinnovato. Il nostro Piccolo Precario non sta nella pelle dalla gioia: abbraccia rumorosamente l'impiegata dell'amministrazione, bacia in bocca il vicino di scrivania, maschio, femmina o ibrido che sia, salta in modo scomposto per tutto l'ufficio. L'aumento? Il contratto più lungo? "Chissenefrega, almeno ho ancora un lavoro, la nonna è salva!" pensa il Nostro.
E così il giorno dopo ricomincia daccapo, baldanzoso come un gatto in amore. Poi i giorni passano, la baldanza pure e a un tratto il Piccolo Precario si accorge di non aver ancora firmato niente. Vabbè, si ripete ossessivamente, mi hanno dato la loro parola e la parola di un Grande Capo, si sa, non può esser ritrattata come quella di un comune mortale. Finché un giorno, quasi un mese dopo la comunicazione del rinnovo, l'impiegata dell'amministrazione si presenta con alcuni fogli in mano. Oh, finalmente si firma. Mentre scarabocchia il suo nome accanto a quello del Grande Capo, che per restare in tema di religione chiameremo Giuda, Il Piccolo Precario butta un occhio qua e là e scopre:
1) che il contratto parte dal giorno della firma perciò, in teoria e pure in pratica, ha lavorato in nero un mese. E se cercassero di non pagarlo?
2) Che lo stipendio, invece di aumentare è calato di cinquanta euro che non saranno un patrimonio, ma su 850 fanno la loro porca figura.
3) Che il contratto non è di sei mesi, ma di tre.
Che fa il Piccolo Precario a quel punto, magari nel bel mezzo di un mese di agosto deserto in cui non troverebbe nemmeno da raccogliere le olive? Firma, ecco che fa. Mordendosi la lingua, trattenendo le lacrime, maledicendo il giorno che non s'è iscritto a ingegneria, firma.
Passano le settimane e Il Piccolo Precario è invitato a una cena. Al tavolo ci sono altri Piccoli Precari e indovinate dove va parare il discorso? Sapete com'è: la lingua batte dove il dente duole. Tutt'a un tratto una signorina, che lavora dai consulenti del lavoro e ha passato l'ultima mezz'ora a scuotere la testa, spiega a tutti i precari presenti che è tutto studiato a tavolino. Loro, I Grandi Capi, non ti dicono che ti rinnovano il contratto fino all'ultimo perchè così tu cuoci nell'ansia; poi ti mandano un altro impiegato, magari meno precario ma subordinato pure lui, a darti la lieta novella. E tu sei talmente tanto impegnato a saltare di gioia che, da bravo gonzo, non fai domande. E pure se le fai, quello non sa niente, non conta niente, non decide niente: è esattamente come te, se si escludono la tredicesima, i contributi, la maternità e le malattie. Così stai lì e aspetti. Ti fidi e, nel frattempo, lavori. E se quando il contratto arriva qualcosa non ti piace, hai poco da strepitare: non hai alternative. Se non firmi è guerra aperta e puoi anche andartene.
Ecco, il giochino: negandoti il dialogo ti costringono a lottare apertamente per qualunque cosa. Epperò tu non lo puoi fare troppo spesso, perché un co.co.pro rompicoglioni è un morto che lavora. Qualche volta sono proprio i consulenti a indicare questa strategia, in fondo son pagati per fare l'interesse del Grande Capo, mica sono il sindacato. Pensateci, al prossimo rinnovo.
Ecco poniamo che il contratto del piccolo Piccolo Precario sia in odor di scadenza. E poniamo che il Piccolo Precario, per quanto afflitto dalle condizioni umane in cui lavora e dalla proverbiale stronzaggine dei colleghi, desideri ardentemente il rinnovo del contratto perché far secca la nonna per campare di eredità gli parrebbe un pelo sconveniente. Il Piccolo Precario comincerà con ben 3 mesi di anticipo a segnalare a chi di dovere l'appressarsi della scadenza e a chiedere udienza al Grande Capo per dirgli, nell'ordine:
1) Signor Grande Capo, nella sua infinita bontà, non potrebbe concedermi uno stipendio di un migliaio di euro il mese? Anche scarsi va bene. Non per avidità, ma sa, con 850 non si riesce a vivere nemmeno una vita spogliata di ogni orpello.
2) Signor Grande Capo, nella sua infinita magnanimità, perché non lo facciamo di un anno questo contrattino? Tanto a lei resta comunque il diritto di sbattermi fuori a pedate se resto incinta o mi spacco il bacino in un incidente stradale e io posso illudermi di aver fatto un passo avanti. Piccolo, ma sempre passo avanti.
Purtroppo, però, il Piccolo Precario otterrà in risposta solo la compassionevole faccia d'ordinanza dagli impiegati dell'amministrazione e un frettoloso, ma amichevole "Faccia la brava, ora sono impegnato, non potremmo parlarne un'altra volta?" dal Grande Capo.
L'ultimo giorno, quando ormai il Piccolo Precario ha abbandonato ogni speranza di ottenere l'aumento e si prepara rassegnato a un lungo periodo di disoccupazione, l'impiegata dell'amministrazione fa capolino dietro la porta e annuncia col tono dell'Arcangelo Gabriele che parla alla Madonna: contratto rinnovato. Il nostro Piccolo Precario non sta nella pelle dalla gioia: abbraccia rumorosamente l'impiegata dell'amministrazione, bacia in bocca il vicino di scrivania, maschio, femmina o ibrido che sia, salta in modo scomposto per tutto l'ufficio. L'aumento? Il contratto più lungo? "Chissenefrega, almeno ho ancora un lavoro, la nonna è salva!" pensa il Nostro.
E così il giorno dopo ricomincia daccapo, baldanzoso come un gatto in amore. Poi i giorni passano, la baldanza pure e a un tratto il Piccolo Precario si accorge di non aver ancora firmato niente. Vabbè, si ripete ossessivamente, mi hanno dato la loro parola e la parola di un Grande Capo, si sa, non può esser ritrattata come quella di un comune mortale. Finché un giorno, quasi un mese dopo la comunicazione del rinnovo, l'impiegata dell'amministrazione si presenta con alcuni fogli in mano. Oh, finalmente si firma. Mentre scarabocchia il suo nome accanto a quello del Grande Capo, che per restare in tema di religione chiameremo Giuda, Il Piccolo Precario butta un occhio qua e là e scopre:
1) che il contratto parte dal giorno della firma perciò, in teoria e pure in pratica, ha lavorato in nero un mese. E se cercassero di non pagarlo?
2) Che lo stipendio, invece di aumentare è calato di cinquanta euro che non saranno un patrimonio, ma su 850 fanno la loro porca figura.
3) Che il contratto non è di sei mesi, ma di tre.
Che fa il Piccolo Precario a quel punto, magari nel bel mezzo di un mese di agosto deserto in cui non troverebbe nemmeno da raccogliere le olive? Firma, ecco che fa. Mordendosi la lingua, trattenendo le lacrime, maledicendo il giorno che non s'è iscritto a ingegneria, firma.
Passano le settimane e Il Piccolo Precario è invitato a una cena. Al tavolo ci sono altri Piccoli Precari e indovinate dove va parare il discorso? Sapete com'è: la lingua batte dove il dente duole. Tutt'a un tratto una signorina, che lavora dai consulenti del lavoro e ha passato l'ultima mezz'ora a scuotere la testa, spiega a tutti i precari presenti che è tutto studiato a tavolino. Loro, I Grandi Capi, non ti dicono che ti rinnovano il contratto fino all'ultimo perchè così tu cuoci nell'ansia; poi ti mandano un altro impiegato, magari meno precario ma subordinato pure lui, a darti la lieta novella. E tu sei talmente tanto impegnato a saltare di gioia che, da bravo gonzo, non fai domande. E pure se le fai, quello non sa niente, non conta niente, non decide niente: è esattamente come te, se si escludono la tredicesima, i contributi, la maternità e le malattie. Così stai lì e aspetti. Ti fidi e, nel frattempo, lavori. E se quando il contratto arriva qualcosa non ti piace, hai poco da strepitare: non hai alternative. Se non firmi è guerra aperta e puoi anche andartene.
Ecco, il giochino: negandoti il dialogo ti costringono a lottare apertamente per qualunque cosa. Epperò tu non lo puoi fare troppo spesso, perché un co.co.pro rompicoglioni è un morto che lavora. Qualche volta sono proprio i consulenti a indicare questa strategia, in fondo son pagati per fare l'interesse del Grande Capo, mica sono il sindacato. Pensateci, al prossimo rinnovo.










Immagino sia solo un caso che i tre mesi coincidano proprio col periodo estivo...no perchè, a voler pensare male, sembra quasi che si siano voluti tutelare le (loro) ferie.
Tutto quello che mi viene da dire è un sentito bleah...:-)