Un treno, due valigie, un sacchettino col pranzo. Sembrava un emigrante. Poi il treno è arrivato, lui è salito e prima che potessi passargli il pranzo si sono chiuse le porte e il treno si è mosso. E io sono rimasta a terra, l'ho guardato uscire dalla stazione e poi sono tornata a casa. Sapevo che sarebbe successo, prima o poi. Dicono che questa sia una società liquida, in cui bisogna essere pronti a partire e veder partire, a cambiare lavoro, casa, città, tutto. Dicono anche che è più facile, perchè si scorrazza liberamente in giro per il mondo, perchè internet e skype e gli aerei. Però la malinconia è sempre la stessa, e tutta la tecnologia del mondo non riesce a scrollarti di dosso una città che non è più tua, che all'improvviso ti sembra sconosciuta e fredda, spazi immensi e vuoti dentro e fuori dalla testa, tutti quei vorrei ma non posso. E quell'estraneità alla vita di sempre, come se ti fossi svegliato all'improvviso in un letto non tuo, con abiti non tuoi, a vivere un'esistenza sconosciuta che nemmeno ti piace troppo.
No, oggi è davvero dura. E non riesco nemmeno a scrivere come sempre.
Grazie