Scrive così Silvia, nel commento all'ultimo post. Beh, alzi il dito chi fra di voi sente di appartenere a qualcosa, chi non si sente solo con la sua precarietà, incapace di reagire, pigro, stanco, immobile, lamentoso sì, ma del tutto inattivo. Chi non si è mai fermato riflettere sulla differenza fra il nostro disagio e quello dei metalmeccanici degli anni '60 che si pigliavano le manganellate, ma cazzo come li chiedevano, i diritti, li gridavano. E in parte li hanno ottenuti. Davanti al nostro immobilismo scuotono la testa avviliti, gli zii metalmeccanici. Ci considerano dei mezzi smidollati, fighettini figli di papà che si sono fatti sfilare il futuro dal taschino e adesso frignano. I francesi, si diceva nello stesso commento, due anni fa non l'hanno permesso. Sono attenti, i giovani d'oltralpe, e se sentono puzza di bruciato fanno la rivoluzione. Loro sono quelli del popolo sovrano, noi quelli della pappa col pomodoro. Forse non c'entra, ma i cugini francesi han tagliato la testa di un re in nome della
libertè e dell'
egalitè. Noi, ai garibaldini gli sparavamo addosso. E non troppo tempo fa è capitato che un nostro presidente del consiglio abbia boicottato la commemorazione del 25 aprile, sostenendo non troppo velatamente che basta riempirsi la bocca con la Resistenza. I partigiani, in fondo, altro non erano che comunisti sanguinari e mangiatori di bambini. Non ce lo vedo il paragone coi francesi, no. E, per tornare al precariato, penso che continueremo a lamentarci. C'è chi la butta sul pianto e chi sul riso, ma firmiamo tutti contratti schifosi mentre ci si torce lo stomaco. O, al massimo, fissiamo con l'occhio deluso dei bimbi che si aspettavano le caramelle e hanno avuto carbone chi della nostra precarietà s'è riempito la bocca e poi, avvinghiato al trono, ha preferito occuparsi del partito democratico. Una volta, da Santoro, Marco Travaglio ha guardato in faccia un leader della nostra amata sinistra e gli ha detto: "E' inutile che diate sempre la colpa agli altri. Perché, se è vero che le leggi vergogna le hanno fatto loro, è anche vero che voi le avete lasciate dove sono".
Sì, ma gli zii metalmeccanici perchè erano diversi? Perché erano in tanti. Perché stavano peggio di noi. Perché la loro delusione non nasceva solo dal bisogno frustrato di consumare, consumare, consumare e consumare ancora. Perché avevano il senso della prospettiva e credevano di lasciare ai figli una società migliore. Noi ai figli non arriviamo quasi neanche a pensarci, le gravidanze durano nove mesi, i nostri contratti meno, perciò. Il nostro futuro si ferma alla scadenza del contratto e in sei mesi non si cambia la società. Tanto vale che ci teniamo il lavoro, a fare le rivoluzioni ci pensino gli altri. O forse perché non sappiamo dove agganciare speranze ed energie.
Dio è morto, Marx è morto e io (Woody Allen) non mi sento tanto bene. O perché siamo consumati dallo sforzo di saltare da un posto di lavoro all'altro, sempre giovani, di bella presenza, dinamici e amanti del lavoro di gruppo, disposti a trasferte e trasferimenti. Sempre sorridenti su quei curriculum che volantiniamo con la speranza di scampare ancora una volta il call centre.
Oggi mi andava lo sproloquio.
I'm a barbie girl, in the barbie world!Life in plastic, it's fantastic!
Sono sempre Silvia.
Scrivi esattamente quello che penso io.
Anche se crescendo, ohibò a novembre raggiungo i 32 anni, ho raggiunto una consapevolezza maggiore e uno giramento di... altrettanto maggiore. E sono sempre più inferocita di NON poter scegliere la mia vita e di quanto poco gli altri continuino a non capire o a provare compassione per la "povera Silvia" detta ormai gigi la trottola.
Del partito democratico di chi è ancorato alla cadrega, beh di quello a me non me ne importa un fico secco. Mi rintocca nelle orecchie la frase che ormai sempre più di rado mi dice mia nonna, penso per rispetto, "alla tua età avevo un figlio di 8, 9, 10, 11 etc anni" ... Di figlio ne ha avuto solo uno, ma la frase mi è stat ripetuta ogni anno, ogni anno, ogni anno... Ho continuato anche io lo sproloquio.