12 luglio 2007
"...chi ha qualche anno più di noi ha un senso di appartenenza a qualcosa che noi, anzi io mi sento di non avere..."

Scrive così Silvia, nel commento all'ultimo post. Beh, alzi il dito chi fra di voi sente di appartenere a qualcosa, chi non si sente solo con la sua precarietà, incapace di reagire, pigro, stanco, immobile, lamentoso sì, ma del tutto inattivo. Chi non si è mai fermato riflettere sulla differenza fra il nostro disagio e quello dei metalmeccanici degli anni '60 che si pigliavano le manganellate, ma cazzo come li chiedevano, i diritti, li gridavano. E in parte li hanno ottenuti. Davanti al nostro immobilismo scuotono la testa avviliti, gli zii metalmeccanici. Ci considerano dei mezzi smidollati, fighettini figli di papà che si sono fatti sfilare il futuro dal taschino e adesso frignano. I francesi, si diceva nello stesso commento, due anni fa non l'hanno permesso. Sono attenti, i giovani d'oltralpe, e se sentono puzza di bruciato fanno la rivoluzione. Loro sono quelli del popolo sovrano, noi quelli della pappa col pomodoro. Forse non c'entra, ma i cugini francesi han tagliato la testa di un re in nome della libertè e dell'egalitè. Noi, ai garibaldini gli sparavamo addosso. E non troppo tempo fa è capitato che un nostro presidente del consiglio abbia boicottato la commemorazione del 25 aprile, sostenendo non troppo velatamente che basta riempirsi la bocca con la Resistenza. I partigiani, in fondo, altro non erano che comunisti sanguinari e mangiatori di bambini. Non ce lo vedo il paragone coi francesi, no. E, per tornare al precariato, penso che continueremo a lamentarci. C'è chi la butta sul pianto e chi sul riso, ma firmiamo tutti contratti schifosi mentre ci si torce lo stomaco. O, al massimo, fissiamo con l'occhio deluso dei bimbi che si aspettavano le caramelle e hanno avuto carbone chi della nostra precarietà s'è riempito la bocca e poi, avvinghiato al trono, ha preferito occuparsi del partito democratico. Una volta, da Santoro, Marco Travaglio ha guardato in faccia un leader della nostra amata sinistra e gli ha detto: "E' inutile che diate sempre la colpa agli altri. Perché, se è vero che le leggi vergogna le hanno fatto loro, è anche vero che voi le avete lasciate dove sono".
Sì, ma gli zii metalmeccanici perchè erano diversi? Perché erano in tanti. Perché stavano peggio di noi. Perché la loro delusione non nasceva solo dal bisogno frustrato di consumare, consumare, consumare e consumare ancora. Perché avevano il senso della prospettiva e credevano di lasciare ai figli una società migliore. Noi ai figli non arriviamo quasi neanche a pensarci, le gravidanze durano nove mesi, i nostri contratti meno, perciò. Il nostro futuro si ferma alla scadenza del contratto e in sei mesi non si cambia la società. Tanto vale che ci teniamo il lavoro, a fare le rivoluzioni ci pensino gli altri. O forse perché non sappiamo dove agganciare speranze ed energie. Dio è morto, Marx è morto e io (Woody Allen) non mi sento tanto bene. O perché siamo consumati dallo sforzo di saltare da un posto di lavoro all'altro, sempre giovani, di bella presenza, dinamici e amanti del lavoro di gruppo, disposti a trasferte e trasferimenti. Sempre sorridenti su quei curriculum che volantiniamo con la speranza di scampare ancora una volta il call centre.
Oggi mi andava lo sproloquio.

I'm a barbie girl, in the barbie world!Life in plastic, it's fantastic!

 
co.co.prodotto da Atipica at 12:36:00 PM | Permalink |


4Commenti


  • At 4:41 PM, Anonymous Anonimo

    Sono sempre Silvia.
    Scrivi esattamente quello che penso io.
    Anche se crescendo, ohibò a novembre raggiungo i 32 anni, ho raggiunto una consapevolezza maggiore e uno giramento di... altrettanto maggiore. E sono sempre più inferocita di NON poter scegliere la mia vita e di quanto poco gli altri continuino a non capire o a provare compassione per la "povera Silvia" detta ormai gigi la trottola.
    Del partito democratico di chi è ancorato alla cadrega, beh di quello a me non me ne importa un fico secco. Mi rintocca nelle orecchie la frase che ormai sempre più di rado mi dice mia nonna, penso per rispetto, "alla tua età avevo un figlio di 8, 9, 10, 11 etc anni" ... Di figlio ne ha avuto solo uno, ma la frase mi è stat ripetuta ogni anno, ogni anno, ogni anno... Ho continuato anche io lo sproloquio.

     
  • At 4:48 PM, Blogger Atipica

    Mio padre alla mia età aveva me. Quello che mi fa veramente incazzare è la perdita del senso del tempo: non siamo ragazzini e viviamo da ragazzini, nemmeno la libertà riusciamo più a goderci. E intanto il tempo passa...

     
  • At 11:24 AM, Anonymous Anonimo

    L'aspetto che davvero acuisce il disagio, per non dire la sofferenza, (come se ce ne fosse bisogno), per quanto mi riguarda è l'indifferenza di tutti gli "altri", ovvero di coloro che non condividono lo status di atipico. Anche su questo blog (e su altri simili), a ben vedere, la discussione è sempre autoreferenziale, si svolge cioè solo tra chi la condizione di precario la vive e l'ha vissuta sulla ropria pelle. Ho amici assunti da una vita, ai quali ho dovuto pazientemente spiegare il concetto di "NO contributi, NO ferie pagate, NO malattia ecc. ecc. ecc.", come un tempo le nonne raccontavano ai bambini le fiabe sugli orchi cattivi... A molti altri il problema non tocca, perché non hanno mai vissuto questa realtà e pensano che mai la dovranno vivere, e forse addiruttura si illudono che mai la conosceranno neppure i loro figli. Quando sento parlare del confronto con la realtà francese (paragone che anche a me spesso viene in mente), sono talvolta assalita da un moto di rabbia, oltre che da amare considerazioni; la vera saliente differenza, a mio parere, non sta tanto nell'esistenza in Italia di una generazione "viziata", incapace di ribellarsi alle dinamiche imposte dal misero contratto a termine da 1000-euro-1000; se ben ricordo le immagini delle proteste studentesche d'oltralpe, a fianco dei giovani da quelle parti son scesi a protestare tutti i lavoratori, presentando istanze (e rabbia) condivise trasversalmente e supportate, organizzate, da parte della classe politica e dal movimento sindacale. Devo agguingere altro?Lo scarto con la realtà che ci circonda è tale e tanto...Qui dov'è la condivisione, la concreta, reale, pecezione dell'"atipicità" come problema sociale, che sta sempre più condizionando le vite di un'intera genersazione?Io mi vedo circondata dall falso (e, si può dire, "di comodo") stereotipo del collaboratore "flessibile e felice"; e il massimo che sono riuscita a ottenere da una rappresentante sindacale è stato uno sterile pietismo ("ah! davvero? poverina, mi dispiace tanto per te!!"); per dire, il mio vicino di banco in ufficio (assunto) liquida le mie lamentele come il frutto di una persona viziata e perennemente insoddisafatta. Un giorno mi è pure toccato sentirmi dire "e che ti lamenti?, state bene voi, che siete pagati realmente in proporzione a quanto lavorate"...Ecco, a volte vedo in lui l'emblema di ciò che mi circonda.....serve agguingere altro?
    In qunato a sproloqui, oggi ho battito tutti!!

     
  • At 1:51 PM, Blogger Atipica

    epperò, cara Elianto, hai detto delle cose giustissime. E hai messo in luce 3 aspetti fondamentali della questione:
    - la mancata percezione del problema nella sua dimensione reale da perte di chi precario non è;
    - il fatto che noi non siamo una generazione viziatella e incapace, ma piuttosto restiamo impantanati in una situazione postadolescenziale di incertezza proprio a causa del precariato;
    - la mancata percezione dell'enormità del problema sociale.
    E qui devo chiarire la mia posizione: io non penso che siamo dei poveri viziati che si ritrovano adulti loro malgrado, lo scrivo perchè ho notato che spesso ci vedono così gli altri. Sia quelli che ci guardano con pietismo, sia quelli per i quali siamo solo dei lamentosi esagerati. Però abbiamo un problema di comunicazione. Noi non riusciamo a gridare alla gente cosa significa saltare da un lavoro all'altro ogni sei mesi, vivere con il minimo indispensabile, dipendere in parte dalla generosità di genitori stanchi e preoccupati per arrivare a fine mese, non riuscire nonostante gli sforzi e la volontà a diventare davvero adulti. Vivere in monolocali fatiscenti o in case di studenti ben oltre la soglia dei trenta, quando comincia già a spuntare qualche capello bianco qua e là. La gente spesso pensa che siamo così per scelta, perchè vogliamo fare i ragazzini, perchè ci piace la libertà. Spesso mi sono sentita trattare come quella che si gode la vita e che sarebbe ora mettesse la testa a posto. Spesso ho anche pensato che lo stereotipo del collaboratore flessibile e felice sia uno stupido artificio per non guardare la realtà in faccia, per non capire cosa riserva il futuro a quela bella società di plastica e che a qualcuno faccia anche comodo.
    Ecco di questo dobbiamo prendere atto: i francesi comunicarono molto chiaramente il loro problema, dissero no e nessuno li fraintese nè riuscì a ignorarli. Ecco forse dovremmo strillare un po' più forte, che cominciamo a essere pure in tanti, continuare a spiegare a chi non capisce e gridare in faccia a quelli come il tuo collega che son dei coglioni completi. Altrimenti resteremo sempre e solo fantasmi per questa società.

     
Online Dating

Mingle2 - Online Dating