26 luglio 2007
Direi di concludere questo afoso giovedì di luglio con il racconto dell'ennesimo sacrificio umano al santo che di questi tempi va per la maggiore: San Precario. Una notiziola fresca di giornata, esemplare nella sua semplicità, quasi una parabola, una specie di Lupus et Agnus della condizione precaria.
Il signor X lavora nell'azienda Y, una grossa multinazionale rampante che, fra l'altro, proprio in questi giorni concede ai suoi dipendenti succulenti premi di produzione per aver raggiunto un picco di fatturato (si chiama così?).
Da qualche anno l'ufficio personale della multinazionale Y ha scoperto i vantaggi del lavoro interinale e così, fra gli impiegati storici, ecco apparire laureati nelle materie più astruse insaccati in tute da magazziniere o addetti all'inserimento dati che poi, dopo 3 mesi, spariscono come per magia, prontamente sostituiti da altre menti di belle speranze. Qualche fortunato riesce a strappare un rinnovo e resta più a lungo. Fra questi, un ragazzo di 30 anni. A lui è andata bene: c'è rimasto due anni. Era ormai quasi certo di riuscire a strappare almeno un contratto a tempo determinato, il fortunato. Poi la ragazza è rimasta incinta.
Complimenti, caro collega.
I nove mesi passano lisci come l'olio, il bimbo nasce: è bello, sano, rosa e grassottello. Il Fortunato porta i pasticcini al lavoro, per festeggiare il lieto evento con i cari colleghi.
Cin cin!
Buona fortuna!
Buona questa torta, l'ha fatta la tua ragazza? Falle i miei complimenti.
Non lo vedete? Il quadretto di dipendenti e dirigenti di ogni ordine e grado che si stringono intorno a lui ingollando pasticcini e battendogli affettuosamente la mano sulla spalla?
Finito il brindisi, il caporeparto lo chiama. Ci duole dirti che purtroppo non siamo in grado di proseguire la collaborazione. Speriamo che in futuro ci sia occasione, sai in fondo abbiamo lavorato bene insieme. Beh, ora pensa soprattutto al bambino. Buona fortuna.
E ancora complimenti alla signora per la torta.

 
co.co.prodotto da Atipica at 5:40:00 PM | Permalink |


9Commenti


  • At 11:05 AM, Blogger Unknown

    probabilmente c'è più gusto a comportarsi da immonda carogna. Quando si guardano allo specchio la mattina non si fanno schifo oppure si compiacciono barricati dentro i loro suv? è disgustoso!

     
  • At 11:30 AM, Blogger Atipica

    Credo che le carogne in SUV siano completamente immuni da dubbi e rimorsi. Sono individui perfettamente integrati nella società che li ha prodotti. Probabilmente in casa non hanno specchi.

     
  • At 1:54 PM, Anonymous Anonimo

    E invece so per certo che han specchi ovunque, con superfici equivalenti al lago michigan (che sicuramente non si scrive così, ma rende l'idea e l'intenzione), soprattutto intorno al letto per ammirarsi mentre si accoppiano. Questa categoria ha il culto della superficie, quindi passando davanti agli specchi vedono solo pelli azzimate, idratate ed abbronzate, sorrisi a 500 Watt che nemmeno le strobo delle disco, pettinature da Concord e sguardi al tungsteno (grazie Pennac, mai desrizione fu più calzante). Non han tempo di guardare sotto, restano aggrappati a quello che non c'è (oggi pensieri originali zero, questa è addirittura degli Afterhours, sembro uno spot dell'Algida), tanto per quella gente basta. Merde.

     
  • At 2:08 PM, Blogger Atipica

    Stavolta hai ragione tu, in pieno. Gli specchi ce li hanno e li usano solo per valutare il lavoro del visagista. E che io preferisco pensare che non abbiano né specchi né scelta, mi avvilisce meno.

     
  • At 2:24 PM, Anonymous Anonimo

    Sul fatto che non abbiano scelta credo tu abbia assolutamente ragione. Non hanno percezione del fatto che la loro esistenza è vissuta nell'equivalente mentale di una scatola di tonno, non hanno percezione dell'esterno e non si pongono domande, per il semplice fatto che il loro mondo è tutto lì, quindi non hanno nulla da domandarsi. Vivono come la nota rana nel pozzo, l'animale più grande e possente del mondo a loro noto. O comunque mi fa sentire meno pirla credere che sia così. Anche se nei momenti di maggiore autocritica mi domando se non mi comporterei allo stesso modo , in fin dei conti difendono i propri interessi a scapito di quelli di altri, ma qui si aprirebbe u discorso un attimino ampio.

     
  • At 2:39 PM, Blogger Atipica

    Mi comporterei allo stesso modo? Me lo sono domandata anche io. E sono arrivata pure a domandarmi se il nostro odio del SUV non nasconda in realtà una forma di "invidia del SUV". In genere, per difetto di fabbricazione, quasi mai traggo conclusioni in cui recito la parte dell'eroe buono, ma stavolta sono convinta che no, non mi comporterei allo stesso modo.

     
  • At 2:43 PM, Anonymous Anonimo

    Invidia del SUV? Ma mai al mondo? Hai presente cosa dev'essere cercare di parcheggiare quei mostri? Io già m'incazzo a cercar parcheggio quando esco e ho una Polo di qualche anno fa. Il macchinone non è il mio trip... Di più il villone o l'appartamentone, ma ancora di più il megaviaggio in qualunque destinazione mi punga vaghezza di raggiungere. Dio, come sono plebeo.

     
  • At 3:11 PM, Blogger Atipica

    Natante, suvvia, era la parte per il tutto...a me francamente frega una cippa del macchinone e del villone. magari sul viaggione ragioniamo di più...

     
  • At 3:35 PM, Anonymous Anonimo

    Avevo compreso l'ardita metafa (grazie Guzzanti), ma si da il caso che i maschietti non siano sofferenti di tale disturbo. Nel nostro caso si manifesta con un'autentica invidia del SUV tout court, senza seconde intenzioni.

     
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