Il problema è che la nutella, che per i puristi della cioccolata è una bestemmia e magari è pure fatta col grasso di topo come si mormora (ma questo significherebbe solo che il grasso di topo è assai gustoso), è leggermente allappante per dirla con mia nonna che si esprime compiutamente solo nel dialetto dei padri. Ovvero ti si appiccica alle pareti della bocca e dell'esofago trasformandosi in meno due minuti in mastice puro al punto che, se esageri, finisce che per una buona mezz'ora non apri più le ganasce. Così stamattina mi sono svegliata con la bocca ancora impalugata e appiccicaticcia e ho dovuto bere due litri d'acqua per riprendere a deglutire normalmente. Dopodichè, finite le abluzioni mattutine, sono uscita tutta saltellante per raggiungere la mia scrivania qui ad Auschwitz. Avevo il dito praticamente sul campanello dell'ufficio ed ero quasi riuscita ad addomesticare la giornata quando squilla il cellulare. Mi pare di aver già detto che ho un pessimo rapporto col telefono e con le poste italiane. Tutte le volte che squilla il cellulare in modo inatteso o devo ritirare qualcosa in posta mi aspetto di essere arrestata. Dev'essere una forma di paranoia che nasce dalla mia totale incapacità di gestire in modo efficiente l'aspetto amministrativo dell'esistenza.
Dicevo? Ah sì, squilla il telefono. Raglio qualcosa che almeno nell'intento avrebbe dovuto somigliare a un "pronto". Dall'altra parte qualcuno esordisce con un "Benedetta? Dove sei?" e, prima che io possa aprire bocca (un lasso di tempo considerevolmente lungo dovuto all'interazione di rincoglionimento mattutino ed effetti collaterali da nutella, solo parzialmente risolti nonostante l'energica spazzolata con il dentifricio per fumatori a base di candeggina non diluita), mi scarica addosso una sequela di insulti da competizione. Nel fiume di parole che mi investe - efficacemente riassunto da un semplice "cretina!" - mi par di cogliere le parole appuntamento, dentista, segretaria. Un guizzo di lucidità attraversa il mio cervello in prepensionamento: 6 luglio, dentista ore 8.30. Tutto ciò che riesco a pensare, e temo anche a dire ma non ricordo, è "cazzo!". Al punto esclamativo il gravoso compito di esprimere al tempo stesso disappunto, meraviglia e compunzione.
Così in meno di dieci minuti ho dovuto recuperare la lucidità necessaria per avvertire l'ufficio del ritardo, girare i tacchi, prendere un autobus che mi portasse dal dentista, dispormi di buon grado a farmi bucherellare il palato senza il supporto di un'adeguata preparazione psicologica.
Fra l'altro sull'autobus, proprio di fronte a me, c'era questa ragazza, trecce bionde, occhi azzurri, pelle diafana (in parole povere le mancava solo l'aureola) la cui ascella puzzava di sudore come quella di una comitiva di pastori sardi che non si lavano da un mese che mi ha costretto a stare in apnea per l'intero tragitto.
Comunque sono sopravvissuta e ora sono qui, ad Auschwitz, e indovinate cosa dovrei fare? Ebbene, copiare la firma scansionata di SS, da spacciare come autografa, su un documento da rifilare alla banca.
Secondo voi in galera ce l'hanno il gelato alla nutella?










Diavolo! Non ho pensato all'acqua... Comunque se dovesse risuccederti sappi che anche il diluente per vernici acriliche funziona benone. Vabbè, ha un paio di controindicazioni, ma non è che si possa sempre pretendere tutto.