16 luglio 2007
Il sabato, in genere, è dedicato in buona parte alla pulizia del Piccolo Monolocale e alla rimozione del pelo che il Gatto Precario (in senso letterale in quanto privo di due zampette) semina per casa. Mentre sudo e sbuffo fra ramazze e scoponi, ricevo un sms: "Stasera vieni a bere una birretta alla Festa di Liberazione? F". F. è forse la donna più antipatica del mondo. E' così irritante da sembrare finta, come le sorellastre di Cenerentola, come Iriza di Candy Candy, e la sua interazione con il resto del mondo è talmente divertente da risultare comica. Perciò una birra con F. e un suo amico sconosciuto (chi, mi domando, può essere così masochista da uscire solo con F.?) alla festa di Liberazione sono un'occasione imperdibile per farsi 4 risate. Che la vita è tanto amara.
Alle nove sono già in macchina con F. e l'Amico diretti verso la periferia di Bologna. L'Amico di F. praticamente è una mummia e dorme mentre guida. F. parla a ruota libera di come solo ora si stia riprendendo dopo essersi rotta un piede. "Ti fa ancora male?" domando nella mia infinita ottusità. F. mi fulmina con un'occhiataccia. "No" chiarisce con un'espressione addolorata "parlo dello shock psicologico della rottura. Non so, sai quella sensazione che il tuo corpo non ti appartiene, è stato in qualche modo violato e sta soffrendo e tu devi fare i conti con tutto questo?".
Dopo un tour panoramico per Bologna (F. è convinta di avere un vero talento da navigatore e suggerisce sempre la strada più lunga e stronza) si arriva finalmente alla Festa di Liberazione. Ci accolgono quattro bancarelle di chincaglieria cinese piazzate in mezzo a una radura spelacchiata sotto la tangenziale e, poco più avanti, tre stand che puzzano di fritto fra i quali si aggirano 4 novantenni con il fazzoletto rosso intorno al collo che si salutano col pugno alzato gridando "Compagno!". Poco più in là, un'orchestrina di pensionati strimpella Avanti popolo! accanto a uno stand su cui campeggia uno striscione giallo la una scritta nera A.N.A.A.R. Altre lettere nere chiariscono il significato dell'acronimo: ASSOCIAZIONE NAZIONALE ATEI AGNOSTICI RAZIONALISTI. Ah, ecco. Per un attimo penso di essere tornata indietro di almeno un secolo, ma lo spavento è di breve durata. Il parcheggio stracolmo di SUV e altre auto che mi pare abbiano poco a che fare con la Rivoluzione d'Ottobre mi riporta nel XXI secolo.
Nel frattempo F. sta ancora parlando di quanto sia traumatico rompersi un piede: "E' come se il mio corpo mi avesse tradito" sospira all'amico Mummia ancora immerso nel sonno della ragione. Per interrompere il soliloquio, credendo fra l'altro di fare cosa gradita al povero Mummia, mi intrometto e propongo una birra. F. declina l'invito, irritata per essere stata interrotta, ricordandomi che è celiaca ("Il mio corpo rifiuta i carboidrati e nella birra ci sono") mentre Il Mummia tace, quindi concludo che acconsente. Prendo due birre e li costringo a sedersi in un tavolino il più lontano possibile dall'associazione di atei e agnostici che, in quanto atea, mi spaventano moltissimo. All'improvviso, mentre F. dice che il suo corpo è molto stanco, Il Mummia si alza e, senza proferire verbo, si precipita verso una bancarella poco distante. Dopo qualche secondo torna sorridente e ci mostra una spilla con falce, martello e il faccione di Stalin con l'inequivocabile baffo. Incredula, scopro che sa anche parlare: racconta di aver avuto una spilla identica nel periodo in cui il Partito lo mandò a una scuola per dirigenti comunisti a Reggio Emilia. Poi l'aveva persa, aveva quasi pianto per il dolore ma finalmente, a distanza di non so quanti anni, l'aveva ritrovata. L'ha pagata cinque euro ma in fondo la faccia di Stalin li vale, no? Annuisco rivolgendogli uno sguardo carico di comprensione e commozione, mentre rifletto perplessa su quanti anni possa avere questo figlio della classe operaia. Ma le mie elucubrazioni vengono interrotte da un vecchietto sdentato che ci passa accanto urlando: "W Fidèl!W la Revoluciòn!". Certo, come no.
F. ha finalmente smesso di parlare del suo corpo ed è passata alla politica, d'altronde il contesto invoglia. Lei e Il Mummia parlano di Occhetto (!) e della caduta del Muro di Berlino. F., che ha 27 anni e quindi a occhio e croce nell'89 ne aveva nove e nel '91 undici, dichiara a gran voce di aver molto sofferto per la decisione di Occhetto e di non averla mai condivisa. Ricorda Berlinguer, "quello sì che era un leader". Domando perplessa: "Ma, scusa, tu esistevi già ai tempi Berlinguer?". F. mi guarda con un lampo d'odio e precisa:"Io ho cominciato piccola a interessarmi alla politica!". Sto per chiederle a quanti anni abbia letto Il Manifesto del Partito Comunista, quando squilla il cellulare del Mummia. Suoneria: l'Internazionale Socialista, figurati. Senz'ombra di vergogna costui tira fuori questo coso spaziale che neanche i tecnici della Nasa: una roba piena di lucine e lucette di ventesima generazione con fotocamera, videocamera, orchestra dal vivo, caffettiera e condizionatore portatile incorporati.
Quando F. e il Mummia, che ha studiato da dirigente del partito, mi dicono che il problema del precariato è in via di soluzione e che comunque essere troppo critici è disfattista decido che è arrivato il momento di tornare fra i vivi e me ne vado.
Poi dici la sinistra alternativa...

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:43:00 AM | Permalink |


2Commenti


  • At 5:01 PM, Anonymous Anonimo

    La questione è antica e condivido quel che intuisco essere il tuo punto di vista. In effetti c'è tutta una fetta di (eccazzo, diciamolo) nostalgici che a questa apparenza vetera di bolscevismo ci si aggrappa come le cozze allo scoglio. Chiamarsi "Compagni", inneggiare al "Popolo" che si deve rivoltare al "Padrone ed al Capitale", girare vestiti di stelle rosse, falci, martelli e salcazzo che altro a me ricorda tanto il cappotto buono del nonno che passava le sue estati murato in fondo ad un armadio remoto e ne risorgeva in 2 occasioni 2 all'anno esalando vapori termicidi proibiti a suo tempo da Ginevra e successivamente da Kyoto. Occhio, non discuto il valore del pensiero e dell'idea alla radice, ma vivere nel passato non aiuta, soprattutto, non è possibile. Il tempo scorre, altrimenti avrei ancora i capelli e peserei 15 chili di meno, e la visione di un mondo migliore va adattata ai tempi. PerDio (alla faccia di atei e agnostici) lo sanno anche i fagiolini che la biodiversità è diventata imprescindibile se si vuole sopravvivere. Apprezzo maggiormente il tassidermizzato che è fedele alla linea, ma mostra di sapere, magari, guardare anche avanti, anche se un cellulare strafigo non è proprio un buon modo di gettare le proprie idee nel nuovo millennio. Ma magari era un regalo. Poi di gente come F. è strapieno il mondo ed è la conferma che studiare non significa essere in grado di pensare e che a chiamarsi compagni son capaci tutti, meno ad essere coerenti con la scelta dei termini. Io per primo ed anche peggio degli altri perchè 'ste cazzate mi fan anche un pò girare le palle.

     
  • At 5:18 PM, Blogger Atipica

    La questione è che anche le proteste devono essere calate nella storia e nel proprio tempo. Relative ai problemi di questa società, non di quella di mio nonno partigiano, buonanima. Che il passato serve a capire il presente e, forse, a prevedere il futuro, non a rinchiudercisi con occhi e orecchie tappate. Fidel Castro ha 90 anni e sorride ai fotografi stringendo la mano al papa. Ai resti del Muro di Berlino fanno le fotografie i turisti, Occhetto si è ritirato sull'isola di Pasqua in compagnia delle sue occhiaie. Però noi oggi, nel 2007, passiamo un sabato sera a discutere se abbia fatto bene o no a seppellire il PC nel '91, ovvero sedici anni fa?
    Ecco il punto è che la sinistra o è quella di Rutelli, Prodi e compagnia bella (meglio del Cavaliere, per carità, ma cristosantissimo!) o è ridotta a questi fantasmi che pensano alle spillette, cantano avanti popolo e pensano alla rivoluzione di Fidel Castro.
    Nemmeno io discuto il pensiero e l'idea alla radice, che fra l'altro ne sono imbevuta, ma cristo cerchiamo di declinarla in forme attuali e credibili.

     
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