E del tetto di 36 mesi cosa pensa, il Sig. Ramazza nella sua infinita saggezza?
Che sia un colpo di genio che non fa che migliorare la Legge 30: perché l'azienda ha interesse a creare un rapporto stabile e quindi sarà suo interesse, allo scadere di questi 36 mesi, assumere il buon dipendente.
Non contento di aver già fatto abbondantemente la figura dell'allocco, il Ramazza aggiunge che a rendere ancora migliore la trovata dei 36 mesi è la postilla che consente all'azienda di prorogare il contratto a termine, a patto però che si vada tutti a fare un giretto davanti al giudice del lavoro con un assistente sindacale.
Data la competenza del Ramazza, il giornalista approfitta per chiedergli cosa ritiene sia necessario per il mercato del lavoro italiano. Beh, risponde lui probabilmente fregandosi le mani, siccome c'è bisogno di forza lavoro bisogna incentivare la natalità (!), la formazione e la mobilità dei lavoratori su e giù per la penisola. E poi non bisogna trascurare gli over 50, anche loro hanno molto da offrire. Già, come in Fantozzi va in pensione: li piazziamo nello scantinato e ci facciamo pagare per farli lavorare, in fondo li aiutiamo a non sentirsi inutili, no?
Adesso su, da bravi, fate un applauso al Sig. Ramazza, ma soprattutto al giornalista di Italia Oggi. Fateglielo perché a noi piace la gente che ha coraggio; ed è indubbio che ce ne voglia tanto per pubblicare una roba del genere quando forse metà della redazione è co.pro e per arrivare a fine mese chiede l'elemosina a papà.










Beh, in effetti il limite dei 36 mesi, in senso stretto, aumenta la mobilità della forza lavoro... Non gli si può dar proprio torto, anche se probabilmente l'Abile Ramazza sosteneva tesi diverse. La postilla del genere "Ti mando dal preside!" me l'ero persa, per fortuna. E' un'immagine di una tristezza infinita. Io mi vedo il povero atipico, un pò stempiato, magro e grigino, con il cappello in mano e gli occhi bassi che alla domanda "Vuoi tu precariare per altri 12-24 mesi?" tuonata dal giudice dall'alto del suo seggio, prima getta uno sguardo a sinistra dove un grasso imprenditore in blazer blu e sorriso da squalo gli fa cenno di sì col capo fregandosi un pò le mani, poi, avvilito, guarda a destra l'assistente sindacale che sta leggendo L'Unità e senza alzare lo sguardo dal giornale gli mostra il pugno del compagno e recisamente fa sì con la testa senza proferire verbo. A questo punto china nuovamente il capo e sospira un "Sì" umidiccio e rassegnato. Pacche sulle spalle da tutti i presenti, la voce da baritono del giudice che chiosa "Bravo ragazzo, hai fatto la scelta giusta", poi schiocco di frusta e di nuovo in gabbia, che l'ora d'aria è finita e bisogna tornare a produrre profitti. Mmmmh... Vado a darmi fuoco in bagno.