03 agosto 2007
Mai stata un tipo pieno di certezze. Al liceo non riuscivo a scegliere nemmeno fra il dentifricio alla menta e quello alla fragola. Impalata davanti allo scaffale del negozio, mi allenavo a cogliere il lato positivo della mia incapacità: almeno, mi dicevo, se non so scegliere nemmeno fra due dentifrici identici senza entrare nel vortice dei dubbi esistenziali, non sarò mai capace di sparare a un uomo. Ora, visto che si sceglie il dentifricio più o meno una volta al mese, mentre ci si trova assai di rado nell'incresciosa situazione di freddare uno con un colpo di pistola, questa non è che l'ennesima conferma del fatto che sono una pazza furiosa.
Con il passare degli anni non è cambiato nulla, anzi, la mia quota-certezze ha raggiunto forse i minimi storici: col dentifricio ho acquisito una certa scioltezza, in effetti, ma il resto dell'esistenza resta avvolto nella nebbia.
Di una cosa, però, sono assolutamente certa: se domani potessi scappare dal CSM, e non tornarci mai più, lo farei. E lo stesso vale per i miei colleghi, nonostante la loro vistosa idiozia.
Eccetto lei, il Cane Bastonato.
Il Cane Bastonato ha 29 anni e ne dimostra 59, il viso divorato dall'acne e lo sguardo da sotto in su come un cane che aspetti una carezza. Il Cane Bastonato non parla, si lamenta, sospira, geme anche quando ti chiede se vuoi un caffè. Cammina in punta di piedi per paura di disturbare, oppure li trascina per la fatica di vivere. Appena vede un sopracciglio aggrottato attacca la litania del "ti ho fatto qualcosaaaaa?" e, per quanto ti sforzi di rassicurarla che no, non ti ha fatto niente, hai solo la luna di traverso, lei prende a scusarsi e riscusarsi se ha fatto/detto/pensato qualcosa che ti ha offeso. Lei non vuole offendere nessuno, non se lo perdonerebbe mai. Evidentemente si è perdonata di aver riferito alla Kapò pettegolezzi, maldicenze e semplici opinioni su di lei che sono costati un brutto quarto d'ora al denunciato. Tant'è che dopo sei mesi di permanenza qui tutti, e dico tutti, avevano il terrore di parlarle ben consapevoli che, per ottenere una carezza dalla Kapò, sarebbe capace di fare a pezzi la madre e gettarla in una discarica. Poi, finalmente, è stata spedita in un'altra azienda di SS.
Da quando è stata trasferita passa a salutarci prima di ogni festa comandata che dio manda in terra. Non ne salta una, mai. E così stamattina si è palesata, trascinando i piedi come al solito, ci ha guardato commossa come se fosse appena tornata dal fronte e ha esclamato: "Come mi piacerebbe tornare da voi, qui sì che si sta bene: c'è un bel clima, ci si vuole bene e siete tutti tanto simpatici. Non vedo proprio l'ora di tornare, mi raccomando: non dimenticatemi".
Dato che non riesco proprio a immaginare un ufficio in cui si sta peggio di questo (SS nelle altre aziende di sua proprietà non mette mai piede), in cui c'è un clima peggiore, in cui ci si detesta in modo così diretto e teatrale, a questa affermazione ho avuto un travaso di bile. Perché è come se uno condannato a ricevere dieci frustate dicesse a quello legato alla ruota, in attesa che il boia gli frantumi le ossa a martellate: "Beato te che almeno stai sdraiato".
E no, quando è troppo è troppo.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:21:00 PM | Permalink |


2Commenti


  • At 7:37 PM, Blogger LB

    oddio che fastidio! Quando arrivi col bazooka sopprimila per prima! Meglio una vera stronza che un finto cane bastonato!

     
  • At 10:43 AM, Blogger Atipica

    perfettamente d'accordo! infatti non c'è nessuno che mi irriti più del Cane Bastonato eccetto, forse, La Bara.

     
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