07 agosto 2007
Si fa fatica a tener svegli i neuroni. Avevo proposto di dare una svolta al nostro destino di impiegati annoiati e accaldati organizzando tornei di tressette e corsi di uncinetto, ma l'idea è stata bocciata: hanno preferito parlare di politica. E ora, siccome non ho nulla di meglio da fare, vi enuncio le magnifiche sorti e progressive del nostro paese secondo La Spia.
La sua complessa costruzione teorica, che poi è farina del sacco di Ursus, muove le mosse da tre postulati:
1) I politici sono tutti ladri;
2) Ormai stiamo tutti di merda;
3) Gli extracomunitari stanno meglio di noi.
La conclusione che La Spia trae da queste premesse è che fra meno di vent'anni andremo in banca per chiedere un prestito e a negarcelo ridacchiando sarà proprio uno di quegli omaccioni di colore che oggi vendono borse sulle nostre spiagge. O finiremo in ospedale e, in sala operatoria, armato di bisturi e pronto ad asportarci una preziosa appendicite occidentale, troveremo un cinese.
E fin qui, direi che c'è poco da essere catastrofici: si chiama società multirazziale. E sorge un problema solo se il direttore di banca non ti concede il prestito o se il medico usa il bisturi come una zappa. Per il resto direi che colore della pelle e forma degli occhi sono dettagli irrilevanti. E invece no: secondo La Spia a questo punto il futuro comincia a tingersi di nero. Perché si sa che quelli (da pronunciare arricciando il naso con aria di disprezzo), i nuovi ricchi, figliano e si riproducono come scarafaggi, mentre noi siamo sempre più tirchi di prole. Di conseguenza l'italico stivale si riempirà di bambini di colore ("la scalata comincerà dagli asili, poi le scuole elementari, poi le superiori. E quando saranno pure laureati, allora sì che succederà un casino"), pupini cinesi, lattanti pakistani che molesteranno i nostri figli, gli tireranno i capelli e le palline di carta al grido di "Allah è grande!" e infine li costringeranno a farsi musulmani. Forse li stermineranno. Quando saranno grandi, poi, si metteranno di picca a costruire moschee dalle Alpi al Manzanarre, abbattendo contestualmente le nostre chiese e sradicando i crocifissi dalle scuole. I pochi italioti sopravvissuti alle pulizie etniche saranno costretti a scegliere fra abbracciare il culto di Allah o essere impiccati sulla pubblica piazza. Noi donne ci rimetteremo il velo e saremo lapidate alla minima infedeltà. Infine, Bin Laden in persona pianterà la bandiera saudita sul Campidoglio, proclamerà l'Italia un paese islamico e buonanotte ai suonatori. Conclusione: altro che accoglierli a braccia aperte e concedere permessi di soggiorno, bisognerebbe cacciarli a pedate.
E così, mentre La Spia spreca tempo ed energie in fosche previsioni e guarda in cagnesco il povero pakistano sotto casa, a sua figlia hanno sfilato dal taschino diritti conquistati con cent'anni e più di lotte sindacali. E se le dici che pure a noi indigeni piace riprodurci e fare i figli, ma il motivo per cui non li facciamo è che non abbiamo i soldi per camparli perché c'è gente come SS (che non viene dal Pakistan) che ci sfrutta legalmente, lei storce il naso e borbotta: "Voi comunisti, sempre a prendervela col povero Biagi".
Ora io dico, non sarebbe stato meglio passare il pomeriggio a giocare a fare l'uncinetto? Magari quando torneremo a fare gli angeli del focolare seppellite in un burka potrebbe tornarci utile.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:39:00 PM | Permalink |


4Commenti


  • At 5:46 PM, Blogger LB

    Tzè, invece di ringraziarli, i comunisti, che se non ci fossero loro a mangiarsene un po', di bambini cinesi e pakistani, allora si che sarebbe invasione!

     
  • At 10:45 AM, Blogger Atipica

    E se invece di bambini i comunisti cominciassero a mangiare un po' di stronzi indigeni? Eh, dico, non sarebbe una buona idea?

     
  • At 11:34 AM, Anonymous Anonimo

    Vabbè Comunisti, ma attenti alla salute. Facciamo una botta di conti. Un bambino medio di qualche mese, diciamo 6, peserà tra sì e no quanto... Una decina di chili a dir tanto? Bene. Di schifezze ne ha inghiottite pochine, si spera, e vista l'età fresca la carne è ancora tenera ed è consumabile in breve. L'apporto calorico non è mostruoso ed anche l'impatto sul colesterolo, tutto sommato, è smaltibile con un pò di esercizio ed una alimentazione sana di qualche settimana. Passiamo allo stronzo indigeno. La media nazionale si aggira intorno ai 170 cm per un peso medio di 65 kg. Facciamolo di 40 anni, così è assodato che è uno stronzo autentico con scarsissime probabilità di redenzione. Siamo Comunisti, ma giusti, altrimenti saremmo statunitensi. In 40 anni il fisico è stato martoriato da ogni genere di nefandeza, l'attività ormonale ha reso la carne quasi incommestibile e può quindi essere consumato solo con elaborate ricette e solo dopo una lunga attesa. L'apporto calorico è ciclopico e l'impatto sul colesterolo letale. Aggiungerei che inghiottire 65 kg di merda non deve essere uno spasso. Quindi direi che la dieta a base di bambino resta la più indicata. Resta il problema dell'eliminazione dello stronzo e qui ci soccorre la natura, provvida di doni. Esiste infatti un animale che in grado di trasformare ogni porcheria in carni succulente ed in brevissimo tempo: il maiale. Avendo quindi l'accortezza di strappare i denti allo stronzo prima, possiamo ottenerne l'eliminazione in poche ore ad opera di 8 maiali in seguito rivendibili a qualche catena di alimentari raggiungendo il duplice risultato di rendere il mondo un posto migliore e farci anche un pò di soldi. Ora devo andare, è l'ora della puntura e delle mie medicine.

     
  • At 11:46 AM, Blogger Atipica

    Effettivamente non so se ho lo stomaco abbastanza capiente da ingurgitare uno stronzo di 40 anni, 170 cm e 65 kg. Che volendo, per essere uno stronzo adulto, è anche uno stronzo piccolo. Quindi concordo: noi continuiamo a mangiare bambini e agli stronzi ci pensano i maiali. Però poi noi ci mangiamo i salami e le mortadelle e se il maiale ha seguito una dieta a base di stronzi si rischia che non siano troppo buoni...Facciamo così: i maiali che mangiano stronzi li destiniamo ai paesi in via di sviluppo, come fa la Nestlè coi cereali radioattivi.

     
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