Stamattina però, appena varcata la soglia del'ufficio, La Bara mi ha comunicato con l'occhio vitreo e la voce monocorde che "non è più previsto che tu passi sabato e domenica in ufficio".
"In che senso? Sono libera?"
(Dopo due anni qui dentro ho imparato che, nel 99% dei casi, ciò che sembra una buona notizia è in realtà una dolorosa sodomia perpetrata senza l'aiuto del panetto di burro)
"Non proprio, hai la reperibilità"
"Come i dottori?!"
"Sì, Benedetta, come i dottori. Tu devi tenere acceso, e sempre a portata di mano - mi raccomando, il cellulare in modo che a nostra eventuale richiesta sei in ufficio a disposizione a stretto giro"
(cercate di capire, lei parla l'aziendalese)
"..."
"Non puoi allontanarti da Bologna, e nemmeno dal centro, perché a nostra richiesta hai un range di dieci minuti per raggiungere la tua postazione ed essere efficiente"
"Vinco qualcosa se arrivo in nove minuti e mezzo?"
(Non resisto, non posso resistere, devo prenderla per i fondelli)
"Non ho tempo da perdere con l'ironia, io!Arrivi, fai quello che devi fare e te ne vai. Si tratta al massimo di un'oretta sabato e qualcosa in più domenica"
Figo, direte voi, e non sei contenta?
Riflettete bene: gli straordinari mi vengono pagati solo "a giornate", è il massimo che la generosità di SS mi ha concesso. Le ore, cari miei, per me non contano: se una domenica lavoro due ore è come se fossi stata a casa sbracata sul divano. Meno di otto non se ne fa nulla.
E poi così il week end è andato in vacca lo stesso perché, invece di inchiodarmi in ufficio, mi hanno incatenato al bar di sotto. Quanto basta per sostenere che io non ho diritto alla giornata di straordinario, perché ho lavorato solo un'ora.
Per amor di chiarezza: si trattava di 20 euro.










Ti chiamano domenica.
Arrivi entro il tempo stabilito
Mentre fai le scale cadi e ti rompi un braccio.
Che succede?
Ti licenziano? Martedì ti voglio a ballarò.