Quando ero piccola, mia mamma e mio padre litigavano di continuo. Per ragioni che al momento mi sfuggono, ritenevo che la mia missione su questa terra fosse farli smettere, come nei film americani in cui il bambino interviene con la sua irritante innocenza infantile, mum and dad scoprono che in realtà si amano ancora, prendono il pargolo per mano e sullo sfondo si accendono le luci di New York. Anche io quando intervenivo ottenevo risultati a dir poco eccezionali: non solo la piantavano di accapigliarsi e tirarsi qualunque oggetto nel raggio di dieci chilometri, ma rinsaldavano la loro alleanza prendendosela con me mentre sullo sfondo si accendevano le luci di Montorio al Vomano. Così ho imparato che far da paciere fra due che litigano è azione nobile, ma quantomai pericolosa, da cui, bene o male, si esce sempre malconci. Per questo non mi sarebbe mai passato per la testa di far da paciere fra il Direttùr e La Bara che, per quel che m'importa, potrebbero anche scannarsi a vicenda senza che ciò provochi alcun sussulto alla mia pelosa coscienza. Però La Bara, ridotta in lacrime dalle grida di colui dopo avergli tirato un posacenere pieno di cicche che gli ha mancato l'occhio sinistro per un soffio, ha deciso di usarmi come strumento di vendetta. E qui le cose si complicano. Mi spiego: la scorsa settimana il Direttùr ha fatto di tutto per tenerla fuori da un evento benedetto, udite udite, dal Pastore Tedesco in persona durante la messa della domenica. E tanto ha detto e tanto ha fatto che alla fine c'è riuscito. Ovviamente La Bara ha strillato come un'erinni coinvolgendo nella bagarre chiunque si trovasse a passare di lì. Le sue grida sono arrivate ai piani alti, alle orecchie presidenziali, e il Direttùr è stato redarguito per aver fatto il furbetto. In ogni caso, a genuflettersi davanti al nostro amato papa c'è andato solo lui. Per tutta risposta La Bara s'è appellata all'ufficialità e ieri mattina mi si è parata davanti con le mani sui fianchi e, con tono che non ammette repliche, ha sentenziato: "A voler esser precisi la responsabile dell'ufficio stampa sono io. Sempre a voler esser precisi, lui è solo un collaboratore. Quindi d'ora in avanti tu lavorerai solo per me, perché sono io che do gli ordini e tu esegui. Se lui ti chiede qualcosa, tu mi chiami e decido io se puoi farla o no". A rigor di logica, è vero. Il problema però è che La Bara non ha palesato le sue intenzioni, ma ha lasciato a me l'ingrato compito di dire di no ogni volta che il Direttùr richiede i miei preziosi servigi. E no, non posso giustificarmi dicendo vuolsi così colà dove si puote (sempre per citare il Mauri-Dante), dacché sempre La Bara mi ha pregato di non esplicitare i suoi fermissimi propositi di ostracismo con nessuno.
Così ieri ho detto no.
Stamattina ho detto no.
Mezz'ora fa ho detto no.
Due minuti fa ho detto no.
E un minuto e mezzo fa sono stata oggetto di improperi, insulti, minacce, il tutto condito da ripetuti pugni sul tavolo, da parte del Direttùr sotto lo sguardo sornione de La Bara. La quale, non paga e ansiosa di dimostrare che "quello là" non sa nemmeno scrivere, mi ha sottratto tutti i lavori con una parvenza di dignità, arrivando a dettarmi le mail, pretendendo che io prenda appunti a mano e mi limiti a battere i suoi testi senza alcuna modifica.
Riassumendo: loro litigano, loro si pestano i piedi, io non mi intrometto, io ne pago le conseguenze. Mi sorge il tragico dubbio che la realtà sia priva di qualunque logica, che la succitata logica ce la siamo inventata noi e serva solo a complicarci la vita.
Ma possibile che non trovi altro posto? In fondo da come ne parli mi pare di capire che peggio di dove stai non può capitarti nulla...
Così almeno li mandi a cogliere i fichi una volta e per tutte e ti levi un po' di sassolini dalle scarpe :P