Costei è un'Ingegnera di 28 anni decorata con contratto a tempo indeterminato all'Hera, l'azienda che fornisce il gas in Emilia Romagna, un posto praticamente parastatale. E' un tipo tutto rigido e nervoso, con uno stradario in testa e un modello matematico preconfezionato con cui interpreta le cose del mondo. Per capirci, il classico tipo che immagini in terza superiore, seduta in primo banco con l'apparecchio ai denti, i capelli unti e la manina sempre alzata quando sono interrogati gli altri. Ha letto tanto e non ha capito niente, ma quando parla di intellettuali ha il vezzo di usare il "noi".
L'Ingegnera si definisce una donna di sinistra. E, infatti, sabato mi ha proposto di andare alla Festa dell'Unità. Poi però, davanti a una pacifica birra di sinistra, qualcuno ha commesso l'errore di parlare dei precari e del loro tormentato rapporto col nostro amato governo. E voi lo sapete che se tocchiamo questo tasto io vedo rosso. L'Ingegnera di Sinistra non ha gradito il mio livore sinistrorso verso un governo di finta-sinistra ed ecco cosa mi ha risposto:
"La verità è che voi precari strillate tanto perché vi hanno levato la possibilità di stare in ufficio 8 ore a scaldare la sedia con le braccia incrociate e senza che possano sbattervi fuori. La verità è che vi rompe non poter fare come negli anni 80 quando la gente in ufficio leggeva il giornale e nessuno poteva neppure pronunciarla, la parola licenziamento. Si fa presto ad andare in piazza a mandare affanculo tutto, ma guardatevi allo specchio".
L'Ingegnera di Sinistra è stupida, direte voi. Sì, lo è, ma non è questo il punto. Il punto è che le fa comodo non porsi un problema che non la riguarda di persona. Le fa comodo non dover digerire la delusione di aver votato qualcuno da cui ci si aspettava non dico una soluzione, ma almeno una boccata d'ossigeno. Così non è obbligata a pensare, a farsi domande, a porsi problemi che non hanno immediata soluzione. Lei come a tanti altri. Di sinistra e non. E a me girano parecchio le palle quando sento queste cose.
Così ho pensato che c'è questa manifestazione il 20 ottobre a Roma, per discutere il tema della precarietà, e vorrei andarci. Poi Silvia ha scritto in un commento: "Sarebbe interessante conoscere la posizione della CIGL sulla manifestazione del 20. Io non demordo. Questi ci stanno fottendo il futuro e tutti se ne stanno zitti. Bisogna farsi sentire. Stilerei anche un documento con alcune istanze/domande/no insulti (peccato) in merito alla ns situazione da sottoporre a chi di dovere (CGIL in primis). Potremmo farlo in comune...".
Ecco, io credo che sia una buona idea. Ora la domanda è: chi vuole darci una mano? Chi si unisce?
Fatelo per me: perché se sento ancora discorsi come quelli dell'Ingegnera mi sporco la fedina penale - davvero - e mi dispiacerebbe dover guardare I Precari alla Riscossa sdraiata sulla brandina in una cella di un metro per due.










E' un po' difficile che in Italia vai in galera per così poco.
Direi che con un omicidio premeditato, allora, forse potresti anche andarci. Per le percosse preterintenzionali te la cavi.
Io sono ingegnere, precario, e fortunatamente non mi riconosco con quelli che interpretano il mondo in modo matematico e preconfezionato, che però credo siano la maggioranza della categoria degli ingegneri (lavoro all'università, ma in un'altra facoltà; non avrei mai potuto lavorare in quella gabbia di matti-fissati).
L'ingegnera se ne frega perché nella situazione non ci si trova, appunto, e liquida rapidamente la questione senza analizzarla a fondo (male, per un ingegnere), tanto a lei mica la riguarda.
Che poi che significa "guardatevi allo specchio"? Ma guardatevi cosa, i foruncoli? La gente deve sentirsi in colpa perché ogni sei mesi deve leccare il capo per farsi riassumere, perché non scatta mai di stipendio, perché viene trattata a pesci in faccia?
Il fatto che una volta si eccedesse in lassismo, autorizza a eccedere in senso opposto? Questo è il classico ragionamento della gente becera, ma becera proprio.