Insomma, signori, è vero: sono un editore. No, non ho bevuto, non bevo mai prima delle sei di pomeriggio. Sono loro che lo dicono:
qui. E, in quanto editore, sarò tassato. Giusto, sono d'accordo. W le tasse. Io amo le tasse, le adoro, magari potessi pagarne di più. E basta polemizzare sempre con le scelte intelligenti del nostro amato governo, criticoni che non siamo altro: non risolvono il conflitto d'interessi, né la questione del precariato, non rifanno la legge elettorale, né i DICO, né i PACS, né la rava e la fava, però se uno ha un blog lo tassano. Però lasciatemi dire che stavolta sono d'accordo: se uno vuole esprimere la sua opinione è giusto che paghi. Anzi, propongo di tassare anche i diari segreti (col lucchetto e senza) e le Moleskine, anche a quadretti e col pentagramma. E le Smemorande. D'altronde uno dentro ci scrive i suoi pensieri e pensare, in questa nostra società, è un privilegio. E in un'economia di libero mercato i privilegi si pagano. Avere il dvd a casa e potersi guardare un bel film invece di mandar giù Guerra e Pace in versione polpettone per la tivvù è un privilegio. Infatti il dvd si paga, poco ma si paga. Leggere (che poi detto fra noi dovrebbe essere proibito ai giovani, che li travia, eccome se li travia) è un privilegio e infatti i libri costano l'ira del signore. Poi, se uno non può permettersi di pagare per esprimere la propria opinione, meglio: sta zitto e si gode in santa pace Maria De Filippi e l'Isola dei Famosi.
Perché se uno è creativo sapete quante cose ci può scrivere in una Moleskine? Magari poi diventa Hemingway e noi mica vogliamo farci scappare l'occasione di tassarlo prima per i successi di poi. Dico, scherziamo? Sai quanti soldi ci tiriamo su? Ma, soprattutto, quanta gente si fa stare zitta, finalmente. Che poi loro non vogliono far tacere i cretini, no, quelli li adorano (infatti Calderoli è sempre sulle prime pagine dei giornali). Sono quelli più acuti che devono tacere. Perché sono antipatici, con quell'aria saccente, sempre a pontificare con il lapis blu e rosso in mano.
Infine c'è quella spinosa questione che la scrittura aiuta a prendere le distanze, a rileggere, analizzare, acquisire nuove prospettive. Non va sottovalutata perché a rileggere, analizzare e criticare c'è caso che venga su una generazione di pensatori. Bamboccioni, ma pensatori. E loro non se possono permettere, sennò poi si devono impegnare davvero.
Insomma, una bella tassa e il problema è bell'e risolto.
Mi rendo conto di manifestare la mia ignoranza, ma, da una lettura frettolosa, m'è parso di capire che, potenzialmente, potrebbero passare da editori anche i graffitari. Tu, poi, con il bacino di utenza che ti ritrovi ed i contenuti palesemente sovversivi hai già un destino scritto tra antitrust e Asinara.