Detto ciò, alle nove di stamane, mentre sono impegnata nelle abluzioni mattutine ascoltando la colonna sonora del meraviglioso mondo di Amelie (mio tormentone personale del momento, con qualche anno di ritardo sulla gente normale, come al solito), il mio telefono fa toc toc.
Toc toc= sms.
Il mio sguardo si accende d'odio e un fulmineo "E adesso chi cazzo è?" mi guizza fra le pieghe del cervello. Leggo:
"Treno in ritardo. Tu prendi giornali edicola. M."
M. è La Bara.
Nella mia testa parte il Dies Irae, accompagnato da visioni apocalittiche di morti cruente, il sangue scorre a fiumi. Una giornata piovosa di fine ottobre che comincia con un sms del Feretro è irrimediabilmente compromessa. E poi perché cazzo scrive gli sms come se fossero telegrammi? Treno in ritardo. Stop. Tu prendi i giornali in edicola. Stop. E poi dove vuole che li prenda, i giornali, in salumeria?
(Vaffanculo. Stop. Crepa. Stop.)
Non rispondo. Un gesto di grande diplomazia, credetemi.
Dopo pochi minuti: toc toc. Un altro sms.
Leggo: Attendo conferma. M.
(Sono morta. Stop. Non disturbare il mio eterno riposo. Stop. Per il bene dell'umanità ti consiglio di fare lo stesso e porre fine alla tua tribolata esistenza. Stop.)
Non rispondo perché qualcosa mi dice che si sta agitando e voglio lasciare che triboli. Così impara a rompermi di mattina.
Leggo: Ancora in attesa di ricevere conferma.
Va bene, non ne posso più, se sento ancora toc toc mi scatta la furia omicida. Rispondo: Sì, ci vado.
Alle nove e trenta in punto varco la soglia dell'ufficio coi giornali sotto il braccio, fradicia come un pulcino e incazzata come un puma. Almeno, penso, bevo il caffè in pace perché, grazie a trenitalia, il mio tormento personale è in ritardo. E invece no, è lì, dietro la scrivania, impettita e completa di capigliatura inamidata, viso pallido tirato dall'ansia, consueto look total black. L'unica donna capace di spostarsi in treno con tacchi di 15 centimetri ai piedi e la cui messinpiega resiste anche alle piogge acide. Sto seriamente valutando l'ipotesi che abbia capelli di plastica, come quelli di Big Jim.
"Scusa, ma il treno non era in ritardo?"
"Infatti, sono le 9 e 34...la tua imprecisione è proverbiale"
"E tutti 'sti messaggi per 4 minuti di ritardo?"
" E cosa ci fanno i giornali alle 9.30 in ufficio se non ci siamo noi per leggerli?"
"Ripeto: i giornali devono essere in ufficio alle 9.30"
"Ti si è impallato il sistema operativo?"
"Non capisco, comunque i giornali devono essere in ufficio alle 9.30"
"Prova a riavviarti"
"Sono spettinata?"
Morale? La odio.










La massima umiliazione che ho subito quando lavoravo in quell'orribile ufficio ricoprendo il ruolo di ultima ruota del carro, è stata fare una urgentissima corsa per comprare 3 biglietti per il concerto dei Luna Pop, destinati alla figlia 13enne di un'impiegata e le sue amiche.
Lì ho capito che non mi consideravano nemmeno un essere umano...
Un'altra riprova del mio ruolo subumano era che quando mandavano qualcuno ad accogliere qualche visitatore, a quest'ultimo gli dicevano al telefono "ti mando tizio, ti mando caio". Ma se mandavano me, dicevano "ti mando l'obiettore".