Sono entrata in ufficio e ho notato che i miei colleghi si prendono sul serio. Tutti molto compresi del loro ruolo, aziendale e sociale. La Bara ha un collo di pelliccia di volpe sulla giacca, rigorosamente nera. La Kapò un bel paio di stivali borchiati con la punta in perfetto nazistyle e un Breil nero e autoritario, grande come un orologio da muro. Sono seri, si sentono l'ombelico del mondo. L'autoironia è una malattia che su di loro non attecchisce, non c'è dubbio.
Poi ho aperto la mail e Silvia (come farei senza Silvia?) mi ha mandato questa notizia. Triste, come la pioggia. E io la linko perché mi sembra un piccolo gesto di solidarietà nei confronti di quel signore che tanto domani tornerà alle sue porte chiuse solo come prima.
E visto che oggi gira male, vi racconto una storia simile a quella del link, ma senza lieto fine.
Al CSM, prima che io arrivassi, lavorava N., una ragazza di 27 anni italiana figlia di immigrati cinesi, vietnamiti, cambogiani, insomma con gli occhi a mandorla. Dove l'avevano pescata N.? La Concubina di SS è una donna di sinistra. Però è una donna di sinistra con american express gold e come tale ritiene suo dovere aiutare i poverelli. E li chiama proprio poverelli, ve l'ho già detto che qua non s'inventa niente. Un po' come le signore borghesi dell'800 che passavano un pomeriggio la settimana all'ospizio dei poveri. Insomma, da dove sbucasse questa N. non si sa, fatto sta che senza neppure una minima esperienza l'avevano messa a fare il mio lavoro. Che, oltre ad annaffiare le piante, prevede gioie e dolori di scribacchiare qualcosa. Ovviamente non si erano premurati di verificare che la tizia in questione sapesse ordinare soggetto verbo e predicato, salvo poi passare tutta la giornata a scuotere la testa dicendole che non sapeva scrivere. E dal "non sai scrivere" saranno passati al "non sai fare niente". Li conosco: per mantenere l'equilibrio hanno bisogno che qualcuno catalizzi la loro rabbia, il loro odio, la loro livorosa idiozia. Stabiliscono a chi tocca e gli sparano addosso le loro misere cartucce, ma la sistematicità e l'accanimento con cui si applicano nella persecuzione destabilizzerebbero una roccia. E' toccato a me, ad AC, alla PsicoCentralinista. Sarà toccato anche a N.
Con lei però devono essere andati oltre, e i loro stridii hanno raggiunto le orecchie presidenziali. In un giorno di novembre N. fu convocata nella sala del trono. Uscì piangendo.
Il giorno dopo N. si suicidò e, quando la trovarono, aveva ancora in mano la lettera di licenziamento.
Sembra il testo di un melodramma tutto italiano, da prima serata su Rai Uno. Invece è la realtà che da sempre se ne frega dei gusti del pubblico.
Mi hanno raccontato questa storia durante una pausa pranzo, a sostegno della tesi "di matti qua dentro ne son passati parecchi" perché " lei là non doveva essere mica a posto, se ci dovessimo ammazzare tutti perché qualcuno ci licenzia...".
Morale della favola? Nessuna, io di morali non ne ho. Solo qualche domanda: quanta gente c'è che fa la fine di N. o di quel signore che non può comprarsi le sigarette? In questo brulicare nevrastenico di formichine che è la nostra vita, quanti ce ne sono che muoiono per disperazione oppure non muoiono, ma trascinano le scarpe? E' la fortuna che decide se ti tocca il collo di pelliccia e il tubo di scappamento? Solo la fortuna?
E poi l'ultima: in un paese che siede fra i potenti della terra, anche solo nominalmente, c'è gente che muore di fame. E allora cos'è che fa la ricchezza di questo paese? Se la gente comune fa fatica a superare la terza settimana del mese, a marzo non sa se ad aprile avrà ancora un lavoro e a capodanno - come me ed Elianto - saluta l'anno vecchio e l'ennesimo contratto scaduto, la ricchezza dov'è?
Perdonate la banalità: oggi piove. Piove da morire.










Penso che tutta l'essenza delle persone del tuo ufficio stia proprio in quelle frasi di biasimo per il suicidio senza un buon motivo.
D'altronde quale altra gente potrebbe trovarsi minimamente a suo agio in un ambiente del genere?
Ho l'impressione che sguazzino in un mondo a loro congeniale: e mica ci sono finiti a caso lì!