Mi precipito trafelata dal dentista che, dopo l'ultimo pacco che gli ho tirato causa Salone Nautico, mi aspettava sulla porta imbracciando un fucile a pompa. Sto lì due ore a farmi trapanare, bucherellare, tagliuzzare, lucidare e alla fine, tra una stretta di mano e l'altra, gli lascio mezzo stipendio.
Così alleggerita mi precipito, sempre trafelata, in ufficio e vengo risucchiata in sala riunioni per la mensile riunione di redazione. Che, a dispetto del nome altisonante, non è altro che una patetica farsa in cui noi sei infelici, seduti intorno a un tavolo, passiamo due ore a infamare SS e ad autocommiserarci per poi dedicare gli ultimi cinque minuti utili a stabilire chi scrive e cosa.
Ripeto: gennaio.
Ripeto di nuovo: gennaio.
Sentite anche voi la marcia funebre in sottofondo? No?
Allora mi spiego: il mio contratto scade il 31 dicembre 2007. A mezzanotte, come il mio trentunesimo anno di vita. Non sono più rinnovabile e, se fossi un pelo più ottimista (o stupida), fino a ieri avrei anche potuto sperare di farla finita con le gioie del precariato. Ma oggi il Direttùr ci ha illuminato su cosa il socio X farà a SS a gennaio e su cosa il socio Y potrebbe decidere - e sicuramente deciderà - di chiedere a SS e sulla cifra che il Tal dei Tali vorrà come risarcimento e su ciò che il Tribunale sicuramente deciderà e bla bla bla. Azioni che si possono efficacemente riassumere, senza entrare nel dettaglio, con un semplice "SPENNARE COME UN POLLO".
Ergo: la scadenza del mio contratto coincide in modo allarmante con la data in cui la legge permetterà ai nemici di SS di ridurlo a chiedere l'elemosina.
Il destino gioca con le date: la medesima casualità che si prende sinistramente gioco del Vaticano e delle sue beatificazioni di massa si accanisce sui martiri di San Precario.
Niente paura, comunque, ho la soluzione. Perché proprio oggi la mia premurosa amica Ingegnera mi informa con un'email che, alla scadenza del contratto, il precario (lei dice lavoratore flessibile) che ha già lavorato per l'azienda gode di una specie di diritto di prelazione nel caso in cui l'azienda decida di mandare avanti il progetto. Basta che io, prima della scadenza, mi presenti in ufficio con un rappresentante sindacale che funga da mediatore fra me e l'azienda. Così quelli dopo il colloquio, invece di rinnovarmi il contratto, chiamano il prete per far liberare l'ufficio dallo spirito maligno del sindacato.
E ieri una mia amica mi ha detto che "beh, scrivi decentemente, ma oltre due cazzate non ci vai". Grazie, che non era la Divina Commedia lo sapevo, ma sarei molto grata se ogni tanto qualcuno mi lasciasse delirare in pace.
Come vi dicevo all'inizio del post, è un periodo in cui va tutto davvero alla grande.










Curioso, l'incapacità imprenditoriale sembra essere una caratteristica molto diffusa tra i possessori di giornali italiani, ho visto situazioni analoghe anche da queste parti.
Senti Benny, io spero che tu non finisca schiacciata in questo meccanismo, ma se dovesse succedere, immagino che l'ambiente di un nuovo impiego difficilmente sarebbe più sgradevole di quello in cui ti trovi adesso...