1) Sto vivendo una specie di adolescenza assai peggiore della prima in quanto in netto ritardo sulla tabella di marcia condivisa dalla maggioranza;
2) I miei genitori hanno subito un'involuzione tradizionalista che fa letteralmente a cazzotti con il loro passato;
3) A diciassette anni ero un'imbecille.
Veniamo al dunque: mia mamma passa le giornate a disperarsi perché sua sorella vedova si sposa. Anzi, non perché si sposa, ma perché lo fa nel paesello sotto gli occhi di tutti. Ora, io più vado avanti e meno capisco, quindi può essere che mi stia progressivamente rincitrullendo, ma qualcuno sa dirmi che c'è di male se una vedova si sposa? Certo, la faccenda è godibile sotto molti aspetti, soprattutto perché la sposina settantenne, con gli occhi a cuoricino, non fa mistero di aver acquistato un set di completini intimi per l'ottuagenario neosposo; perché si mandano gli sms della buonanotte e, siccome lei è sorda, tiene la suoneria a livello trombe di Gerico cosicché tutto il condominio possa partecipare al di lei struggimento quando arriva il bacio della buonanotte; perché lui si presenta a casa mia per chiedere la mano di mia zia all'unico maschio della famiglia e, alla notizia del nulla osta, poco ci manca che scoppi in lacrime. Insomma, una risatina maliziosa può scappare. E pure il famoso commento al vetriolo "Alla sua età, e dopo aver seppellito un marito, ancora non s'è stufata?". Ma cosa c'è da essere depressi e rimuginare tutto il santo giorno su cosa dice il paese? Quando mai mia madre s'è preoccupata di quello che dice la gente? Le importava talmente poco che che da bambina l'avrei strozzata: alle elementari mi prendevano tutti in giro perché non avevo fatto la comunione "perché tuo padre è comunista" e, quando tornavo a casa in lacrime e glielo raccontavo, quella mi rimproverava di essere una pecora che segue il gregge e mi diceva che la diversità è qualcosa di cui andare fieri. "Sai che palle se fossimo tutti uguali" sentenziava, chiudendo per sempre l'argomento. Io, che a dieci anni avrei tanto voluto essere uguale agli altri, ma così tanto da scomparire nell'immenso mare dell'umanità, odiavo con tutte le mie forze lei e i suoi atteggiamenti da suffragetta. E adesso mi ritrovo a dirle ciò che lei diceva a me: solo che, invece di rimanere impalata a bocca aperta, quella mi risponde con la determinazione che la contraddistingue di non romperle le palle con questi atteggiamenti posticci da post-suffragetta fuori tempo massimo. Ma vi pare?
Veniamo a lui, mio padre, il sessantottino-fallito-depresso-incompreso-solo-e-tormentato. Quando ero piccola me la smenava continuamente con la storia dello spirito critico e dell'indipendenza. Le chiese, bisogna guardarsi dalle chiese, quelle religiose e non. Spirito critico, ecco cosa ci vuole. Pensare con la propria testa, cercare di capire le debolezze umane perché sono anche le tue, analizzare, leggere, leggere, leggere, leggere. E quando gli pareva che preferissi vivere anziché passare la vita seduta sulla riva di un fiume con un libro in mano e la testa appoggiata al gomito, giù una pugnetta memorabile. E non parliamo della televisione, quando ero piccola era il demonio fatto scatola. Ora si lamenta che non guardo mai un programma intelligente. E quando gli dico che in linea di massima proprio non guardo mai un programma, mi inchioda mezz'ora dicendomi che certi miei integralismi proprio li non capisce. O, se capita che io gli parli di un libro che ho letto o della fatica che certe volte provo a stare al mondo, taglia corto perché deve andare a guardare qualche cagata alla tivvù.
Lo so che in fondo non vi interessano queste micragne familiari, ma - capite - già non è che io mi senta integratissima, ma proprio adesso che sono diventata vagamente simile a quello che loro volevano che diventassi; proprio ora che mi sembra in qualche modo di meritare la loro stima; mo' mi si devono rincoglionire i genitori?










Non ricordo dove ho letto una cosa del tipo "non essere comunisti a 20 anni significa non avere cuore. Esserlo a 40 significa non avere cervello"...
Ora non voglio dire, ma a parte la sensazione di adolescenza in ritardo che condivido in pieno, a te che importa di quello che importa agli altri?
Non è che da un punto di vista diverso stai giocando lo stesso gioco? :P