Antò Lu Malat': "Cumbà, ci vuole coraggio per andà ad Amsterdam"
Antò Lu Purc: "Cumbà, ci vo' chiù curagg' pe' restà a Montesilvano"
No, non sto scherzando e men che meno m'è cascata una tegola in testa. Venerdì, nell'ufficio semideserto ho guardato il calendario, un oggetto che al momento svetta in testa alle classifiche dei miei peggiori nemici, seguito dall'orologio a pari merito con la sveglia. Al terzo posto ci sono le bollette, lo dico solo per completezza. Il mio rapporto col calendario è piuttosto complesso: sono un tipo vago e non so mai con precisione che mese io stia vivendo. So che è inverno o estate, ma del mese in genere me ne frego. Per farla breve, venerdì ho guardato il calendario e l'improvvisa scoperta che siamo a novembre e non a settembre come credevo mi ha sconvolto. Perché per me novembre vuol dire solo una cosa: -60 alla scadenza del contratto. Che finora è stato rinnovato, d'accordo, ma mica è detto che se il sole è sorto per duemilasette anni, undici mesi e cinque giorni sorgerà anche domani. Anche se ammetto che le probabilità, per quanto riguarda il sole, sono ottime. Per il mio contratto c'è meno da stare allegri, ma vabbè, è la prassi. Così ho concluso che è tempo di volantinare curriculum.
Sospiro.
Sospiro di nuovo.
Poi, nel mezzo del terzo sospiro, il colpo di genio. Che è più un abbozzo di colpo di genio, ma poi secondo me nemmeno Einstein ha cagato la teoria della relatività tutta intera e compatta com'è adesso. Insomma, mi sono detta, e se invece di volantinare ivi in patria provassi a volantinare abroad? In Inghilterra, per esempio, che con la lingua ufficiale dei sudditi di sua maestà britannica me la cavo niente male. Certo non posso fare il giornalista, ma con una rinfrescatina all'inglese magari un lavoretto dignitoso salta fuori. O in Francia che anche lì sono in grado di mettere in fila più di tre parole. Alla peggio non cambia un accidenti e finisco a farmi a sfruttare da Sir John Smith o da Francois Dubois anziché da SS. In ogni caso non combinare un cazzo a Trafalgar Square è meglio che non combinare un cazzo nel piazzale della stazione di Montesilvano, Pescara. E comunque mi sembra un'alternativa eccellente all'attuale bivacco esistenziale. Quantomeno più produttiva del suicidio, non credete?
E siccome io son pazza da legare, ho già allertato amici ed amiche che vivono over there e mi sono dedicata per ben tre giorni alla navigazione compulsiva dei siti che offrono lavoro a Londra e Parigi. E vi dirò, qualche curriculum ha già spiccato il volo. Avrei anche un amico, un carissimo amico, che vive a New York, però non gli ho detto nulla. Perché Lamerica non mi convince. Perché la cara vecchia Europa resta la mia passione.
Insomma, oggi mi sento un po' Antò Lu Purc, ma sto già un po' meglio di ieri.










Se valuti l'espatrio butta un'occhio anche ad Amsterdam e Dublino. Amsterdam è un posto splendido e l'Irlanda è il paese con il tasso di crescita più elevato in Europa. In bocca al lupo.