Non so se vi è mai capitato, di sognare a occhi aperti il futuro grandioso che vi riscatterà dalle miserie in cui pasteggiate ora. Tipo l'altro giorno: alle quattro del mattino me ne tornavo a casa in bici dopo una festa di compleanno, arrancando in salita mentre le macchine mi rombavano accanto. Mini Cooper maraglissime, Nuove Cinquecento piccole quanto costose, rombanti macchinoni e SUV d'ogni genere che persino a dei neuroni istupiditi dall'alcol viene da pensare "ma non c'era la crisi?". Poi, con i salti logici tipici dei cervelli in stato d'ebrezza, sono passata a sognare la mia riscossa. Una mattina nebbiosa in cui non sembrano esserci alternative all'uscita dalla finestra (siamo al quinto piano), ricevo una telefonata. E' un editore, celeberrimo, granderrimo, famoserrimo, uno di quelli che quando ti pubblicano poi ti sbattono direttamente sui manuali di letteratura per il Liceo senza passare dal via. Bene, costui col tono di chi si sente una divinità, mi dice: "sai, ho letto il tuo blog: hai talento baby (diceva baby nel sogno, e allora?), che ne dici di farci un libro?". Ovvio che cado in ginocchio ringraziando il Dio a cui non credo, anzi ringraziandoli tutti gli dei a cui non credo- tanto visto che non ci credo, non vale la pena di inimicarsene qualcuno che poi magari s'incazza - e senza alcuna puzza sotto il naso da intellettuale di sinistra (soprattutto perché la sinistra non si sa più cosa sia - e se ci sia - e un intellettuale-e-punto è comunque uno a cui manca qualcosa) opero tutte le modifiche che il Dio Editore mi chiede. Poi finisco in libreria, e tutta Italia corre a comprare il mio libro. In breve tempo divento il caso editoriale dell'anno e tanti saluti al CSM. Me ne vado sbattendo la porta. E poi, mentre la critica sbrodola lodi al mio indirizzo, io accumulo royalties da fare schifo. Praticamente passo le giornate a contare i soldini, ma soprattutto a immaginare i miei colleghi, lividi di rabbia e d'invidia, ciucciarsi il calzino.
Dopodichè il mio futuro di grande scrittrice è segnato. Al secondo libro stabilisco che è giunto il momento di tirarmela e quindi sparisco dai salotti in tivvù e mi ritiro in una casa in montagna coi gatti (tanti gatti e tutti quadrupedi), ormai pronta per il Nobel. A quel punto hanno reinventato la sinistra e io posso comprarmi degli occhialetti d'oro alla Gramsci e calarmi nel ruolo di intellettuale di sinistra.
E' becero, lo so. Ma becera è la situazione in cui mi trovo e becere le persone con cui ho a che fare, quindi becera dev'essere la vendetta e becero il sogno di essa. E se non avessi rischiato di farmi schiacciare da un SUV che mi riportato coi piedi per terra a colpi di clacson, avrei condito il delirio con una serie di particolari pecorecci tipo me al Maurizio Costanzo, me che do consigli per diventare scrittori ai giovinastri di Maria de Filippi, me alla Feltrinelli che, sotto Natale, firmo copie al pubblico in deliquio mentre La Bara, che per due anni mi ha ridotto a timbrare volantini e contare fotocopie, assiste nell'ombra, verde di bile come Crudelia Demòn.
Credo che la mia intelligenza sia ai minimi storici. Io lo dico sempre che stare qua dentro m'ha reso peggiore.
Questo sogno a occhi aperti mi ricorda qualcosa...solo che nei miei a un certo punto compare anche Bono con cui scrivo una nuova sceneggiatura per Wenders, così oltre al Nobel mi becco anche l'Oscar! Embè, oh, lo dice anche il Bono medesimo (nella mia canzone preferita guarda caso): "You can dream, so dream out loud!"