16 novembre 2007
Ok, sono viva. A prima vista potrebbe sembrare una dichiarazione scontata dato che non sono vecchia né malata, ma in realtà è un miracolo. Perché ieri sono stata vittima della Grande Congiura degli Oggetti, un'esperienza allucinante che si verifica quando qualunque oggetto presente nel raggio di cinque chilometri tenta volontariamente e caparbiamente di uccidermi. Gli individui attenti e composti ne sono immuni ma, si sa, io sono la persona meno attenta e composta che abbia mai calpestato la crosta terrestre. Ciò comporta che il mio rapporto con gli oggetti sia, già in giornate normali, inficiato da un conflitto tutt'altro che latente: sono il bersaglio preferito di spigoli, fili pericolosamente tesi, sportelli, porte (per non parlare delle porte a vetri che non si vedono) che si divertono a marchiarmi con lividi, tumefazioni, bernoccoli e graffi per 365 giorni l'anno. Ma il giorno della Grande Congiura degli Oggetti l'odio delle cose nei miei confronti cresce a dismisura e sopravvivere non cosa da dare per scontata.
Insomma, ieri mi alzo, mi trascino verso la cucina, prendo in mano la macchinetta del caffè, la svito. I soliti gesti automatici. Ad un tratto, però, la macchinetta prende vita, le due metà che la compongono schizzano via dalle mie mani e piroettano impazzite nello spazio spargendo lapilli di fondo e di caffè ovunque. Pure sul muso del gatto che, manco a dirlo, è scemo come me. La parte superiore della macchinetta cade a terra con violenza, il pirulicchio che serve per aprire il coperchio si spacca e un pezzo bello grosso e opportunamente appuntito mi colpisce sulla fronte. Voleva centrarmi l'occhio, ma non ha preso bene le misure, lo stronzo. Tiè.
Raccolgo, pulisco, metto il caffè sul fuoco. Prendo i croccantini del gatto e, mentre attraverso, la cucina la busta si sfonda e i croccantini si sparpagliano sul pavimento.
(Ma porca di quella brutta vacca!)
Li raccolgo, ma, mentre rimetto a posto la scopa, scivolo su una comitiva di croccantini fuggitivi e mi ritrovo col culo per terra, mentre quel cornuto del mio gatto si lecca i baffi pregustando l'abbuffata. Non ci sono spigoli nei dintorni, mi alzo illesa.
Esco di casa: slego la bicicletta, la guardo con diffidenza, ma quella mi sorride. Va bene, mi fido, sembra sincera e, soprattutto, mansueta.
Mentre pedalo sento un clang e poi avverto che pedalo a vuoto. Cazzo, la catena. Scendo, rimetto la catena, mi sporco opportunamente di grasso e vi lascio immaginare cosa comporta arrivare in ufficio sporchi di grasso nero. Terminata la procedura, balzo in sella (che ormai co' tutto 'sto casino sono pure in ritardo) e riparto.
Pedalo con diffidenza. Ok, funziona.
Pedalo.
Pedalo.
Comincio a cantare. Alla seconda strofa di "Mio fratello è figlio unico" la catena che serve per legare la bici ai pali si rompe, s'infila tra i raggi, mi blocca la ruota davanti. Spicco un volo degno di un'acrobata e mi spiaccico al suolo.
Vorrei essere morta, ma - aihmè - niente. E sono pure incolume. Mi alzo, tiro su il bolide, per caso alzo lo sguardo verso un autobus fermo e vedo l'autista che si sganascia dal ridere indicandomi con la mano.
Fanculo.
Dopo molte peripezie arrivo in ufficio. Tiro un sospiro di sollievo: al chiuso e senza mezzi di locomozione sotto il culo, le probabilità di morire di morte violenta si riducono notevolmente. Mentre penso, attraverso l'ufficio della Kapò, inciampo in un filo del computer e scaravento giù tutto eccetto il monitor. E, ovvio, stramazzo al suolo anch'io.
Tutto l'ufficio mi manda affanculo.
Per concludere vi basti sapere che, all'una di una notte polare, scopro con orrore di aver perso le chiavi di casa, telefono a colei che ne possiede una copia, la butto giù dal letto, intasco la giusta dose di infamie, vado a prendere le chiavi, torno a casa e, mentre sto per aprire la porta, casualmente infilo una mano in tasca. Cosa trovo, secondo voi?
Se non è precarietà questa...
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:03:00 PM | Permalink |


9Commenti


  • At 2:57 PM, Anonymous Anonimo

    Ho sempre pensato che la città in cui vivi fosse bellissima, ma ora mi appare più come un campo minato...

     
  • At 3:34 PM, Blogger Atipica

    La città in cui vivo è bellissima!sono che io che sono un pelo, ma giusto un pelo, fantozziana...

     
  • At 4:17 PM, Anonymous Anonimo

    Io ormai mi drogo con il lasonil. :-)
    E' molto bello il tuo blog! a presto!

     
  • At 4:31 PM, Blogger Atipica

    Grazie Spikette, troppo buona/o, e poi oggi ci voleva un complimento...

     
  • At 4:47 PM, Anonymous Anonimo

    BuonA. Ma non troppo. :-)

     
  • At 5:25 PM, Blogger Atipica

    Per carità, che poi la bontà non è mica così simpatica...Io, per esempio, sono una iena e me ne vanto.
    Ho letto sul tuo blog della tua collega che legge I love Shopping...Beh, la mia legge la biografia di Papa Ratzinger, perché non le facciamo incontrare? Magari si annientano a vicenda...

     
  • At 7:15 PM, Anonymous Anonimo

    Sarebbe un match interessante, in effetti. :-)

     
  • At 1:56 PM, Blogger Galloz

    La casa nasconde ma non ruba, il precariato si.
    Galloz

     
  • At 2:09 PM, Blogger Atipica

    Galloz, questa pillola di saggezza me la scrivo. Da oggi sarà il mio motto!

     
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