Fred Vargas - L'uomo dei cerchi azzurri, Einaudi, 1996
Ecco, questo perché stava tornando il buonumore. D'altronde quando veniva distribuito l'ottimismo non ero in fila perché stavo raccogliendo margherite ma, anche se fossi Candide in persona, di questi tempi non schiatterei certo dalla voglia di ridere. Nemmeno di piangere. M'ammazza la noia, ecco tutto. M'ha spento e m'ha limato lo sguardo, che al massimo riesce a posarsi superficialmente su ciò che mi circonda per voltarsi dopo due minuti senza aver notato nulla. Urge una ventata di rinnovamento, signori, qualcosa che segni la fine fra prima e seconda parte, qualcosa di forte e possibilmente più duraturo di una sbronza. Però, col fatto che m'annoio, sono riuscita a partorire solo l'idea di espatriare. Che è decisamente un colpo di genio, però richiede una dose di organizzazione e tenacia che non mi appartiene. Nel senso che io sulle cose ci svolazzo, e mettermi oggi a organizzare qualcosa che diventerà concreto fra sei mesi richiede determinazione. E io sono una che oggi non si ricorda cosa aveva deciso di fare ieri. Figuriamoci inseguire un obiettivo. Pfui.
Scusate, vado a piangermi addosso con una sigaretta in bocca.
Scusate, vado a piangermi addosso con una sigaretta in bocca.







