"Se fossi un'inguaribile ottimista, penserei che il futuro dell'Italia è piuttosto grigio". L'ho letto ieri da qualche parte e, manco a dirlo, sono d'accordo.
Qui all'inferno è arrivato uno stagista. Figurarsi se SS non coglie la preziosa occasione di ricevere manodopera gratuita di tutte le scuole del regno. Diciottenne, assonnato, vestito come un cretino che abbia lavato i vestiti nel frullatore (ma meglio che se fosse leccato e rigido, questo di sicuro), affamato come un lupo dopo la carestia, col viso flagellato da brufoli di evidente origine ormonale ma non dalle rughe di espressione, il ragazzino ha varcato i cancelli dell'Ade ieri mattina. Ha un'espressione così infantile che fa tenerezza, ogni volta che lo vedo vorrei dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli "non sono mica tutti così, gli adulti", giusto per scongiurare il rischio che si spari prima di compiere 20 anni.
Costui studia grafica in una scuola bolognese a gestione pretesca. E i preti, che son gente concreta, spediscono gli studenti degli ultimi anni a imparare il mestiere in azienda. E hanno ragione: perché perdere tempo sui libri? Meglio imparare un mestiere che almeno ti dà da mangiare. Così, fra l'altro, non ti levano il gusto di farti due risate quando, a 30 anni, mentre impagini un libro di storia medievale, scopri che nella notte dei tempi i bambini si era soliti chiamarli Autari, Agilulfo, Galla Placidia, Pipino.
In poche parole, l'imberbe viene spedito a fare uno stage di un mese e mezzo. Alla fine del periodo, il Grafico scrive un bel giudizio sul diciottenne che, brevi manu, lo consegna i preti affinché possano sbatterlo tal quale nella pagella di fine quadrimestre. Ovviamente, in quel mese e mezzo, l'aspirante grafico non ha nemmeno mai acceso un mac. In compenso ha annaffiato le piante, risposto al telefono, fatto le fotocopie, confezionato cartelle stampa, timbrato volantini, leccato francobolli e affrancato buste. Di quando in quando ha chattato con la Kapò, che sennò s'annoia. La fanciulla in stage l'anno scorso ha pure passato dieci giorni al Motor Show, a farsi fotografare minigonnata e incipriata sopra gli scooter a bioetanolo, dopo essere stata espressamente autorizzata a compiere codesta preziosa esperienza formativa dalla pretesca direzione scolastica. Poi dici che la Chiesa non sta al passo coi tempi. E dopo un mese e mezzo speso in queste attività, utilissime per l'apprendimento dei segreti della grafica, costei incassò un giudizio negativo da parte del nostro Grafico perché non aveva mostrato spirito d'iniziativa, sensibilità artistica e, francamente, anche la creatività aveva lasciato un po' a desiderare. E il nostro grafico, dall'alto della sua esperienza, ritiene che la creatività sia una qualità importante per chi vuole fare il suo mestiere. Condivisibile. Solo che, quando gli domandai come si può dimostrare di essere creativi rispondendo al telefono, mi accusò di essere troppo buona coi bambini. E di difendere colei solo perché mi era simpatica.
"Sarai una pessima madre" vaticinò.
Ora vi domando, sono io che attraverso un periodo nero o in questo paese tutto è diventato una presa per il culo, un teatro dei pupi?
Qui all'inferno è arrivato uno stagista. Figurarsi se SS non coglie la preziosa occasione di ricevere manodopera gratuita di tutte le scuole del regno. Diciottenne, assonnato, vestito come un cretino che abbia lavato i vestiti nel frullatore (ma meglio che se fosse leccato e rigido, questo di sicuro), affamato come un lupo dopo la carestia, col viso flagellato da brufoli di evidente origine ormonale ma non dalle rughe di espressione, il ragazzino ha varcato i cancelli dell'Ade ieri mattina. Ha un'espressione così infantile che fa tenerezza, ogni volta che lo vedo vorrei dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli "non sono mica tutti così, gli adulti", giusto per scongiurare il rischio che si spari prima di compiere 20 anni.
Costui studia grafica in una scuola bolognese a gestione pretesca. E i preti, che son gente concreta, spediscono gli studenti degli ultimi anni a imparare il mestiere in azienda. E hanno ragione: perché perdere tempo sui libri? Meglio imparare un mestiere che almeno ti dà da mangiare. Così, fra l'altro, non ti levano il gusto di farti due risate quando, a 30 anni, mentre impagini un libro di storia medievale, scopri che nella notte dei tempi i bambini si era soliti chiamarli Autari, Agilulfo, Galla Placidia, Pipino.
In poche parole, l'imberbe viene spedito a fare uno stage di un mese e mezzo. Alla fine del periodo, il Grafico scrive un bel giudizio sul diciottenne che, brevi manu, lo consegna i preti affinché possano sbatterlo tal quale nella pagella di fine quadrimestre. Ovviamente, in quel mese e mezzo, l'aspirante grafico non ha nemmeno mai acceso un mac. In compenso ha annaffiato le piante, risposto al telefono, fatto le fotocopie, confezionato cartelle stampa, timbrato volantini, leccato francobolli e affrancato buste. Di quando in quando ha chattato con la Kapò, che sennò s'annoia. La fanciulla in stage l'anno scorso ha pure passato dieci giorni al Motor Show, a farsi fotografare minigonnata e incipriata sopra gli scooter a bioetanolo, dopo essere stata espressamente autorizzata a compiere codesta preziosa esperienza formativa dalla pretesca direzione scolastica. Poi dici che la Chiesa non sta al passo coi tempi. E dopo un mese e mezzo speso in queste attività, utilissime per l'apprendimento dei segreti della grafica, costei incassò un giudizio negativo da parte del nostro Grafico perché non aveva mostrato spirito d'iniziativa, sensibilità artistica e, francamente, anche la creatività aveva lasciato un po' a desiderare. E il nostro grafico, dall'alto della sua esperienza, ritiene che la creatività sia una qualità importante per chi vuole fare il suo mestiere. Condivisibile. Solo che, quando gli domandai come si può dimostrare di essere creativi rispondendo al telefono, mi accusò di essere troppo buona coi bambini. E di difendere colei solo perché mi era simpatica.
"Sarai una pessima madre" vaticinò.
Ora vi domando, sono io che attraverso un periodo nero o in questo paese tutto è diventato una presa per il culo, un teatro dei pupi?









La seconda che hai detto.