17 dicembre 2007
Ed eccomi qua, maciullata, infreddolita, indispettita, stanca. Ma sopravvissuta al popolo dei motori. Che poi è anche il popolo delle veline, delle letterine, delle letteronze, dei gossip e dei quiz a premi, non ho dubbi. Non che a uno non possano piacere le macchine, per carità. Ma chi non è affetto da nessuna patologia psichiatrica né da stupidità cronica, insomma, chi ha un cervello che si colloca a pieno titolo in quel range che si suole indicare con il termine normalità, va a guardarsele da un concessionario, non al Motor Show.
Andiamo con ordine.
Il Motor Show è una discesa nelle viscere del genere umano. E' frequentato da persone di età e provenienza diversa, alti e bassi, biondi e bruni, maschi e femmine, belli e brutti, ma con una caratteristica in comune: una pantagruelica stupidità accompagnata da un'ignoranza così assoluta da sembrare finta.
Già alle otto di mattina i fanatici dei motori si accalcano davanti alle biglietterie e, forse per resistere al freddo, saltano, cantano in coro Po-po-po-po-po-po e suonano trombette come allo stadio. Appena aprono le biglietterie, si riversano all'interno sempre continuando a gridare, alla ricerca di carne fresca e gadget di ogni tipo. Qualunque ragazza gli passi accanto, anche se vestita con una tuta da palombaro, diventa oggetto di ululati, latrati, applausi, grugniti. In ogni caso nulla che ricordi, neppure in modo vago e confuso, suoni umani. I visitatori allupati vengono enuti a bada da ragazzotti identificabili da un orrendo giubbotto su cui troneggia la scritta Motor Show 2007 seguita dalle date del martirio.
L'abbigliamento tipico del fanatico dei motori varia secondo le età: gli adolescenti indossano pantaloni con il cavallo così basso che sembra ci sia un pannolone dentro, cappellini neri con corna e coda da diavolo comprati a un prezzo folle dai merchandising ufficiali della fiera, giubbotti che lasciano scoperti i reni nonostante le temperature polari. Gli uomini di età compresa fra i sedici e i venticinque anni sfoggiano orecchini pendenti e borse da donna. Dove andremo a finire, direbbe mio nonno. Il visitatore intorno alla trentina, invece, ha la camicia aperta fino alla pancia che scopre il petto depilato per l'occasione, pantalone attillato e strappato industrialmente in punti strategici, stivali da bovaro americano con punte di lunghezza insolita. I visitatori dai quaranta in su rivelano tutti una somiglianza inquietante con Tony Manero. Le donne, di qualunque età, si sottopongono gratuitamente alla tortura di tacchi altissimi e vestitini succinti e leggeri nell'evidente, quanto patetico, tentativo di mettere in ombra le standiste. Si guardano intorno con aria idrofoba e, se accompagnano un maschio, gli stringono la mano tanto forte da stritolargliela per ricordare a noi scemette poco vestite che quello è il loro maschio e chi lo tocca è morto.
A costoro ho dovuto distribuire per dieci ore il giorno l'ultimo numero della nostra orrida rivistina, in copertina l'immagine di un albero di Natale fatto con le auto che sembra la foto di un cumulo di cadaveri di lamiera abbandonati dallo sfasciacarrozze. Il problema è che il popolo dei motori non legge. Al massimo guarda le figure. Perciò, quando qualcuno si accorgeva che nella busta che gli allungavo sorridente c'era una rivista, me la restituiva schifato. Uno mi ha detto: "Grazie, ma io non leggo mai, mi fa schifo leggere, preferisco la tivvù". Poi, con un sorrisetto obliquo e l'occhio ammiccante, ha cercato di estorcermi il numero di telefono. In effetti il numero gliel'ho dato, peccato fosse quello della Kapò. No, non sono dispettosa, sono generosa: quel tizio con la camicia aperta, il catenaccio d'oro al collo, un cappellino Calvin Klein visibilmente tarocco e il petto depilato come quello di un tacchino che si appresta a finire in forno è l'uomo per lei. Sono certa che mi ringrazierà per averle reso un simile favore.
E veniamo a loro, le standiste. Sono belle, sorridenti e scosciate, sembrano disponibili, anzi, disponibilissime, desiderose di elargire il loro numero di telefono a qualunque minus habens abbia la fortuna di passare di lì. Ma: per cinquanta miseri euro il giorno se ne stanno per dieci ore conficcate sui tacchi a spillo accanto a una macchina, perseguitate da imbecilli provenienti da ogni parte d'Italia, intontite da una musica infernale, dalle luci stroboscopiche, dalle voci degli speaker di tutte le radio del pianeta confluiti a Bologna per sparare le cazzate di sempre in diretta dal Motor Show. Le standiste, al contrario di quanto sembra, muoiono di noia, di fame e di freddo/caldo (dipende se sono lontane o vicine dalla porta). Sorridono ai visitatori, ma in realtà li odiano e sono disposte a farsi rimorchiare come una tigre del bengala a fare le fusa mentre le accarezzate la pancia. In quel carnaio sudaticcio e urlante non c'è modo di essere notati e rimorchiare una di quelle. Tanto vale rassegnarsi.
Poi c'è stata lei, l'ecocagata. Le nostre misere macchinine a gas schierate in Piazza Verdi fra i cadaveri dei punkabbestia nella giornata più fredda degli ultimi dieci anni. E noi lì, tra piloti e ufficio stampa un totale di dieci cretini fermi a congelarsi senza che nessuno, nemmeno i cani dei punkabbestia, si curasse di loro. Fino a quando sono arrivate le rombanti auto da rally del Memorial Bettega e la piazza si è riempita di gente. A quel punto un vecchietto timido si è avvicinato e ci ha chiesto: "Scusate, ma cosa ci fa una zinquezento a gpl in messo alle macchine del Bettega?". Ci mancava solo che si mettesse a piovere.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:08:00 AM | Permalink |


4Commenti


  • At 4:33 PM, Blogger Athaualpa

    Mi ricorda di uno che scriveva: "Nel mezzo del cammin.."

     
  • At 5:09 PM, Blogger Atipica

    Sì, però il suo era una discesa agl'inferi di tutto rispetto. Qua sembra di essere nell'inferno di fantozzi!

     
  • At 11:41 PM, Blogger Biassanott

    articolo fantastico...
    quoto appieno, anche se partecipando a detta manifestazione solo per incontrare la mia blogger preferita e offrirle una tiepida cedrata Tassoni (venduta a prezzo di un Krug del '64 a quegli infernali bar CAMST) non ho visto altri che un baldo giovanottone allo stand e uno pseudo-manager nel retro completamente svaccato davanti ad un PC portatile.... ah! che delusione... mi devi un aperitivo (e io una Tassoni).

    Robby
    (sono passato ben 3 volte... facile da riconoscere... ero tal quale Tony Manero... :o) )

     
  • At 10:18 AM, Blogger Atipica

    Aahaahaahaah...hai visto lui, Bombolo!Innanzituttom, come hai fatto a trovare il nostro ministand in quell'inferno di automobili e veline? Secondo, il giovanottone non lo identifico (che se ce ne fosse stato uno in quella banda di matti lo avrei notato), ma lo pseudomanager è Bombolo, collega romano spedito direttamente dalla capitale che, per dieci giorni dieci, non ha fatto altro che stare piazzato dietro quel pc a controllarsi il conto corrente online canticchiando "ma che ce frega, ma che c'emporta...". Incaricato di fare qualunque cosa rispondeva "Non posso, altrimenti sudo e dopo puzzo". E per evitare che lui sudasse e ci appestasse tutti, quello che non faceva lui, lo facevo io. Ecco spiegato per quale ragione spesso non ero allo stand. Terzo, non c'era una mini-standista tal quale Naomi Campbell? Carina carina carina, visibilmente indiana, alta due mele o poco più? Se non c'era neanche lei si vede che sei passato proprio in un momento sfigato...
    E ora i bar CAMST: qualcuno dica a quei signori che far pagare 5 euro una piadina con una una fetta trasparente di prosciutto è un crimine contro l'umanità...processateli, impiccateli, costringeteli a mangiarsi 30 chili di piadine in una giornata, ma vi prego, fate qualcosa.

     
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