A parte il fatto che averlo nominato qui incrementerà il numero di accessi casuali (fra i quali spero vivamente che non ci siano i miei colleghi), non vedo altro motivo per non sperare che il quartiere fieristico crolli miseramente durante la manifestazione, seppellendo fra le macerie le orde di adolescenti arrapati e brufolosi che costituiscono il 99% dei visitatori.
Lo odio.
Lo odio in teoria e in pratica.
In teoria perché, primo, vedere tutta 'sta gente che a mala pena arriva a fine mese sbavare davanti a macchinone tirate lucido non è che susciti una gran opinione del genere umano, soprattutto per quanto riguarda la particolare declinazione dell'italiano medio. Secondo: perché l'idea di accostare queste patatone scosciate alla macchinona di turno mi fa venire i brividi. Premesso che io odio le false femministe che stanno sempre a ribadire che "noi donne" (e se poi le state a guardare, vi accorgete che sono le prime che si sdraiano a tappeto), lo spettacolo di queste patatone trasformate in oggettistica di lusso e piazzate a corredo della macchina di lusso - come a suggerire che se vi comprate quella macchina lì non dovrete aspettare molto prima che il destino vi recapiti la gnoccona - mi mette in grande imbarazzo. Non so, mi sento come se in fondo, in tutti questi anni di pretesa parità, fossimo solo riuscite ad ottenere che si paghi un prezzo più alto nel caso l'oggetto sia di qualità. Ma sempre di oggetto si tratta.
In pratica, perché per dieci giorni dieci mi toccherà stare infilzata su tacchi vertiginosi a corredo di una minigonna vertiginosamente corta imposta dalla direzione che, nella persona della Bara, la scorsa settimana mi ha informato che: "Benedetta, il tuo compito sarà quello di raggio di sole: dovrai coniugare le mansioni di addetto stampa con quelle di fanciulla benvestita e sorridente". Dove benvestita significa "poco vestita", mentre "raggio di sole" mi sembra mostri una certa vicinanza concettuale con il più sputtanato ed esplicito "velina".
Ora, dal momento che sono alta un metro e cinquantotto centimetri, e nemmeno con un gradino sotto i piedi potrei eguagliare le patatone mie dirimpettaie, deduco che la scelta di affibbiarmi questo simpatico ruolo sia stata determinata dalla laurea in filosofia. O forse è così: tirchi come sono, non ci pensano nemmeno a pagare due persone, una che faccia la standista (due metri di gambe, quattro chili di tette e tutto il necessaire) e un addetto stampa (eloquio frizzante, cultura sufficiente almeno per evitare figurazze), mi hanno eletto Accettabile-Via-Di-Mezzo: mi perdonano la mancanza di venti centimetri di gamba in virtù della mia capacità di esprimermi con suoni intellegibili ad orecchio umano. Ovviamente, il fatto che io sia conciata come la standista dei poveri non impedirà alle mie simpatiche colleghe di farmi fare, all'occorrenza, il facchino.
Riassumendo: i prossimi dieci giorni comporteranno una serie interminabile di figure di merda, faticacce e incazzature. Fate così: domenica prossima, mentre vi riposate davanti al caminetto, immaginatemi così agghindata in quella selva umana e rivolgetemi un pensiero di solidarietà.










Donne e motori gioie e dolori, donne e filosofia conflitto e psicoterapia,
non mollare mi disse un catino d'acqua.
Galloz