I miei amati colleghi non dicono mai si, no, ok, bene, benino, mi piace abbastanza, non mi soddisfa del tutto. I miei amati colleghi usano solo i superlativi: una cosa è splendida o fa schifo, non sono previste sfumature intermedie. Hanno abolito il linguaggio della mediocrità, del così così. E se provate a rispondere alle loro domande con un semplice "va bene" quelli la prendono male, si piccano per il poco entusiasmo. Lo so, sembra che stia giocando all'accademia della crusca, ma se ci riflettete l'estremismo linguistico è un bel casino. Perché se uno piglia e elimina tutte le sfumature del medio dalla lingua c'è tutta una fetta di mondo che resta inespressa. La mediocrità, per esempio. Uno magari pensa che della mediocrità, linguistica e non, si fa volentieri a meno. Il punto, però, è che le persone mediocri, oltre a essere le più numerose, sono anche le cosidette persone "normali", quelle che ci danno la misura di come - più o meno - dev'essere un essere umano decente, di come deve comportarsi, di cosa può o non può fare.
Mi spiego, prima che mi prendiate a sassate: il fatto è che la misura del bene e del male non sono Hitler o Madre Teresa. Il metro del lecito non sono né San Francesco, né il Marchese De Sade; e per fortuna non usiamo Marilyn Monroe o Alain Delon (giovane, per carità) come paragone per definire la bellezza. Sennò, va da sè, saremmo tutti dei cessi.
Se poi vogliamo proseguire questa sega mentale, mettiamo pure che sarebbe un casino ancora più grosso se, per definire bella una giornata, una settimana, un anno, la paragonassimo sempre alla giornata o al periodo più bello della nostra vita. Non solo non saremmo mai contenti, ma ci perderemmo un sacco di potenziali buone, anche se non splendide, giornate.
Tra l'altro l'estremismo linguistico è la spia del brutto vizio di sputare sentenze severe e inappellabili sul comportamento altrui, sugli abitanti di intere nazioni, categorie, confessioni, etc. etc. Di solito quelli per cui una cosa è splendida o orrenda sono gli stessi che amano cominciare le frasi con "Tutti i marocchini...", "A me non succederà mai!", "Le donne....".
Detto ciò stamattina entro in ufficio e sulla scrivania trovo ad aspettarmi, severo, il nuovo contratto. Leggo: stesso co.co.pro delle precedenti 4 volte, stesso compenso, soliti sei mesi. Viene da chiedersi com'è che allora sono stati quattro mesi ad angosciarmi con la faccenda della non rinnovabilità, ma in genere, in questi casi, la prima reazione è un sospiro di sollievo: il due gennaio avrò ancora un lavoro. Il resto è corollario.
In quel momento spunta dalla porta il muso affilato della Spia che, con la solita voce un po' lamentosa, un po' materna, domanda: "Che ne dici, va bene?"
Sorrido.
"Perfetto!" rispondo.
Lei sgambetta via soddisfatta.
Io fingo di non aver pensato un mediocre "meglio di niente".










Se veramente credi a quello che hai scritto ("Non solo non saremmo mai contenti, ma ci perderemmo un sacco di potenziali buone, anche se non splendide, giornate.") tu non abbia più bisogno del "medico dei matti", come scrivevi qualche post fa.
Ciao,
mkfindus