18 dicembre 2007
Perfetto!Splendido!Stupendo!Fantastico!Terribile!Assolutamente disgustoso!

I miei amati colleghi non dicono mai si, no, ok, bene, benino, mi piace abbastanza, non mi soddisfa del tutto. I miei amati colleghi usano solo i superlativi: una cosa è splendida o fa schifo, non sono previste sfumature intermedie. Hanno abolito il linguaggio della mediocrità, del così così. E se provate a rispondere alle loro domande con un semplice "va bene" quelli la prendono male, si piccano per il poco entusiasmo. Lo so, sembra che stia giocando all'accademia della crusca, ma se ci riflettete l'estremismo linguistico è un bel casino. Perché se uno piglia e elimina tutte le sfumature del medio dalla lingua c'è tutta una fetta di mondo che resta inespressa. La mediocrità, per esempio. Uno magari pensa che della mediocrità, linguistica e non, si fa volentieri a meno. Il punto, però, è che le persone mediocri, oltre a essere le più numerose, sono anche le cosidette persone "normali", quelle che ci danno la misura di come - più o meno - dev'essere un essere umano decente, di come deve comportarsi, di cosa può o non può fare.
Mi spiego, prima che mi prendiate a sassate: il fatto è che la misura del bene e del male non sono Hitler o Madre Teresa. Il metro del lecito non sono né San Francesco, né il Marchese De Sade; e per fortuna non usiamo Marilyn Monroe o Alain Delon (giovane, per carità) come paragone per definire la bellezza. Sennò, va da sè, saremmo tutti dei cessi.
Se poi vogliamo proseguire questa sega mentale, mettiamo pure che sarebbe un casino ancora più grosso se, per definire bella una giornata, una settimana, un anno, la paragonassimo sempre alla giornata o al periodo più bello della nostra vita. Non solo non saremmo mai contenti, ma ci perderemmo un sacco di potenziali buone, anche se non splendide, giornate.
Tra l'altro l'estremismo linguistico è la spia del brutto vizio di sputare sentenze severe e inappellabili sul comportamento altrui, sugli abitanti di intere nazioni, categorie, confessioni, etc. etc. Di solito quelli per cui una cosa è splendida o orrenda sono gli stessi che amano cominciare le frasi con "Tutti i marocchini...", "A me non succederà mai!", "Le donne....".
Detto ciò stamattina entro in ufficio e sulla scrivania trovo ad aspettarmi, severo, il nuovo contratto. Leggo: stesso co.co.pro delle precedenti 4 volte, stesso compenso, soliti sei mesi. Viene da chiedersi com'è che allora sono stati quattro mesi ad angosciarmi con la faccenda della non rinnovabilità, ma in genere, in questi casi, la prima reazione è un sospiro di sollievo: il due gennaio avrò ancora un lavoro. Il resto è corollario.
In quel momento spunta dalla porta il muso affilato della Spia che, con la solita voce un po' lamentosa, un po' materna, domanda: "Che ne dici, va bene?"
Sorrido.
"Perfetto!" rispondo.
Lei sgambetta via soddisfatta.
Io fingo di non aver pensato un mediocre "meglio di niente".
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:34:00 PM | Permalink |


7Commenti


  • At 5:39 PM, Anonymous Anonimo

    Se veramente credi a quello che hai scritto ("Non solo non saremmo mai contenti, ma ci perderemmo un sacco di potenziali buone, anche se non splendide, giornate.") tu non abbia più bisogno del "medico dei matti", come scrivevi qualche post fa.

    Ciao,
    mkfindus

     
  • At 5:46 PM, Blogger Atipica

    Io credo davvero a quello che ho scritto. Il problema è che le mie giornate, a dispetto di quello che credo, restano stampate in scala di grigi.

     
  • At 7:11 PM, Anonymous Anonimo

    __enter Banality Mode__
    Da "I Laureati" di F.Pieraccioni:
    I momenti importanti nella vita di un uomo si contano sulle dita di una mano, tutto il resto fa volume!"

    Perché non potete accettare il fatto che la vita è banale, che le persone sono banali, che di Gauss ne è nato uno ed è difficile ne nasca un'altro! Non può essere sempre "San lorenzo" tutto l'anno, ci sono anche giorni in cui il cielo è immobile e grigio.
    __exit Banality Mode__

    Ti auguro i ritrovare i tuoi colori.

    mkfindus

     
  • At 9:33 PM, Blogger Athaualpa

    Che discorso di buon senso. Da far quasi paura. Al paese dicevano "piutost che nient, l'é mei piutost" eppure a me piace di piú l'idea del "nient", che di piuttosto in piuttosto si finisce ad essere tostati e bruciacchiati.
    Ma il "nient" é un'estremo...

     
  • At 11:10 PM, Anonymous Anonimo

    Io invece, che resto sul medicore pragmatismo, ti consiglio sempre il consulto dall'amico giuslavorista di Milano.

     
  • At 10:33 AM, Blogger Atipica

    Il punto è proprio quello di MkFindus: non eri einstein, non eri niente. Tra einstein e niente ci sono un sacco di possibilità, ma nessuno le vede e, se le vede, non gli sembrano abbastanza. Volere sempre qualcosa di più è un problema dei nostri tempi o dell'uomo occidentale di ogni epoca. Però è vero anche quello che dice Arimortis, di piuttosto in piuttosto ci si adatta a tutto, ci si avvilisce. Chi si accontenta gode, ma è vero pure che chi si accontenta rinuncia sempre a qualcosa che invece avrebbe voluto e, in un certo senso, non gode mai del tutto.
    La soluzione credo che, in fondo, sia sempre l'umanissimo buon senso, insieme con la fatica di decidere di volta in volta, qual è l'atteggiamento migliore.
    Oggi c'è il sole, la scala di grigi ha un po' più di sfumature e il fatto di avere comunque un lavoro il due gennaio mi sembra abbastanza. Poi però penso a cosa significa per me e per quelli come me aver sempre un sospiro di sollievo da tirare, un "comunque" da inserire nella frase, un "a conti fatti" con cui concludere. E no, penso che di questo, noi (e non solo io) non dovremmo accontentarci.

     
  • At 4:47 PM, Blogger Galloz

    Perfetto, uno dei più belli
    Galloz

     
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