Una domanda così, la poteva fare solo la Kapò. E solo lei, ma forse anche La Bara, poteva meravigliarsi del fatto che ho risposto no. Ma non ho risposto "no" perché penso che nella testa della gente ci siano solo cose brutte, i giovani sono senza valori, non esistono più le mezze stagioni e in città non si trova più il parcheggio. Il fatto é che mentre la Kapò mi faceva la domanda, in sottofondo c'era la PsycoCentralinista che parlava da sola: "Eh, ma mica si posso dire le cose sempre all'ultimo momento!Bisognerebbe dirlo, se il 27 si lavora!Cavolo, mi sono sporcate le mani di nero, e come si saranno sporcate, le mani di nero? Con due maglioni sembro ancora più grossa. Tengono proprio caldo, però. E vabbè che la pancia c'è, in effetti". Quella donna non ha il filtro fra pensiero e parola, traduce in suoni tutti i singhiozzi del suo cervello, quindi è un po' come leggerle nella testa. E, vi dico, non è che ci siano cose brutte nella testa della PsycoCentralinista, ci sono semplicemente cose. Questo è il punto: visto che non siamo tutti Amleto, se potessimo leggerci nella testa, si moltiplicherebbero le informazioni inutili, le questioni che lasciano il tempo che trovano. Dovremmo "ascoltare" la gente preoccuparsi di cosa mangia a pranzo, di come sfamarsi senza eccedere con le calorie, di quale manicure farsi per la sera di capodanno, se è meglio comprare il maglione coi rombi o quello tutto nero, cose così. Perché per la maggior parte sono queste le cose a cui pensiamo, mica il cielo delle stelle fisse. E, forse, è meglio così, che un mondo fatto di gente che discetta sui massimi sistemi non so come sarebbe.
Ci sono quelli che dicono: non vorrei leggere nella testa della gente perché sai quanta rabbia, quanto dolore, quanta cattiveria toccherebbe sopportare? Non credo. La rabbia, il dolore, la cattiveria - come l'amore, la bontà, la gioia - sono importanti e si esplicitano sempre, in qualche modo. Quindi tocca sopportarle comunque. Se uno è cattivo/buono, te ne accorgi dopo un po', senza bisogno di leggergli nella testa.
Così ho risposto alla Kapò: "No, non mi piacerebbe leggere il pensiero perché non ho voglia di sovraccaricarmi il sistema operativo di informazioni irrilevanti".
Lei ha incrociato gli occhi. Poi ha domandato: "Sci, però sce sci potessce lezzere nella tescta della zente, scapresti scubito se uno viene con te per farsci una scopata o perchè ti ama!Te, Benny, a queste cose non zi pensci, ma scennò come fai a capirlo?".
E allora m'è venuto in mente che, oltre alla questione sovraccarico, la natura deve aver tentato di ristabilire così un po' di uguaglianza. Secondo me ha pensato, seduta a gambe incrociate su una nuvoletta: "non li faccio tutti uguali sennò da qui all'eternità mi rompo le balle, però faccio in modo che sembrino tutti uguali. Almeno finché non aprono bocca".
Che volete, con questa storia che a Natale tutti fanno i buoni, a me è venuta voglia di sputare fiele.










Per alcuni, ma sono effettivamente pochi, la diversità risulta marcata ancora prima del proferire favella; io osservando la fisionomia delle persone che mi circondano in ufficio, anno dopo anno sono diventata fiera sostenitrice delle teorie lombrosiane; a partire dal grande capo, versione umana di babe maialino coraggioso: uno con quella faccia che co' altro può essere se un bulimico accumulatore di denaro, guadagnato spremendo come limoni e in barba alle leggi i collaboratori? Che poi questo è un po' come il prete pedofilo, che, mi si passi l'espressione, te la mette in quel posto e poi fraternamente di dà una pacca sulla spalla e pretende pure che ti sia piaciuto; e la cosa veramente intollerabile è che qui molti fingono, fingono eccome, oppure dopo anni di prona rassegnazione si sono autoconvinti che questo sia il migliore dei mondi possibili. E accorono come giullari di corte al brindisi aziendale, alzando il calice ai futuri fatturati aziendali, e ingllanda la radiografia di panettone. Ecco, io i pensieri di questa gente qua non li vorrei mai leggere: mi terrorizza la sola prospettiva. Che poi, come dici tu, a parte la noia di trovarvi misere banalità, il rischio vero per quanto mi riguarda è un altro, e si chiama horror vacui.