Allora, le cose stanno così: gli ultimi 31 anni della mia vita sono composti, più o meno come succede per tutti, da 5 tipi di giornate. Le giornate bellissime, quelle che se la giocano per apparire nel remake della vita che, mi assicurano, passa davanti agli occhi prima di morire, una trovata marchettara che mi pare faccia un sacco MTV generation, ma vabbé, non stiamo sempre a fare le pulci. Poi ci sono le giornate belle, quelle che yuhu, oggi mi è successo questo e sono al settimo cielo. Al terzo posto troviamo le giornate normali, del tipo oggi non è successo proprio una fava, ma non importa, perché questa giornata senza colore né sapore finirà nel cumulo del tempo che non dovrò prendermi la briga di cercare di ricordare o dimenticare, quindi si ringrazia comunque per la fatica risparmiata. Al quarto ecco le giornate storte, tinte di grigio da un generico senso di fastidio nei confronti dell'universo tutto e dalla noia, ma una noia che comunque la giri non c'è verso. In genere anche queste giornate non creano troppi problemi alla memoria che, appena può, gira pagina. Più che alto creano problemi a me, che se c'è una cosa che proprio mi deprime è la noia. E infine, loro, le giornate bruttissime, quelle in cui è l'universo ad avercela con te e si impegna per ridurti in poltiglia. Quelle che tu vorresti cancellare dal calendario, ma loro ti restano attaccate alla memoria come le cozze agli scogli.
Ok, tutta questa pugnetta per dire che stamattina la prima voce che ho sentito, alle nove meno un quarto, era quella della Bara e, va da sè, dopo una simile inizio questa giornata non poteva che essere di tipo quattro. E perché il Feretro ha osato interrompere il sacro e sofferto rito dell'addomesticamento della giornata, fondamentale per la riuscita delle successive 24 ore? Per comandarmi di andare a prendere il carrello nella tana del Serpente Velenoso e sgomberare l'ufficio dalle scatole che lei aveva provveduto ad accatastare davanti alla porta. Trattasi di 20 scatole di N quintali, ciascuna piena di N cartelle obsolete che, in quanto obsolete e non utilizzabili, è assolutamente opportuno conservare in grande quantità in magazzino.
Ora, a prescindere che non ho capito perché non possiamo farne un rogo in mezzo al corridoio, sperando che accidentalmente qualcuno dei miei colleghi finisca arrostito, quello che capisco ancora meno è perché non può dirmelo quando arrivo in ufficio. Cos'è soffre di rompimento di cocones compulsivo?
La PsycoCentralinista sta conducendo un importante esperimento. Sta cercando di capire quante volte bisogna ripetere la stessa frase dondolando prima che l'interlocutore si metta urlare minacciandola di farla a pezzi a colpi di ascia.
Tipo oggi:
"Benedetta, non si possono fare due lavori per volta, non credi?"
"Si, hai ragione non si possono fare"
Non so nemmeno di cosa parlasse, ma applico la buona vecchia regola che consiglia di dar sempre ragione ai matti.
"No, ma il fatto è che non si possono fare due cose alla volta"
"Sì, sono d'accordo"
"Eh, già, non si possono proprio fare, due cose alla volta"
"Ok"
"No, non si possono fare, due cose alla volta"
"No, non si possono fare"
"Perchè io dico solo che non si possono fare, due cose alla volta"
"Ho capito..."
"Che c'è di male, a dire che non si possono fare due cose alla volta?"
"Niente..."
"Ecco, allora diciamolo, non si possono fare due cose alla volta"
"Ti prego, devo finire una cosa"
"Giusto, devi lavorare, è che volevo solo dirti che non si possono fare due cose alla volta"
E giù così per una buona mezz'ora.
Infine, tornando dalla pausa pranzo, ho trovato le mie colleghe riunite in gran consesso davanti alla macchinetta del caffè, tutte intente a domandarsi l'un l'altra come si fa a capire quando un uomo viene a letto con te perchè ti ama e non per farsi una scopata.
Ecco, tutto questo per dire che persino le manifestazioni della follia, per quanto varie, originali, eclettiche, stravaganti possano essere, dopo due anni di quotidiana frequentazione, annoiano. Per me potrebbero pure impazzire del tutto, mi basterebbe che fossero un pelo più vari nelle manifestazioni del loro evidente disagio mentale.
Ok, tutta questa pugnetta per dire che stamattina la prima voce che ho sentito, alle nove meno un quarto, era quella della Bara e, va da sè, dopo una simile inizio questa giornata non poteva che essere di tipo quattro. E perché il Feretro ha osato interrompere il sacro e sofferto rito dell'addomesticamento della giornata, fondamentale per la riuscita delle successive 24 ore? Per comandarmi di andare a prendere il carrello nella tana del Serpente Velenoso e sgomberare l'ufficio dalle scatole che lei aveva provveduto ad accatastare davanti alla porta. Trattasi di 20 scatole di N quintali, ciascuna piena di N cartelle obsolete che, in quanto obsolete e non utilizzabili, è assolutamente opportuno conservare in grande quantità in magazzino.
Ora, a prescindere che non ho capito perché non possiamo farne un rogo in mezzo al corridoio, sperando che accidentalmente qualcuno dei miei colleghi finisca arrostito, quello che capisco ancora meno è perché non può dirmelo quando arrivo in ufficio. Cos'è soffre di rompimento di cocones compulsivo?
La PsycoCentralinista sta conducendo un importante esperimento. Sta cercando di capire quante volte bisogna ripetere la stessa frase dondolando prima che l'interlocutore si metta urlare minacciandola di farla a pezzi a colpi di ascia.
Tipo oggi:
"Benedetta, non si possono fare due lavori per volta, non credi?"
"Si, hai ragione non si possono fare"
Non so nemmeno di cosa parlasse, ma applico la buona vecchia regola che consiglia di dar sempre ragione ai matti.
"No, ma il fatto è che non si possono fare due cose alla volta"
"Sì, sono d'accordo"
"Eh, già, non si possono proprio fare, due cose alla volta"
"Ok"
"No, non si possono fare, due cose alla volta"
"No, non si possono fare"
"Perchè io dico solo che non si possono fare, due cose alla volta"
"Ho capito..."
"Che c'è di male, a dire che non si possono fare due cose alla volta?"
"Niente..."
"Ecco, allora diciamolo, non si possono fare due cose alla volta"
"Ti prego, devo finire una cosa"
"Giusto, devi lavorare, è che volevo solo dirti che non si possono fare due cose alla volta"
E giù così per una buona mezz'ora.
Infine, tornando dalla pausa pranzo, ho trovato le mie colleghe riunite in gran consesso davanti alla macchinetta del caffè, tutte intente a domandarsi l'un l'altra come si fa a capire quando un uomo viene a letto con te perchè ti ama e non per farsi una scopata.
Ecco, tutto questo per dire che persino le manifestazioni della follia, per quanto varie, originali, eclettiche, stravaganti possano essere, dopo due anni di quotidiana frequentazione, annoiano. Per me potrebbero pure impazzire del tutto, mi basterebbe che fossero un pelo più vari nelle manifestazioni del loro evidente disagio mentale.










Forse potresti/dovresti mettere "la vibrazione" (per finta)al cellulare ed usarla come scusa ogni tanto o spesso: "non l'ho sentito, ero in bici, bus, etc"; insomma per un cocopro come il tuo non hai obbligo di reperibilità fuori orario, e questo è il meno.
L' idea dell' estero l'hai abbandonata?
Se riuscirai a cambiare preparati a fargli causa per i diritti pregressi ma senza farti illusioni... ti dovresti già essere informata alla nidil, tenendo copia di messaggi, mail e tutti gli ordini vincolanti e di subordinazione che ricevi, oltre ai tuoi bellissimi :) contratti da gettare.
Il tuo blog è stata una bellissima e triste lettura.
Auguri a tutti ...noi.