Pieno di speranze.
Serenità.
Soldi.
Lavoro.
Soluzioni.
Anno nuovo, vita nuova.
E il bello è che ci si crede, signori, davanti a quel "meno quattro, meno tre, meno due..." che l'anno nuovo sarà una cornucopia di trionfi e felicità, un tripudio si soluzioni di problemi decennali, la svolta tanto attesa insomma. Poi arriva il due gennaio che è identico tale e quale sputato al due gennaio dell'anno precedente che, in linea di massima, è a sua volta identico a quello dell'anno prima ancora. Allora ho capito il senso di queste feste inquietanti: fissare una data simbolica per la chiusura del bilancio, una scusa per voltare pagina o almeno raccontarsi di averla voltata. Poi il giorno dopo si ricomincia con la stessa vita di sempre, quelle giornate del cazzo che per quanto t'impegni non riesci mai a ricomporre, come il Cubo di Rubik, che al massimo fai tre facce e poi cominciano i casini. Però è la speranza che conta, sennò Paolo Fox finirebbe a raccogliere le olive, invece di smerciarla a poco prezzo in tivvù. E pure tagliata male.
Però mi domando, perché se questo giochino funziona dalla notte dei tempi con la quasi totalità del genere umano, con me s'inceppa? Perché, invece della speranza, mi viene l'angoscia?
Beh, dai, cin cin.










ma sozzia Benny...
m'agriva che le coze ti vadano di zfiga, però poi... giovane, carina, intelligente... sicura di essere così sfigata? Si tende a festeggiare sperando di avere un'opportunità, ma in generale è bello POTER sperare in qualcosa, per cui... BRINDISI !!!
"... e che non ci manchi mai tutto quello che desideriamo..."
e che ti vada tutto di gran culo nel 2008 (continua a scrivere però...)
Bacetti
Robby
(e pubblicare "le avventure della piccola Benny"? chissà...)