17 gennaio 2008
Ieri sera, in un commento al post precedente, Elianto scriveva:

Sempre più spesso mi vien da pensare che il patto tra generazioni, di tanto in tanto evocato, ma senza troppa convinzione, sia molto simile al famoso Godot della tragedia di Becket: citato, desiderato, rivestito di un ruolo quasi salvifico, ma appunto assente, negli anni passati, presenti e (temo) futuri. E quello che mi colpisce ulteriormente, non è tanto l'indifferenza, talvolta la sprezzante banalizzazione, del disagio in cui versa la sottoscritta e molti miei amici e coetanei, da parte di chi ha diritti che noi solo ci sogniamo, e li ritiene banalmente scontati; colpisce ancor di più anche questa tendenza a infierire, umiliare il prossimo. Come se tu vedessi una persona che resta a malapena a galla nell'acqua e che fai? L'aiuti? no, gli spingi la testa più sotto! Il punto è che non penso si diventi così di punto in bianco, ci devi essere indubbiamente portato di tuo; e forse il sistema è impostato proprio per premiare queste carogne qua, mica quelli che restano indietro ad aiutare gli altri. Ma come fanno questi soggetti a non pensare, per dire una banalità, che questa mancata condivisione, che a volte si trasforma in sadica connivenza, potrebbe un domani ritorcersi anche sulla pelle di qualche amico, parente, figlio? Penso si tratti di una diffusa indifferenza del "bene collettivo"; ma ormai me ne son fatta una ragione, nel pese dei guelfi e ghibellini, i cocetti di "bene comune" e "stato civile" sono sempre stati poco frequentati e relegati nella dimensione "dell'irrealizzabile ideale". Che schifo.

Ora, mentre lei partoriva questo capolavoro (nessuna ironia, lo penso davvero), io a casa riflettevo sul fatto che i colleghi, quelli con cui condivido nove ore il giorno da due anni, quindi nel complesso circa 6500 ore, non mi hanno nemmeno dato una pacca sulla spalla. Anzi: "ci ha ordinato di fare i colloqui per sostituirti e noi, capisci, non ci possiamo mica rifiutare" mi hanno comunicato la Kapò e La Bara ieri "d'altronde tu lo hai sfidato non venendo in ufficio entro le ore che lui ti aveva indicato". Che, sarò pure un pelo permalosa, ma alle mie orecchie suona come: beccati la giusta punizione per la superbiuccia patetica con cui hai cercato di elevarti alla dignità di un lavoratore.
Il discorso sarebbe lungo e comunque non riuscirei a farlo meglio di Elianto: questa società non premia, anzi scoraggia, la solidarietà. Soprattutto quella del forte col debole. E' concepita in modo tale che le carogne facciano balzi in avanti diventando sempre più carogne e chi si attarda ad aiutare il prossimo in disgrazia sia considerato solo un pazzo sognatore, un comunista pericoloso, uno che non sa badare ai suoi interessi. Mi è capitato l'altro giorno di ascoltare al tg che in un comune del nord alcuni non riescono a pagare la bolletta dell'Enel e dai oggi, dai domani, si ritrovano col contatore chiuso. Il sindaco di questo comune ha avuto allora l'idea di tassare con un euro - o qualche euro, ma comunque una cifra a cui, cazzo, se sei fra i redditi considerati alti rinunci facilmente - chi ha un reddito più alto per poi usare questi soldi per pagare la bolletta dell'Enel alle famiglie in difficoltà. Il giornalista ha intervistato alcuni cittadini di questo comune e ce n'erano un sacco che non si sono vergognati di dichiararsi piuttosto seccati di dover sborsare un eurino pulcioso in più. Ero a tavola con persone di cui ho stima e non con le solite carogne. Eppure il commento che ho sentito è stato: "Scusa ma mica è giusto che pago io che onestamente dichiaro quello che guadagno quando c'è chi fa una dichiarazione dei redditi fasulla e risulta povero". Ok, a prescindere che chi arriva a farsi staccare la luce probabilmente non risulta povero, ma è povero, penso che sì, hanno ragione, l'Italia è piena di evasori fiscali. Ma che in fondo si dovrebbe essere contenti di rientrare fra gli onesti che guadagnano e pagano e a cui viene data l'occasione di aiutare chi da solo non ce la fa.
Che c'entra? C'entra. C'entra proprio perchè chi fa questi discorsi è brava gente che ha sempre lavorato e guadagnato onestamente sudandosi ogni centesimo. C'entra perchè chi parla così non ha yacht e pozzi di petrolio. E allora a me viene in mente che in una società in cui la generosità e la solidarietà vengono relegate in secondo piano e in considerate in parte un disvalore anche fra la cosiddetta gente normale, quelli come Elianto, me e tanti altri, che pensano alla "società civile", al "bene comune", che sono convinti che indifferenza di fronte all'ingiustizia e all'umiliazione degli altri sia connivenza, hanno già perso. Siamo fuori della storia e dal tempo. Oggi trionfa il modello di fatti gli affari tuoi e fregatene del prossimo, tanto come alibi si adduce l'incrollabile convinzione che il tuo prossimo a sua volta se ne fregherà di te quando sarà il tuo turno. Noi precari siamo il prodotto di questa indifferenza, di questa svalutazione della generosità e della solidarietà: nel 2003, quando la Legge 30 fu approvata, chi già lavorava con un buon contratto e con i suoi sacrosanti diritti non si sentì coinvolto. Non pensarono domani toccherà a mio figlio o, se mi licenziano, potrebbe toccare addirittura a me. Molti si fecero prendere in giro dalla retorica del martirio, ok, ma quando se lo sono trovato davanti, il precariuccio vessato, nessuno è saltato su a dire "oh, ma cosa cazzo stiamo facendo?". Anzi, tutti zitti, pronti a tapparsi gli occhi con la storia del "caro mio devi fare la gavetta anche tu", oppure "ecco la generazione che ha avuto tutto che alla prima difficoltà piagnucola e corre da papi". Ora, a prescindere che essere considerato uno che ha avuto tutto da chi è nato alla fine dei '50 e s'è beccato il boom economico, i salari degli anni '70 e la ricchezza degli anni '80 francamente mi fa incazzare, sono sempre più convinta che la buona parte della responsabilità per la Legge 30 e le porcate commesse in suo nome vada ascritta all'indifferenza dei nostri cari concittadini, genitori, parenti, amici di qualche anno più grandi. Che, appurato che la cosa non li riguarda, si sono girati dall'altra parte.
Andiamo avanti così e presto o tardi riusciranno a farci accettare anche l'idea che si può morire di cancro al polmone, e senza che nessuno muova un dito, perchè non si è in grado di pagare l'assicurazione sanitaria.
Scusate, l'ottimismo non è di casa, in questo periodo.

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:07:00 AM | Permalink |


17Commenti


  • At 11:23 AM, Blogger kabalino

    Negli anni '70 c'erano quelle saghe di film "Milano violenta", "Napoli violenta"...insomma quei b-movie abbastanza inguardabili...
    Oggi c'è una società violenta su tutta la linea, feroce più che violenta, sempre meno civile e solidale...e feroce lo sarà sempre di più. Questione di risorse scarse, economie traballanti e robe del genere.

     
  • At 11:41 AM, Blogger Atipica

    Società feroce, è il termine che uso sempre anch'io. E chi non è in grado di essere feroce, finisce al macello. Produci-consuma e crepa, ma soprattutto stai zitto e non rompere coglioni coi diritti e l'umanità. Il comunismo non reso quel che prometteva, ma manco il capitalismo sta facendo una gran figura. Sempre che sia questo, il problema...

     
  • At 12:55 PM, Anonymous Anonimo

    Questa società premia sempre il merito.
    Ed è proprio su questa parola che cominciano le liti:

    - per alcuni il merito è solamente in ciò che lavorativamente di livello si produce.

    Il merito non è solo questo, purtroppo o per fortuna che sia.

    Il merito è anche quello di riuscire ad integrarsi - se lo si vuole è chiaro - in ambienti altamente competitivi.
    Il merito è non essere pervasi di ideologia, ma vivere in uno stanno perenne di "pubbliche relazioni del quieto vivere".
    Il merito non è mai pensare che si meriti, ma è sempre fare e non guardarsi indietro, essendo certi che se davvero si merita, si arriverà dove tutti si vuole.

    Solidarietà - ma anche riflessioni utili - per la tua situazione.

    :-)

    Un abbraccio.

     
  • At 2:20 PM, Anonymous Anonimo

    "essendo certi che se davvero si merita, si arriverà dove tutti si vuole"

    Ma tu ne sei veramente certo?
    Io no.

    P.

     
  • At 2:29 PM, Blogger Atipica

    Sì, ma attenzione alla questione del merito. Non sempre ciò che si merita si ottiene, purtroppo. E chi sostiene il contrario o è un ingenuo o è uno che vuole prendere in giro il prossimo.
    Secondo: cosa significa integrarsi in ambienti competitivi? Si può essere competitivi e umani, competitivi e solidali, competivi e leali, competitivi e giusti. Qual è il limite oltre il quale la competitività diventa bieco arrivismo? Spesso oggi quando una realtà, aziendale perlopiù, viene definita altamente competitiva significa che lì dentro i dipendenti vengono spremuti fino allo stremo e calpestati. Che ognuno bada ai suoi interessi e dimentica ciò che umanamente, prima che professionalmente, non andrebbe mai dimenticato: la lealtà e la dignità anche dell'ultimo degli sfigati.
    Terzo: guardare indietro, invece, credo sia fondamentale per capire dove si è arrivati oggi e perchè. Fare, fare, fare senza pensare è inutile e spesso controproducente. Quarto: pensare di meritare e lottare per ottenere ciò che si pensa di meritare è giustissimo; semmai pretendere sarebbe sbagliato.
    Essere certi che, se si merita qualcosa, lo si otterrà, è fondamentalmente un autoinganno che non tiene conto di una dimensione realissima: la sconfitta.
    Io penso di meritare qualcosa di più di questo e intendo lottare per ottnerlo; io penso che molti dei lettori di questo blog meritino molto di più della merda che quotidianamente ingoiano e debbano lottare per ottenerlo. Ci riusciremo solo perchè lo meritiamo? Non credo.
    E, infine, penso che se integrarsi in un ambiente altamente competitivo significa diventare moralmente disgustosi, non voglio questo genere di merito.
    Sempre grazie per la solidarietà...:-)

     
  • At 2:30 PM, Anonymous Anonimo

    Cara Atipica, l'argomento mi "risuona" moltissimo. Ho toccato con mano cosa significa non ricevere la solidarietà dei colleghi di lavoro, nonostante ne avessi donata tanta, qualche volta anche dietro gentile richiesta. Ho imparato- ma solo dopo molti anni, almeno una decina- che l'errore di partenza è confondere l'ufficio (o la redazione, o la fabbrica ecc) con una seconda famiglia. Credo che bisogna essere se stessi, non inaridirsi mai (sarebbe una triste sconfitta) ma credo pure che negli ambienti di lavoro si debba fare i conti con una sorta "difettosa condizione di umanità". E prendere le giuste e preventive contromisure. Naturalmente se questo teorema da quattro soldi dovesse saltare (non succede spesso, ma succede) allora sarà un giorno di festa. Avrai trovato un nuovo amico. A quel punto tienitelo stretto.

     
  • At 2:41 PM, Blogger Atipica

    Perfettamente d'accordo, ma non confondo l'ufficio con una seconda famiglia. Di base non mi aspetto gli auguri per il compleanno o che si diano da fare per farmi distrarre se il moroso mi lascia. Nè mi aspettavo che mi difendessero, si schierassero o rischiassero in proprio. Mi aspettavo, però, questo sì, che mi dessero una pacca sulla spalla. Senza troppe parole. Perchè anche se non sono miei amici e ne disprezzo l'80%, io a loro, gliel'avrei data. E non perchè sono ipocrita o finta-buona, ma se uno che mi sta sul cazzo subisce un'ingiustizia, a me comunque dispiace per l'ingiustizia. Nessun eroismo, sono solo fatta così.Spacco il capello in quattro e, credetemi, è una gran pugnetta.
    E comunque ci sono stati periodi in cui i colleghi, sia quelli antipatici che quelli simpatici, si schieravano, eccome se si schieravano.

     
  • At 5:04 PM, Anonymous Anonimo

    @anonimo
    Con le premesse e le indicazioni che abbiamo indicato, ne siamo certi, avendolo visto succedere a tutti quelli di noi di valore, e a tutti gli amici anch'essi di valore.
    Attenzione solo però a capire bene cosa sia la parola "merito".

    @Atipica
    Io non farei se fossi in te certe affermazioni lapidarie - risulterebbero essere troppo demagogiche. Non esistono autoinganni nel merito, ma solo grandi consapevolezze.
    Sul merito abbiamo detto: con le premesse e le indicazioni che abbiamo indicato, ne siamo certi, avendolo visto succedere a tutti quelli di noi di valore, e a tutti gli amici anch'essi di valore.
    Attenzione solo però a capire bene cosa sia la parola "merito".

    Integrazione: non sei tu che puoi portare elementi di integrazione in un sistema lavorativo dove vai a lavorare. Sarai invece tu a doverti integrare con lo stesso - se ti piace e ti ci trovi bene sia chiaro - e a portare delle novità dentro questo, sempre in un'ottica di rispetto delle modalità interne al sistema.
    Paradossalmente, se scegli di lavorare in un sistema "scorretto", potrai portare elementi "di cura", ma anche tu ti dovrai adeguare al "sistema malato" almeno in parte.
    Altrimenti sarai libero di cambiare sistema.

    Guardare indietro: fa bene solo dopo che si è fatto così tanto che tutto assume un senso. Altrimenti può fare + male che bene.

    @verbena
    mai infatti fare l'errore di cui parli, o meglio: in genere hai ragione.
    Anche se conosciamo uffici che davvero sono seconde famiglie, nel vero senso della parola.
    Si deve saper scegliere dove si sta e si va.

    :-)

    Un abbraccio.

     
  • At 5:43 PM, Blogger Atipica

    Per quanto ampia sia la definizione che dai di merito, credere che esso trionfi sempre mi sembra un filo, ma giusto un filo, troppo ottimista. Presuppone in qualche modo che l'individuo abbia il controllo della realtà cosa che, oggi come ieri, mi pare ampiamente confutato. Ed è per questo che uso la parola autoinganno. Ma poniamo pure che quello che dici tu sia vero, e cioè che tutte le persone di valore che hai conosciuto finora alla fine hanno avuto "successo". Sei sicuro di poter affermare il contrario? E cioè che tutti quelli che non hanno avuto successo sono sicuramente persone che non hanno merito? Perché per dire che tutti i cigni sono bianchi non bisogna contare quelli effettivamente bianchi, ma verificare che non ce ne sia uno nero.
    Per quanto riguarda l'integrazione: certo, se voglio restare all'interno di un sistema devo sicuramente adeguarmi, ma sono libero di esprimere un giudizio sulla realtà che ho di fronte. E anche di pensare che vada cambiata. E persino di cercare di cambiarla, pronta ad affrontare le conseguenze di questo tentativo. I sistemi, le famiglie, le aziende, gli stati, sono composti da individui e non vivono di vita propria. Perciò possono essere cambiati dagli individui. E devono essere cambiati quando non funzionano.
    Guardarsi indietro fa bene sempre e non per cercare Sensi o Significati - che io in genere diffido delle maiuscole - ma per riflettere e capire. Che smuovere i neuroni anche senza uno scopo non ha mai ucciso nessuno.
    Un'ultima domanda: ma quindi persino capitare in un ufficio che somiglia a una famiglia è questione di scelta? quindi finchè non lo si trova bisogna continuare a saltellare di qua e di là? Non si potrebbe semplicemente accontentarsi di un ufficio dove non ci sono famiglie e familiari, ma non ci si sbrana a vicenda come lupi?

     
  • At 5:46 PM, Anonymous Anonimo

    Al di la del fatto che la tua risposta non ha senso: a quali premesse e indicazioni ti riferisci? "Avendolo visto succedere", cosa abbiamo visto succedere? "a tutti gli amici anch'essi di valore", cos'altro è di valore? E poi, un po' di sensibilità per favore, gli amici non sono oggetti!

    In ogni caso, con premesse e indicazioni posso far anche girare il sole intorno alla terra, ma è solo un patetico modo di tapparsi gli occhi.
    E comunque, se vogliamo giocare sul significato della parola merito permettimi di risponderti come avrebbe fatto mia nonna: possiamo chiamare la merda anche concime, ma sempre merda rimane!

    P.

     
  • At 10:03 AM, Anonymous Anonimo

    ...Questa società premia sempre il merito...

    Io ho qualche perplessità in merito...

    In Italia ci sono asini che volano alto e cacche che continuano a galleggiare.

    La meritocrazia non esiste, non può esistere, e, a mio parere, evviva che non esiste!!!

    Come si valuta il merito?
    Sulla base della produttività? Delle vendite? Dei profitti?

    Che merito diamo ad una mamma che allatta il proprio figlio? La produttività, le vendite e i profitti non possono che calare mentre lei allatta!!!

    Bho scusate sto andando fuori tema, ma il pensiero che mia moglie, 900€ mese a cocopro, sia stata licenziata il giorno stesso che ha comunicato di esser in cinta forse condiziona il mio pensiero.

    Ghiro

     
  • At 10:13 AM, Blogger Unknown

    Mi dispiace per tua moglie Ghiro. Purtroppo essere licenziate perchè si è incinta, per un co.pro è quasi la norma. Sul merito sono d'accordissimo con te. Se anche fosse vero che questa società premia il merito, cosa che non credo, non mi piacerebbe che il merito fosse l'unico parametro di cui tenere conto.

     
  • At 3:23 PM, Anonymous Anonimo

    @atipica
    Il merito trionfa sempre - se però è impostato con i giusti criteri (se ne parlava prima).
    Anche qui, l'individuo può avere molto spesso il controllo della realtà - se però sa quale sono le corrette modalità per farlo, e se sa interfacciarsi al meglio con essa.
    Possiamo dire che una solida e ampia maggioranza di chi non ce l'ha fatta, era gente che non meritava di farcela, vuoi perchè non aveva qualità, o vuoi - cosa ancora + grave - che non sapeva come usarle oppure anche sapendolo, si ostinava ad andare su strade sbagliate.
    Sistema e integrazioni: giudizi ne puoi dare, sei libera di farlo, ma giudicare è spesso negativo. Ci hanno insegnato a combattere guerre difficili, ma che avevano almeno speranze di vittoria.
    Poi che i sistemi si cambino è vero, ma farlo implica ruoli decisionali che non ci pare ora tu abbia.
    Smuovere i neuroni: non uccide nessuno, ma perdere il Tempo, che è l'unica cosa che non torna mai indietro.
    Tua domanda: capitare in un uffico quale quello che descrivi è in parte questione di scelta - certe cose le capisci al volo io spero per te. Rimanerci o volerci rimanere è certamente questione di scelta.
    Forse, se non ti adatti, potresti pensare ad un ufficio tuo ...
    :-)

    @anonimo P.:
    noblesse oblige (chissà se sai cosa vuol dire ...)
    Altra risposta a parole senza senso come le tue non si può davvero dare.

    @ghiro:
    non portare i giudizi dati al di fuori del lavoro (mamma che allatta), perderebbero di senso.
    Massima solidarietà per tua moglie comunque, non sono stati carini con lei.

     
  • At 4:06 PM, Blogger Atipica

    Prime, ciò che sostieni è chiarissimo. Ma mi sembra altrettanto evidente che non lo condivido. Perciò mi sembra del tutto inutile continuare a discuterne.

     
  • At 6:32 PM, Anonymous Anonimo

    It's your choice !

    :-)

     
  • At 4:34 PM, Blogger Biassanott

    MERITOCRAZIA: che questa società sia meritocratica è una solenne cazzata.
    se così fosse non si spiegherebbero TROPPE cose, dalle cariche politiche, alle assegnazioni di cattedre, ecc...
    LA MANCANZA DI MERITOCRAZIA E'UNA EVIDENTISSIMA LACUNA della società italiana; in secondo luogo, prendendo il vecchio detto che nella vita servono "Occ, gamba e bus dal cùl" (meritocrazia), ci può pure essere chi ci mette "Occhio e gamba" ma quando si è carenti di "buco del culo" sarebbe carino non essere gettati dalla rupe...
    Io ammetto candidamente di essermi prodigato sui 2 fronti, ma senza il terzo aiuto dal cielo non potrei condurre la buona vita che conduco ora, mentre trovo TROPPI incapaci strapagati in giro che hanno avuto SOLO LE CONOSCENZE GIUSTE da sfoggiare nei loro curricula...

    SOLIDARIETA': ho il privilegio ORA di lavorare in un'ottima azienda, non è sempre stato così e per solidarietà mi licenziai anche; oggi come oggi magari combatterei in modo diverso perchè tutti sappiamo come sia il mondo del lavoro oggi; certo è che se abbandoniamo la solidarietà in nome di un nostro finto quieto vivere... nessuno si stupisca poi se capita che una donna possa essere molestata in pubblico tra l'indifferenza generale...

    boh... sembra di volere pontificare, ma questo non è un mondo nel quale mi piace tanto vivere... mi piacerebbe conoscere la strada giusta per tentare di cambiare qualcosa... chissà se da grande mi verrà un'illuminazione...

     
  • At 9:58 AM, Blogger Atipica

    E qui Biassanott, non mi resta che darti ragione al 100%.^___^

     
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