Capodanno è stato flagellato da una caghetta furibonda; il secondo week end di gennaio è stato reso indimenticabile dalle paturnie isteriche di SS; il terzo allietato dal funerale di SS Senior e dal disgusto nel vedere i miei simili genuflettersi davanti al feretro, baciare il cadavere, piangere come agnelli portati al macello in omaggio alla potenza terrena e agli sghei del caro estinto del quale, personalmente, non importava un accidenti a nessuno. E il quarto, siore e siori, funestato dall'invasione del monolocale da parte dei cari genitori con tutto il loro corredo di gravi nevrosi e problemi coniugali dei quali ho il grande privilegio di essere l'unico capro espiatorio.
Ora però, siccome l'ottimismo è sale della vita e la speranza è l'ultima a morire, lunedì scorso me ne vo tutta baldanzosa dal gastroenterologo, finalmente decisa ad avere ragione della colite che da anni regna sovrana nelle mie viscere. E vabbè, direte voi, di colite non è mai morto nessuno. Vero, risponderò io, ma quando, dopo qualche tempo, vi rendete conto che la prima cosa che valutate di un posto è la raggiungibilità del cesso, vi assicuro che la cosa smette di essere divertente. Comunque, dicevamo, il gastroenterologo. Dopo le domande di rito, che vi risparmio, costui comincia a toccarmi la pancia e il sorriso gli scompare dalla faccia. "Sì, l'intestino è davvero irritato" dice scrollando la testa rassicurante
"Già"
"Mmmm" mugugna pensoso
"Dunque?"
"Mmmmm"
"Quindi?"
"Quindi lei che lavoro fa?"
Rispondo, brevemente e senza lamentele, giuro.
"Ah!"
"Qualcosa nel suo lavoro la rende nervosa? Pensa di essere un po' stressata?"
Rispondo.
"Mmmmm" mugugna di nuovo, sempre senza sorridere. Infine si decide e comincia a scarabocchiare qualcosa su un foglio. Quando comincia la terza pagina di geroglifici, mi insospettisco e domando: "Dottore, cos'è?"
"La lista di analisi che deve fare"
"Ah! e perchè?"
"Perché io sono convinto che il disturbo sia riconducibile a forti stress e a un disturbo di ansia, però devo escludere altre eventualità"
"..." lo guardo e attendo che mi spieghi cosa intende con altre eventualità.
Silenzio.
"Eventualità...non gravi, vero?"
"No, non gravi"
"Quindi?"
"Mmmm"
Cazzo, perchè non la smette di muggire e non mi dice quali sono le altre eventualità?
"Dottore, quali eventualità vorrebbe escludere?"
"Beh, la celiachia, tanto per cominciare. Allergie ad alcuni cibi. Il Morbo di Crohn, anche"
"Il Morbo di...chi?"
"Il Morbo di Crohn" ribadisce, serafico.
Ora, io non ho la più pallida idea di cosa sia questo Morbo di Crohn, ma non suona niente bene, proprio no. In ogni caso non ho provato nemmeno a farmi spiegare cosa fosse dacchè avrei dovuto sopportare un'altra serie interminabile di muggiti perplessi che proprio non me la sono sentita di autoinfliggermi.
Riassumendo: dopo tre settimane da dimenticare, il mese di gennaio si conclude con una diagnosi di follia da precariato che ha scelto, per manifestarsi, una poco nobile irrequietezza intestinale. Le alternative alla follia paiono essere un disturbo ignoto dal nome agghiacciante o una fastidiosa celiachia che mi costringerà a rinunciare ai cibi che contengono glutine, ovvero pane, pasta, pizza, tigelle, piadine, brioches. Praticamente le uniche cose che mangio.
Un buon bilancio, per il primo mese dell'anno. Non oso immaginare cosa potrebbe succedere nei prossimi undici.










Io non sono superstizioso, perché ad essere superstiziosi "porta male".
E. de Crescenzo