La macchinetta del caffè è, in ogni ufficio che si rispetti, l'angolo di Radio Serva. Ed è lì che la Kapò espleta il principale e più gradito dei suoi compiti di cane da guardia: parlar male degli altri. Stamattina il bersaglio dei veleni della guardiana degli inferi era l'Impiegata Mignonne. Costei, al cui confronto io, con il mio metro e cinquantotto e i mei 42 chili di ossa e capelli, faccio più o meno la figura del donnone di turno, ha 23 anni ed è stata assunta - per usare un termine desueto - per sostenerci durante le fiere. A parte essere giusto un filo razzista, l'Impiegata Mignonne è un tipetto deciso che prende molto sul serio le sue mansioni. E già questo deve costarle uno sforzo enorme, visto che per qualunque persona normale è oltremodo difficile prendere sul serio ciò che si fa qua dentro. Al Motor Show presidiava lo stand impettita come un corazziere, rispondeva "signorsì signore!" qualunque cosa le dicessero di fare, financo buttarsi sotto un SUV lanciato a 150 km/h contro il suo esile corpicino, e chiedeva il permesso per andare a fare la pipì che lei definiva garbatamente "i bisogni". Insomma, l'ideale di impiegata per qualunque capufficio che coltivi l'ambizione di somigliare il più possibile a quel buonuomo di Rudolf Hoess.
Al contrario la Kapò ha passato dieci giorni dieci a non fare assolutamente nulla, eccetto esibire il generoso decolletè a meccanici e benzinai presenti, sparlare di chiunque con il Serpente Velenoso, scaricare qualunque cosa somigliasse a un lavoro - persino rispondere al suo cellulare aziendale - sulla spalle mie e della povera Impiegata Mignonne.
Ed ecco, signori, cosa ci si guadagna a far bene ai porci:
"Zerto che lei là non scerve proprio a niente!Non ha mai lavorato, sozzia, e si vede!Al Motor Show non è servita a un casso, dovevi sempre dirle cosa fare!E poi, casso, troppo piccola per sctare là, sembrava zi fosscimo portati appressco una zinna (cinna, in bolognese, significa bambina)"
Peccato che ad ascoltare queste considerazioni ci fosse chi decide se rinnovarle il contratto.
E qui si dimostra che lavorare alla velocità della luce non rende liberi (e non è un'eccezione...)