E, guarda caso, c'ho preso.
Il giorno successivo apro il discorso con La Bara a cui il lutto aziendale ha tolto un po' della consueta rigidità. Il nido di rondine che solitamente ha in testa sembra afflitto da una lieve decadenza.
"Una cerimonia molto commovente" sibilo "sarebbe stato bello spendere qualche parola in più sull'uomo, anziché insistere così tanto sulla carriera"
"L'uomo..."
"Beh, si" insisto "certo nella sua vita la carriera ha avuto un ruolo importantissimo, ma sai, è strano sentire il figlio che ne parla come imprenditore e non come padre"
"Eh beh" sospira lei con lo sguardo basso "come uomo era, come dire, un po'...freddo"
"Freddo?"
"Sì. Per esempio: anni fa si suicidò una nostra collega. Era una ragazza di ventisei anni un po' strana che ha lavorato qui qualche anno e, quando ricevemmo la notizia, era appena stata licenziata. Vicino al cadavere c'era la lettera di licenziamento. Noi rimanemmo molto scossi e chiedemmo di chiudere per lutto, ma lui rifiutò, non annullò riunioni e impegni, precettò alcuni di noi e costrinse quelli che volevano andare al funerale a tutti i costi a chiedere un permesso"
"..."
"Beh, forse lì fu troppo freddo" conclude La Bara senza smettere di picchiare con le dita sui tasti "Ora scusami, ma devo scrivere l'editoriale di commemorazione".
Mi incuriosiva l'uomo? Eccolo: uno che non si scompone per il suicidio di una sua ex dipendente ventiseienne licenziata di fresco. Che non va al funerale e obbliga i dipendenti a prendere permessi per andarci.
Ora lo capisco, quel silenzio vischioso con cui la vox populi ha ricordato l'uomo.










ecco, sì, meglio sottolineare l'imprenditore, vah...
a questo signore qui avrei voluto chiedere se era felice, non tanto per conoscere la risposta quanto per vedere l'espressione che assumeva nel dirla