21 febbraio 2008
La Bara stamane si sente più in carriera del solito. E' inguainata in un tubino rosso, ha fatto la tintura da poco e il viso è quanto di più simile a un calco di gesso io abbia mai visto. Se di solito è una bara, oggi è decisamente un catafalco.
Appena varco la soglia dell'ufficio dichiara, senza alzare gli occhi dal Sole24Ore, né accennare un sorriso di buongiorno:
"Oggi finalmente farai un vero lavoro da giornalista d'inchiesta!"
Ora, se lavorassi in un ufficio normale in cui, dai vertici alla base, le persone conoscono il significato delle parole che usano, la prospettiva di rispolverare i neuroni mi riempirebbe di entusiasmo. Ma, aihmé, lavoro al CSM, perciò la locuzione “giornalismo d’inchiesta” mi provoca un principio di crisi di panico arricchito da un irritante attacco di colite preventivo. L’ultima volta che mi hanno rifilato un lavoro chiamandolo “inchiesta” mi sono ritrovata a telefonare a tutte le redazioni rai per rintracciare un famoso chirurgo delle emorroidi intervistato non si sa in quale programma, né su quale rete (“di sicuro è la Rai” mi dissero), né in quale giorno, mese, anno o era geologica, e di cui SS non ricordava il nome e neppure il cognome. Ovvio che questo non mi aiutò a sentirmi l’Ilaria Alpi della bassa padana, ma piuttosto un Fantozzi in gonnella costretto a scrivere in cielo “io sono una merdaccia”, ennesima conferma della centralità che la questione intestinale ha nella mia vita.
Stavolta però è diverso, si affretta a spiegarmi La Bara, nessun pellegrinaggio telefonico da una redazione all’altra, no. Oggi bisogna intervistare titolari di concessionarie e officine (si, quelle in cui si aggiustano le auto, proprio quelle) per sondare il loro grado di soddisfazione/insoddisfazione per gli incentivi alla rottamazione.
Detto così può sembrare un lavorino giusto un po’ noioso, ma bisogna tener conto che:
  1. I meccanici di solito non brillano per vivacità intellettuale, né raffinatezza nell’eloquio. Di solito hanno due espressioni, e una delle due include un vaffanculo;
  2. ¾ degli italiani, meccanici e non, ne ha piene le palle delle telefonate in cui rampanti operatori di telemarketing, con la scusa dell’indagine di mercato, tentano di venderti 15 kg di mozzarelle liofilizzate o l’ennesima irrinunciabile offerta di telefonia. Di conseguenza basta lasciarsi sfuggire la parola “indagine” per ricevere in cambio un vaffanculo diretto e senza appello, in alcuni casi preceduto/seguito da sfogo rabbioso neanche fossi il garante per la privacy;
  3. ¾ dei meccanici e dei concessionari odia gli incentivi alla rottamazione che li costringono a fare sconti al cliente per poi recuperare i soldi col credito d’imposta, se tutto va bene, fra un anno. Di conseguenza basta pronunciare la parola “incentivi” per ricevere in cambio un vaffanculo diretto e senza appello, in alcuni casi preceduto/seguito da inarrestabile sfogo rabbioso, neanche fossi il portavoce del ministro dello sviluppo economico;
  4. La Bara non ha fiducia nelle mie capacità espressive e mi ha preparato uno script da leggere al telefono a cui devo attenermi rigidamente. Usare un sinonimo equivale a essere mandati affanculo seduta stante dopo essere stata rimproverata per eccesso di spirito d’iniziativa.

Per quanta buona volontà ci metta, codesto "lavoro da giornalista d’inchiesta" consiste perlopiù nel raccattare vaffanculi di ogni tipo da parte di mezza Italia.
A questo punto del pomeriggio ho totalizzato una ventina di vaffanculi, ma meritano una menzione particolare un novello Nerone veneto che vuole appiccare il fuoco a tutta Roma, un sardo che mi pare abbia deciso di dare in pasto ai maiali l’ex ministro dello sviluppo economico e “tutta la sua cricca” e un siciliano che mi ha seccamente risposto che lui non sa chi sono io, non sa niente di incentivi e comunque non dice niente ai giornalisti. Poi dici gli stereotipi.

La Bara ne frattempo sta calcolando quante calorie ha già ingurgitato e quante ne può ancora introdurre senza che il tubino rosso esploda all'altezza del girovita. Inoltre sembra particolarmente preoccupata dalla considerazione che sui giornali persino i modelli, non più solo le modelle, somigliano a mucchietti d'ossa coi capelli. Ed è la terza volta che mi dice che a lei il maschio piace maschio.

Ricordatemi nelle vostre preghiere.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:15:00 PM | Permalink |


7Commenti


  • At 9:49 PM, Blogger Athaualpa

    Vista l'esperienza in vaffanculi potresti proporti a Beppe Grillo per il prossimo V-day come portavoce. Magari, chissá..

     
  • At 9:18 AM, Blogger mkfindus

    ah..! finalmente un "codesto" usato da un non toscano. Uno delle cose che l'invasione dei Lon(go)bardi ha portato è l'annientamento del codesto, quindi per loro una cosa o è mia o è tua, ma non può essere di altri.
    Giusto perché sono andato fuori tema aggiungo anche l'uso del "piuttosto" come sinomino di "oppure". Quest'ultima poi è una cosa che odio.

    A proposito del tubino rosso...
    la mia morbosa vena voyerista però ancora mi spinge a chiederti foto del personale CSM, ritoccale, disegnaci sopra baffi e barba, ma faccele vedere le facce dai!

     
  • At 11:59 AM, Blogger Atipica

    @Gelato: il fatto è che io i vaffanculi li ricevo, non li lancio. Posso sempre proporre a Beppe Grillo di arruolarmi come bersaglio di vaffanculi per allenarsi meglio, ma insomma, continuo a credere che in qualche misura ciò non gioverebbe alla mia autostima.
    @MkFindus: ciao carissimo. Sai da dove viene l'uso del codesto? Mio padre ha studiato a Firenze e quando ero piccola continuava a ripetermi che oltre a questo e quello esiste anche codesto. E a me piace un sacco, la medietà del codesto.
    A proposito di piuttosto: è il "piuttosto che" al posto di e congiunzione come lo vedi? A me fa venire un prurito convulso, anche perché, se ci fai caso, l'utilizzatore tipico del "piuttosto che" ha una chiara collocazione sociale: è un agente di commercio allampadato in giacca e cravatta, con il blutooth sull'orecchio pure quando va al cesso, convinto che ciò che non si può quantificare con gli sghei non ha nemmeno diritto di esistere e che nella sua vita è già molto se ha letto fino alla fine un articolo sulla gazzetta dello sport.
    Non ho mai, e dico mai, sentito una persona intelligente usare "piuttosto che". Vorra pur dire qualcosa, no?

     
  • At 12:14 PM, Blogger Onigirigirl

    ti ricorderò di certo durante la mie preghiere, in ginocchio su ghiaia appuntita mista vetro, volte a farmi amico san qualcuno perchè interceda per me nel rinnovo dell'assegno di ricerca. amen.
    "piuttosto", io uso il "codesto", il mio professoere di latino [un frate visto che siamo in tema di orapronobis], era di foligno e m'ha lasciato lo strascico codestiano...

     
  • At 12:37 PM, Blogger Atipica

    preghiamo tutti per il tuo assegno di ricerca, per il rinnovo dei contratti di chiunque calpesti il suolo di questo blog e perché qualcuno di noi precari venga assunto in ufficio ora e sempre nei secoli dei secoli.Amen. ;)
    Appunto: il "codesto", per noi non toscani, è sempre eredità di un curioso personaggio: un frate professore di latino, un padre nostalgico...

     
  • At 9:20 AM, Anonymous Anonimo

    Tutto a posto, Benny? ci manchi un pò ;)

     
  • At 10:04 AM, Blogger Atipica

    carissima Ida!oggi torno, promesso, è che ieri di nuovo Milano per un altro colloquio. Ormai sono di casa a Berluscopoli. E più tardi vi racconto tutto...;)

     
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