Stavo pensando alla questione vittimismo. Ci stavo pensando bene, cioè cercando di essere onesta. E non credo che il punto siano il vittimismo o il masochismo. Mi sento come uno che sta sul bordo della piscina, in attesa di cominciare l'allenamento. E' fermo, guarda l'acqua, ma si sente troppo stanco per tuffarsi e mettersi a nuotare. Conosce la fatica che ha davanti, sa anche che l'acqua è fredda e conosce la sensazione del corpo caldo che, sia pure per una frazione di secondo, viene trafitto dal freddo. Se si butta, dopo starà molto meglio. Però resta immobile. Non ha paura di affogare, perchè non si affoga nelle piscine e comunque sa nuotare bene. E' solo stanco e crede di non riuscire sopportare la fatica. Continua a concedersi cinque minuti sul bordo. Poi altri cinque e altri cinque. E intanto si sente sempre peggio, incapace, fallito, tutti cominciano a guardarlo storto e a pensare "dai su, cazzo, cosa ti costa?".
L'uomo sul bordo della piscina potrebbe andarsene a casa e sdraiarsi sul divano e farla finita col freddo e la fatica. Ma gli resterebbe la voglia di saltare in acqua e il rimpianto di non averci manco provato.
Ecco, io mi sento proprio come questo idiota che da più di due anni sta fermo a fissare l'acqua e a ripetersi "ora mi butto". E non c'è nessun compiacimento in questo immobilismo. Solo la percezione dolorosa di quanto, anche se nessuno mi trattiene, in questo momento sia davvero impossibile fare quel salto. O andarsene a casa, sul divano.
E sì che, in fondo, basterebbe una spintarella...
Non era mia intenzione spingerti a considerazioni così catastrofiche. Volevo solo capire, davvero :(
Giusto per sapere: i curricula li hai mandati anche a qualcuno degli indirizzi che ti ho dato io? :)
Baci, e stai su :-*