At 11:40 PM,
At 9:59 AM,
At 1:20 PM,
Questo post mi ha emozionato tanto.
Mi fa ricordare come ci ho messo anni a fare amicizie e a non sentirmi ospite a Perugia, che anche se è solo a 40 km da casa, all'inizio sembrava un altro mondo. Non capivo tante cose di questa città, e alcune non le capisco ancora, ma almeno adesso posso chiamarla seconda casa.
E condivido con più di una punta di amarezza il sentirmi anch'io emigrante per forza, io che amo moltissimo andare in giro per il mondo e sentirmi cittadino del mondo, come molti mi chiamano, ma che detesto la sensazione di dover emigrare per forza perché il mio paese ha deciso di prendere a calci nel sedere la mia generazione, perchè noi, come dice il mio capo, abbiamo una pretesa assurda: quella di mangiare e di costruirci una vita.
caro Clarke, hai colto perfettamente il senso. Passeggiando per Genova m'è sembrato di tornare indietro di tredici anni, a quando scoprii, a diciannove anni, che la libertà ha un prezzo altissimo che si chiama solitudine. Adesso amo questa città, ma in fin dei conti è sempre l'amore di uno straniero. Uno straniero che, forse, sarà costretto ad andarsene e ricominciare daccapo, con altre passeggiate solitarie per strade sconosciute e senza ricordi. Strade che stavolta non ha scelto, in cui si ritrova quasi per caso perchè lì ha trovato lavoro. Emigranti per forza, come quelli che cent'anni fa andavano in america. Con un'amarezza in più, se ci pensi: noi eravamo i fortunati, quelli nati nell'ovatta, i destinatari assoluti del benessere frutto dei sacrifici di nonni e genitori.
At 3:35 PM,
@clarke
non conosciamo il tuo caso, ma la cosa che dice ha dei risvolti corretti: ciò che è assurdo non è "avere la pretesa assurda di bla bla bla" ... ciò che è assurdo è "avere la pretesa".
Non si va mai avanti a colpi di pretese.
:-)
@atipica
commentiamo quando abbiamo qualcosa da dire di importante, come questa volta.
Rileggi e ti renderai conto meglio
:-)
Per le faccine, è semplicemente il nostro modo di parlare, lo facciamo sempre.
:-)
Un abbraccio.
At 3:42 PM,
Ecchessarammai! Vero che nessuna città al mondo può sostenere il confronto con Bologna (ma chissà di dove sono, eh?), ma non mi hanno mai parlato di Genova come di una pietraia abitata da antropofagi. Insomma qui c'è la nebbia e l'umido, là il mare ed il salmastro. Qui i tortellini, là la pastalpesto. Alma Mater vs Acquario. Portici in cambio di porto. Soccia mutato in Belin. Guccini per De Andrè (anche se il Guccio si starà un pò tastando i maroni, in questo momento). Poi è vero che partir c'est un peu mourir, ed è altrettando vero che dover levare le tende obbligatoriamente fa giustamente girare le balle, ed è soprttutto vero che come quei 3-4 bolognesi che hai conosciuto in acqua, mi spiace per il resto d'Italia, non ne troverai a cercarli (oggi virgole a cazzo di cane, alè), ma ci sarà il batticuore della novità, sapori nuovi, una luce diversa, una nuova lingua da imparare. Insomma, non lo avevo ancora detto, ma... In bocca al lupo Atipica, saluta senza rimpianti una città che non ti ha saputo apprezzare come avrebbe potuto. Se poi non sarà stavolta sarà quella dopo.
At 5:32 PM,
Uff.
Anche io mi ritrovo in questo post.
Piu' che altro nella malinconia e nel disagio degli spostamenti.
Io al contrario ho deciso di tornare dove sono nata, perche' non ho la stoffa dell'emigrante e il discorso sulla liberta' = solitudine lo capisco fin troppo bene. Hai ragione.
Ma io a vivere e morire nello stesso posto ci metto la firma, sara' che il posto e' Roma e non Minkiano Superiore, sara' che non l'ho mai mollata, sara' che sono una nostalgica del cazzo.
Non credo all'assioma "dove c'e' un letto c'e' casa". Non credo neanche a "dove c'e' lavoro c'e' casa", ma se a casa non c'e' lavoro che si fa? Ok. Non lo so. Lo sapro' presto.
Vivere e morire nello stesso POST.
Come capiiiisco!!! IO che adesso che avevo deciso che Torino fa schifo e porta sfiga...adesso che ho deciso di migrare verso nuovi orizonti (quali? a saperlo...), adesso mi guardo intorno e penso: Mì, che bella che è questa città, che belli i portici, che belle piazze, quanta vita, che bella gente! Ma sarò scema???

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Inseguono un Sogno,
non il "Sogno di un Lavoro Dignitoso, perchè dove stanno non se ne trovano".
Non andare "se devi", ma vai "se vuoi".
:-)
Un abbraccio