"Barbare, l'editoriale è pronto. Leggetelo e imparate a scrivere!"
Leggiamo.
Seguono attimi di smarrimento.
Sguardi di puro panico.
La prima a parlare è la Bara che sentenzia che forse - ripeto, forse - andrebbe ritoccato, anzi "alleggerito", per usare un termine a lei caro. Io avrei optato per un più deciso "riscritto", ma si sa che la diplomazia non è fra le mie maggiori qualità. Sbuffando, ma in fondo orgogliosa come un pavone per la responsabilità del compito, La Bara si è mette al lavoro commentando: "Ah, gli alleggerisco lo stile, ma la grammatica non posso toccarla: si offenderebbe". Ora, a voler essere sensibili e limitare gli interventi io avrei fatto il contrario: esprimersi come Guido da Verona è poco elegante, ma pubblicare un editoriale pieno di errori di grammatica equivale a un'enorme, irreparabile figura di merda. Ma per fortuna, penso tirando un sospiro di sollievo, stavolta non è affar mio. Sbagliato! Dopo mezz'ora La Bara si scoccia - o si arrende, mi pare più probabile - e mi passa la patata bollente:
"Benedetta, avrei bisogno di una consulenza grammaticale"
"Dimmi"
"Ecco, l'editoriale... Ho corretto gli errori proprio evidenti, ma alle inezie potresti pensare tu?"
"Sì" (lo sapevo che trovavi il modo per rifilarmelo, megera!)
"No, sai, è che per questo lavoro da ragioniere (!) non sono adatta: io scrivo così bene perché sento la musica nelle parole, mi viene spontaneo come per Mozart la musica"
"Oppalà, pane e modestia stamane!"
"Beh, è vero: io so scrivere benissimo, ma la grammatica non la so, l'italiano mi viene naturale"
Finita la parentesi di autoesaltazione, La Bara va a incipriarsi il naso in bagno e io apro - malvolentieri, molto malvolentieri - il documento. Ed ecco, miei cari, le prime righe del capolavoro che mi si schiude davanti agli occhi:
In tempi recenti si diffuse la credenza che nel Medioevo, attorno all'anno mille, dilagasse la convinzione che la fine del mondo fosse prossima. Pare anche che alcuni monaci giravano per le contrade annunciando ermeticamente “1000 non più 1000”. Circola un aneddoto che sosterrebbe come, alla vigilia di Capodanno dell'anno 1000, una folla enorme si radunerebbe a Roma in preghiera in attesa della fine del mondo. Mezzanotte arrivò, ma le Trombe del Giudizio restarono mute. Papa Silvestro II, dopo aver benedetto la folla, la rimandò a casa. Alcuni storici hanno ipotizzato che fu la corte imperiale di Ottone III che, essendosi trasferita a Roma alla fine del 900, avesse voluto intendere con quella frase che solo 1000 anni sarebbero stati quelli senza una imperatore autorevole e da quel momento le cose sarebbero cambiate. Fu come fu, ma sta di fatto che la fine del mondo non si verificò con il 1000 e l’imperatore Ottone III stette nella città Eterna solo pochi anni prima di esserne cacciato trasferendo le sue Aquile Imperiali più a nord.
Superato il trauma, le dico:
"Ok, aggiusto la consecutio"
"Cosa?"
"La consecutio temporum"
"Cos'è?"
"Concordanze dei verbi"
"Ma, Benedetta, i verbi sono perfetti così!"
"..."
Io dico che l'orecchio di Mozart funzionava meglio, però insomma, si sa che son maligna.










Zilviet: Bei ricordi di liceo mi sovvengono: primo giorno di scuola, al ritorno da tre caldissimi mesi di vacanza. Liceo di Genova. La prof di latino e greco mi chiama alla lavagna. Questa la frase, scolpita nella memoria: Cesare pensava che se i messaggeri fossero venuti la tregua avrebbe potuto durare più a lungo, anche se la prosecuzione della guerra poteva non avere effetti positivi sulle falangi.
E sticazzi! Se i tuoi amaiti colleghi necessitano di delucidatio temporum... trovo il numero dell'adorata prof e te lo passo!