Quando c'è Suor Teresa nei paraggi La Bara si sente in colpa, tanto, ma così tanto che mi pare di toccarlo, il suo monumentale senso di colpa. Si vergogna persino di guardarmi in faccia. Siccome appartiene a quella categoria di cattolici a cui basta ricevere l'assoluzione per dimenticare di aver commesso un peccato, non fa che ripetere che non è colpa sua, anche quando non c'entra una fava e magari stiamo parlando, che ne so, di cavolfiori. Inutile dire che, da rompiscatole di talento quale era, è diventata di una gentilezza nauseabonda: potrei farle la cacca sul tavolo che si limiterebbe a scrollare le spalle e sospirare compassionevole. Avete presente quelli che assumono l'espressione della madonna addolorata e si torcono le mani ogni volta che parlano con un malato di cancro che magari non avevano mai visto prima, ricordandogli, secondo dopo secondo, che lui ha diritto alla gentilezza speciale che spetta a chi sta per crepare? Ecco, quando La Bara mi guarda con le sopracciglia inarcate all'insù e l'occhio liquido, io mi vedo già seduta sui gradini di Piazza Maggiore intenta a suonare il piffero con un cartello vicino ai piedi che dice "ho fame!". Ora, a voler proprio spaccare il capello in quattro, è vero che in tutto questo casino La Bara è solo lo strumento di cui SS si serve per liberarsi di me divertendosi un po'. E, se si tiene conto della sua monumentale stupidità, non è difficile credere che nemmeno se ne renda troppo conto. Però proprio non ce la faccio a darle la pacca sulla spalla che le restituirebbe una coscienza cristallina. Anzi, siccome ho deciso che, se soffro io, il minimo è che soffra anche lei, mi diverto a metterci il carico.
Oggi, ad esempio, con gli occhi bassi e la mano tremante, mi ha mostrato un annuncio di lavoro:
"G-G-Guarda, potrebbe andare bene per te, non trovi?" ha domandato facendo scivolare il ritaglio sulla mia scrivania. Poi, siccome l'azienda è a Firenze, ha aggiunto: "O forse tu preferisci stare a Bologna e non vuoi andarci, fin là?"
Scommetto che se avessi avuto uno specchio di fronte, avrei visto un guizzo di cattiveria attraversarmi gli occhi e il canino lampeggiare come nei cartoni animati.
"E secondo te posso permettermi di fare la schizzinosa, nella situazione in cui mi avete infilato?"
Dopo trenta secondi a bocca aperta, scappa via con un guaito.
Sì, sono una iena, una iena assetata di sangue. E molto, molto incazzata. E comunque a far la buona, finora, non c'ho guadagnato granché.
Per inciso: oggi pomeriggio La Bara mi ha informato che domani scriverà a Ferrara per esprimergli solidarietà e dispiacere per l'accoglienza che "la Bologna di quelli come te" gli ha riservato. E questo, se possibile, mi ha incarognito ancora di più.










Vorrei spezzare una lancia a favore di Suor Teresa, che credo sia la meno colpevole in questa situazione.
Agli altri invece la lancia potresti spezzargliela in testa ;-)
Per Ferrara, imho la cosa migliore era ignorarlo. Se ci pensi negli ultimi mesi non lo filava più nessuno, adesso è ritornato al centro dell'attenzione.