08 maggio 2008
"Avanti, tutti in riunione di redazione!"
"Anch'io?" domando, visto che non scrivo più nulla, per ordine di sua Padronalità.
"Ma certo Benedetta!Proprio non capisco il senso di certe tue domande..."
"Beh, non mi fate scrivere una riga, mi pare una sciocca formalità star seduta lì a far si con la testa..."
"La solita polemica!Ti informo che non abbiamo ricevuto indicazioni esplicite in tal senso, quindi continui a partecipare!"
"Io farò pure della polemica, ma mi pare implicito... quando non lavorerò più qui, nessuno ti dirà esplicitamente che non devo più partecipare alle riunioni di redazione: consegue, capisci?"
"Non so che cosa dire, tu devi partecipare"
Così mi sono seduta intorno al tavolo con i miei futuri ex-colleghi e ho ascoltato mentre si spartivano gli articoli e decidevano cosa scriverà la nuova Suor Teresa - per amor di verità tocca ammettere che quest'ultima non ha assolutamente nulla della suora, anzi ha tutta l'aria di essere una gnocchina sveglia - sul nuovo numero della rivista. Nessuno mi guardava, tutti sentivano la mia ingombrante presenza: facevo il convitato di pietra. Non è male, come ruolo: dai fastidio agli altri semplicemente stando lì. Però bisogna essere di pietra, e purtroppo nel mio caso la mutazione non è completa e quella, seppur sporadica, attività neuronale che ancora s'agita sotto la calotta cranica mi rende decisamente vulnerabile a queste situazioni kafkiane. Non è che sia la fine del mondo, no. Non una cosa che vai in bagno a strapparti i capelli uno a uno. Però dopo cominci a pensare alla crudeltà delle formalità senza senso, a come un'azione priva di qualunque connotazione morale possa trasformarsi in un efficace strumento di tortura, di come sia facile diventare complici inconsapevoli e di quante volte lo sono stata io, di come assistere all'assegnazione del tuo lavoro, anche quello più infame, a qualcun altro ti faccia sentire uno a cui è stato sottratto qualcosa che gli apparteneva. Ti resta la bocca amara, ecco.
Finita la riunione torno in ufficio. Mentre scrivo questo post, squilla il cellulare della Bara: è SS.
"Vuoi sapere quale delle ragazze mi piace di più? Beh, la seconda è sicuramente molto valida, è propositiva, ha una forte motivazione, insomma, io sceglierei lei. Sì, anche l'ultima non è male. Forse la prima era la più imbranata..."
E io cosa vado a pensare, invece di alzarmi e andarmene? Invece di parlare sotto il mio naso avrebbe potuto alzarsi. Forse lui avrebbe potuto chiamare in un altro momento, magari nel tardo pomeriggio, tanto lei gli risponde anche a mezzanotte. Forse l'ha fatto apposta, voleva che io ascoltassi la conversazione. Sicuramente l'ha fatto apposta. E lei non s'è alzata, s'è prestata, come al solito, al gioco. Perché, mi domando: il contratto scade e può non essere rinnovato, non c'è nessun bisogno di spingermi alle dimissioni. Quindi a chi piace o a chi giova codesto supplemento di golgota? Sì, il tono di questo post è lamentoso. Potrei alzarmi e andarmene invece di lamentarmi, ma non ho un altro lavoro ancora. E poi è quello che vogliono, che mi alzi e me ne vada e smetta di essere una presenza imbarazzante per tutti, ma io questa soddisfazione non gliela do. Non fino a quando non avrò trovato un altro lavoro.
Ora, a me andrebbe un sacco di progettare un sogno, come spesso mi viene consigliato. E avrei pure molta voglia di accorgermi che è arrivata la primavera e fa caldo. E di vestirmi bene, andare al mare, guardarmi nello specchio e vedere una faccia colorita e sorridente. Però è difficile, perché il vero problema del mobbing è che dura più della rabbia di chi lo subisce. E quando se ne va la rabbia, resta la stanchezza. Una stanchezza più grande delle buone intenzioni. A questo punto la mia saggia nonna quasi centenaria che ha visto una guerra ed è stata malmenata dalle SS, e che quindi comprensibilmente se ne sbatterebbe le balle delle angherie di quest'armata brancaleone, direbbe: "E che vuoi che sia? solo alla morte non c'è rimedio".
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:17:00 AM | Permalink |


7Commenti


  • At 11:54 AM, Anonymous Anonimo

    Mio nonno è stato prigioniero per 3 anni dei nazisti, eppure a questi qua li prenderebbe a male parole! Forse proprio perchè sono un'armata Brancaleone e non gli farebbero nessuna paura in confronto ai nazi.
    Questione di carattere e di punti di vista!

     
  • At 12:26 PM, Blogger Atipica

    In effetti non c'avevo pensato, ma la mia quasi centenaria nonna dalla visita delle SS ha ereditato la tendenza a non incazzarsi per nulla e ad adottare la filosofia delle spallucce davanti a qualunque cosa...

     
  • At 2:03 PM, Anonymous Anonimo

    Tua nonna ti racconta cose sagge.

    E' una bella mente flessibile a quanto semra, a dispetto dell'età.

    Porta avanti il tuo sogno, e rendilo reale.

    Come diceva l'uomo per cui hai votato, "Si può fare".

    ;-)

    Prime

     
  • At 2:07 PM, Anonymous Anonimo

    bhe, la differenza forse è che la nonna malmenata dalle SS e il nonno prigioniero dei fascisti riuscivano a resistere aggrappandosi alla speranza che la guerra prima o poi sarebbe finita, che sarebbero arrivati i "libaratori"... in questo Paese invece, ora più che mai, non si riesce a vedere la fine del tunnel....forza, quando accenni al mobbing e allle umiliazioni, so di che cosa stai parlando, per averlo provato quotidianamente sulla mia pelle ogni giorno al lavoro (e lo provo tutt'ora)... bisogna continuare a cercare incessantemente un altro lavoro, e affilare le armi per la successiva vertenza (in mancanza di tutele da parte di chi ci governa e del sindacato, solo una serie di cause, che accumulandosi costituisceono precedente giuridico, possono servire a mettere minimi argini agli abusi). In bocca al lupo.... a tutte e due :-)

     
  • At 2:25 PM, Blogger Atipica

    @Prime: ah si, mia nonna è la quintessenza della saggezza...
    @Elianto: eh, l'incredibile potere logorante della goccia che, col tempo, consuma e liscia la pietra...Crepi il lupo, per tutte e due!;-)

     
  • At 5:52 PM, Anonymous Anonimo

    Ciao bella. Ti consiglio una cura d'urto che con me ha funzionato: il giorno in cui te ne andrai - e te ne andrai con una certa piccola scintilla di leggerezza - comprerai 20 euro di calippo a cocacola, calippo che il guaglione del bar si occuperà di recapitare nell'ufficio suddetto.

    Calippo a cocacola: ecco il rimedio.

     
  • At 6:12 PM, Blogger Atipica

    Bellissimo Raffa. Tu si nu genie...

     
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