(Ebbene sì, anche nei lager ci s'innamora).
Dell'elettricista. O meglio, dell'uomo tuttofare di SS spedito al CSM in qualità di elettricista.
Galeotto fu il neon e chi lo fulminò. Cioè, per amor di precisione, io che in una mattina di pioggia (un giorno di pioggia andrea e giuliano incontrano licia per caso...) sono entrata in ufficio, ho premuto l'interruttore e constatato con un certo dispitto che luce non fu. Praticamente lavorai un dì intero in una catacomba, ma il giorno successivo, con sollecitudine insolita, SS ci spedì questo simpatico vecchietto incaricato di strapparci alle tenebre. Per inciso, una volta di queste cose si occupava Ursus, ma ora ha delegato qualunque mansione conservando per se solo la più importante e produttiva: sputtanarsi su E-bay quattrini guadagnati stando coi piedi incrociati sulla scrivania. Comunque, l'elettricista avrà una settantina d'anni: un po' curvo, ha occhietti vispi e gentili, l'andatura saltellante ma energica e il brutto vizio di bofonchiare - sputacchiando un po', ma solo un po' - incomprensibili frasi in dialetto bulugnais. Appena costui ha varcato la soglia dell'ufficio la PsycoCentralinista è castamente arrossita e ha cominciato a seguirlo ovunque, dondolando in modo leggermente più accentuato del solito. Ora, per cambiare il neon, costui si è arrampicato su una scala pericolosamente traballente e da lì, con agile mossa da pantera, è balzato sulla mia scrivania. Non so se cotanto sfoggio di agilità avesse il preciso intento di sedurre la Psyco, quel che è certo è che per poco non mi atterrava in braccio. Per fortuna si è accontentato di rovesciare tutto ciò che c'era sulla mia scrivania, acqua e caffè compresi. Insomma, per farla breve dopo cinque minuti la scena è questa: La Psyco, colpita e affondata dall'agilità del balzo, guarda il giovinotto con occhi liquidi e, appoggiata allo stipite della porta con aria maliziosa e sdilinquita, si lascia sfuggire elogi piuttosto arditi alla di lui agilità. Lui, ringalluzzito dai complimenti, si produce in una serie di acrobazie tra la scrivania e la scala che neanche Moira Orfei e per ben due volte mi tocca fare un balzo per acchiappare al volo la scala pericolosamente ballerina. Nel frattempo La Bara inveisce al telefono contro salcazzo chi, la Kapò inveisce in corridoio contro La Bara, SS inveisce contro la Kapò, il telefono squilla, il campanello pure e tre cellulari cominciano a gracchiare all'unisono. In questa specie di girone infernale io, ferma con un uomo che mi sballonzola di qua e di là sulla scrivania come se l'avesse morso una tarantola, bestemmio, in silenzio ma non troppo, perché passi che in questa valle di lacrime e precariato una storia d'amore ci voleva come un disinfettante sulla ferita e passi che il ruolo del Cupido del Neon mi lusinga assai, ma trovarmi ogni cinque minuti con la scarpa di uno a tanto così dalla faccia e un neon che mi pende sul capo non è fra le cinque cose che mi rendono indimenticabile una giornata.
Cambiato il neon, l'Attempato scende dalla scala, ritira tutti gli attrezzi e saluta. I due si guardano negli occhi. Mentre le urla di SS stanno per far crollare le pareti dell'ufficio, percepisco che quei due sono in una bolla di silenzio e beatitudine a cui il sadismo di SS e le nostre micragne quotidiane non possono arrivare. "Carini, chissà se si rivedono!" penso, perché avrò anche il cuore di pelo, ma sono pur sempre una fanciulla e queste scenette mi fan tenerezza.
Ebbene: da tre settimane l'Attempato viene ogni mattina, ogni santissima mattina che dio manda in terra, a controllare lo stato del neon che manco il medico coi pazienti moribondi. Entra, saluta, s'arrampica, controlla il neon, domanda se abbiamo notato qualcosa, scende, saluta tutti e poi, finalmente, saluta lei. Oggi la Psyco, che a sua volta da tre settimane viene a lavorare coi tacchi con conseguenze notevoli sul dondolamento che la caratterizza, ha avuto il coraggio di offrirgli un caffè al cianuro della macchinetta.
Eh beh, l'amore ai tempi del precariato...










Ma... ma... è bellissimooo!!!