1- Che trovo un altro lavoro, magari a tempo indeterminato, abbandono questa prospettiva distorta e scrausa, questo sguardo obliquo sulla mia vita, mi metto a guardarla di piatto come un tv color al plasma con un mezzo metro di pollici, mi faccio una pettinatura degna di questo nome e divento come La Bara. E magari mi passa pure il vizietto dell'autoironia, di farmi dei piercing e di litigare con mia madre sull'opportunità/necessità di mettere la testa a posto. (Che poi quale testa? E in quale posto? Così la prossima volta che mia madre mi romperà le balle con la storia dell'orologio biologico, e mi dirà che sembro un'adolescente fuori tempo massimo e che se proprio non voglio adottare il motto "concretizzare, concretizzare, concretizzare" come si conviene a un trentenne all'altezza della sua età, almeno le facessi il piacere di levarmi le Converse All Star che puzzano, le risponderò che io voglio concretizzare, sono gli adulti cattivi che non me lo lasciano fare).
3 - Fine alla Tarantino: entro, faccio una strage e poi me ne vo a fare colazione con kalashnikov a tracolla e pezzo di interiora di collega sulla faccia. Arrivano le sirene, mi arrestano, io sorrido ai giornalisti e passo alla storia come Il Boia di Bologna.
4 - Fine alla Che Guevara: mi metto il baschetto con la stella e guido la rivolta dei giovani precari. Poi quando ho finito qua me ne vado in Darfur e lì muoio poco dopo crivellata di colpi di machete. Oppure mi faccio ammazzare proprio all'alba di una nuova era, come Lady Oscar. Passo alla storia come il Robespierre dei Precari, ma di fatto resto una che ha levato le castagne dal fuoco a un sacco di gente e non ha avuto manco l'accortezza di campare abbastanza per mangiarsene una.
5 - Mi fingo pazza, me ne vado in giro in babydoll rosa e orecchie da coniglio, distribuisco perle di follia a chiunque e poi un bel giorno me ne esco con la frase: " Conviene a tutti far credere pazzi certuni, per avere la scusa di tenerli chiusi. Sai perchè? Perchè non si resiste a sentirli parlare". E il fatto che ora mi senta un po' Enrico IV e un po' Pirandello suggerisce che non devo fare poi tutta 'sta fatica a fare il saltello definitivo in direzione della follia.
6 - Mi sposo possibilmente un titolare di American Express e risolvo la questione precaria mia personale con i metodi suggeriti dal Pastore Tedesco e da Silviuccio nostro. Poi tra dieci anni, agghindata di brillanti come un albero di Natale e con la coscienza pitturata di bianco da un decennio di beneficenza, vado in analisi a raccontare quanto mi annoio e quanto sono insoddisfatta a un tizio profumatamente pagato per annuire, prendere appunti ed elevare al rango di problema esistenziale la mia noia di donna ricca e viziata.
7 - Resto precaria. Incazzata e povera, o anche no, ma comunque fedele a me stessa, anche se in questo momento non ho ben capito a quale delle mie una, nessuna e centomila personalità vorrei restare fedele. Accetto suggerimenti.
Insomma, decidete voi fra le proposte o inventatene altre. Siete lettori di un blog, mica di un libro. E se questo è il web 2.0 e voi avete la possibilità di mandarmi affanculo nei commenti, potete anche scegliere la fine di questo blog. Io intanto sconto l'ansia di dover scrivere la parola fine e domani, alle 18, vado per la prima volta dal mattologo. Che, son sicura, mi proporrà per una lobotomia frontale e addio Atipica. E il punto è che ora come ora non mi sento nemmeno sicura che sia una proposta così sgradevole.










Voto la soluzione 4: Che Guevara.
Ma prima, contatta un buon fotografo per fare in modo che ci sia - dopo - un buon merchandising: anche io voglio la maglietta di Ati Guevara (o Che Precaria letto Cè precaria).
Oppure la strange: è molto di moda.